Abruzzo

“Stipendi da 1.200 euro e contratti fermi da anni”


Un Primo Maggio segnato dalle difficoltà economiche e dall’incertezza contrattuale per migliaia di operatori della sanità privata accreditata e convenzionata. A lanciare l’allarme è la Fp Cgil Chieti, che parla di una situazione critica per circa 6mila lavoratrici e lavoratori del comparto in Abruzzo.

Si tratta di infermieri, operatori socio sanitari, fisioterapisti, logopedisti, educatori e medici impiegati in strutture che ogni giorno assistono pazienti fragili e complessi.

“Non possiamo celebrare la Festa del Lavoro senza dire la verità: migliaia di professionisti della sanità accreditata e convenzionata, Rsa ed ex articolo 26, percepiscono stipendi compresi tra i 1.200 e i 1.400 euro al mese”, dichiarano Daniele Leone, infermiere e coordinatore provinciale del settore, e Giuseppe Rucci.

Secondo il sindacato, una parte significativa dei lavoratori è ancora regolata da contratti non rinnovati da anni. I contratti Aris Rsa e Aiop Rsa sarebbero fermi da oltre 14 anni, mentre quelli della sanità ospedaliera accreditata Aris e Aiop risultano bloccati da circa otto anni.

Il nodo principale, spiegano dalla Cgil, è quello del salario reale. Tra rincari energetici, bollette, spesa alimentare e carburante, il potere d’acquisto degli stipendi si sarebbe drasticamente ridotto.

“Per chi ogni giorno deve spostarsi per raggiungere il posto di lavoro, il costo del carburante può arrivare anche a 300 euro al mese. Il risultato è evidente: lo stipendio reale scende fino a 900-1.000 euro mensili”.

Una condizione che, secondo il sindacato, sta già producendo conseguenze concrete: turnover crescente, dimissioni e fuga verso altre regioni o altri settori lavorativi.

Nel frattempo aumentano anche i bisogni assistenziali nelle strutture, con pazienti sempre più complessi: anziani fragili, persone colpite da ictus, Sla, demenze, Parkinson, fratture di femore, insufficienze respiratorie e cardiache.

“Parliamo di professionisti qualificati – aggiungono Rucci e Leone – non è accettabile che chi si prende cura degli altri sia costretto a vivere condizioni di lavoro povero. Il sistema rischia di non reggere”.

Da qui la richiesta alla Regione Abruzzo di aprire un tavolo di confronto strutturato. “In altre regioni questo percorso è già stato avviato. Anche qui è necessario collegare l’adeguamento delle rette all’adeguamento delle retribuzioni”.

Il messaggio finale è chiaro: “Non può esserci sostenibilità delle strutture senza dignità del lavoro. Il Primo Maggio deve tornare a essere la festa del lavoro dignitoso, con contratti rinnovati”.


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