Lo Straniero (L’Étranger) | Indie For Bunnies
“Lo straniero” di Camus è uno di quei libri di cui a una certa età finisci con l’innamorarti, che sembrano racchiudere spiegazioni di quello che ti porti dentro mentre ti affacci sulla vita adulta – il famoso “senso” e così via. Forse è uno di quei libri più importanti che belli, soprattutto per come ti fa arrivare l’esistenzialismo in una storia invece che in pura filosofia.

Ecco, mettere in film una roba del genere, che vive più dei pensieri di Mersault che della sua storia non è un lavoro semplicissimo.
Non posso fare il confronto con la versione di Visconti, perchè non l’ho mai vista, mi limito quindi a parlare questa di Ozon, che per me ha fatto un gran lavoro. La storia è raccontata pedissequamente senza io narrante, che però spunta inevitabilmente in due momenti – e c’era da aspettarselo, perchè altrimenti ci sarebbe stato da escludere alcune delle righe più potenti della letteratura novecentesca. Il bianco e nero, elegante e luminosissimo, ci presenta una Algeri luogo dell’anima, decadente e apatica, bella e indifferente.
Molto centrata l’interpretazione di Voisin, che veste con le sue espressioni concentrate ma smarrite l’apatia di Mersault. Bel, bellimo colpo piazzare quella canzone sui titoli di coda, dopo un film che fino a quel momento si è tiene ben ancorato agli anni Trenta.
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