si azzera con costi maggiorati dell’1,8%. Non valutato l’impatto turistico
URBINO I benefici economico sociali del ripristino commerciale della ferrovia Fano-Urbino, secondo lo studio svolto da Italferr (società ingegneristica del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) per conto di Rete Ferroviaria Italia (Rfi), equiparano i costi, nonostante un investimento iniziale di 447,87 milioni di euro. Ma tale sostenibilità è a rischio, nel senso che risulta fragile.
L’arco di 30 anni
I benefici sono stati misurati nell’arco di 30 anni in termini di risparmio del tempo di viaggio nel passaggio dall’auto al treno, di riduzione dei costi operativi dei veicoli privati, di diminuzione dell’incidentalità stradale, di limitazione della congestione viaria urbana e di cali dell’inquinamento acustico, del cambiamento climatico e delle emissioni acustiche (i valori sono stati quantificati in forma differenziale, valutando anche gli impatti ferroviari).
Il rapporto tra benefici e costi è stimato in 1,02 con un valore attuale netto economico (Vane) di 6,355 milioni di euro, mentre l’analisi finanziaria è negativa (valore attuale netto finanziario -344,6 milioni di euro) ed evidenzia, come di solito avviene per i progetti infrastrutturali, la necessità di incentivi per l’erogazione del servizio.
Secondo l’analisi costi benefici condotta da Italferr sulla riattivazione della Fano Urbino “la consistenza del risultato risulta essere poco robusta” perché variazioni relativamente contenute di alcune variabili poste a base dell’analisi economica azzerano il vantaggio del progetto, nel senso che il risultato scende sotto il livello di accettabilità (tecnicamente il Vane diventa pari a 0).
Le variazioni delle variabili
In particolare, è sufficiente che il risparmio di tempo scenda dell’8% o, alternativamente, che la diminuzione dei costi veicolari cali del 2% perché la sostenibilità del ripristino del trasporto dei passeggeri si annulli. Particolarmente sensibile è l’investimento economico in quanto l’azzeramento del vantaggio si verifica con l’aumento di tale costo appena dell’1,8%. Invece, anche riducendo a zero il risparmio dei chilometri percorsi su strada e il tasso di crescita della domanda del servizio ferroviario la valutazione resta positiva.
Inoltre, quasi tutte le variabili considerate (a eccezione del tasso di crescita della domanda) risultano critiche per l’analisi economica, ossia una variazione in più o in meno dell’1% produce una variazione maggiore del Vane.
Quello descritto è l’esito della cosiddetta analisi di sensitività: una verifica che mira a valutare, nell’ambito dello studio svolto, il rischio del progetto in relazione all’ineliminabile alea di incertezza delle previsioni. Perciò, nonostante lo studio sottolinei che “tutti gli indicatori evidenziano che il progetto può considerarsi economicamente sostenibile”, la conclusione è che “la consistenza del risultato non risulta tale da garantire la piena sostenibilità del progetto”.
I viaggiatori
Rimane da evidenziare che nonostante l’input sia stato l’inserimento nel 2017 della Fano-Urbino tra le tratte turistiche, il progetto di fattibilità di Rfi-Italferr non valuta uno specifico impatto turistico della riattivazione. Lo studio assume che una quota degli attuali spostamenti su gomma si trasferisca su ferro. Non considera un potenziale aumento dei viaggiatori complessivi, quello che il collegamento della Fano-Urbino alla rete ferroviaria nazionale può favorire. Per la forza attrattiva di Urbino città Unesco e sede universitaria




