Viaggi e turismo

Dal capannone alla hall: quando la fabbrica diventa albergo

Dal momento che la incontriamo la prima volta, a circa otto anni, non dimenticheremo più quella formula: l’economia si fonda su tre settori, primario (agricoltura), secondario (industria) e terziario (servizi). Crescendo, poi, sperimentiamo l’evoluzione del contributo di ognuno di essi: e soggiornare in un albergo che un tempo fu una fabbrica è una rappresentazione plastica di tale passaggio. In tempo di economia circolare, è anche un modo per recuperare e ridare vita a spazi spesso dalla pregevole architettura e dalla densa storia, ma altrettanto spesso abbandonati, o peggio in stato di degrado, in un Paese come l’Italia dove secondo il più recente censimento Istat esistono ben 7 milioni di edifici in disuso.

Dove un tempo si lavorava pesce e tabacco

È il caso dell’ex stabilimento Cirio di Porto Ercole, fondato nel 1926 per produrre sardine e tonno in scatola e chiuso dagli anni ’70: all’inizio del mese il comune di Monte Argentario ha dato il permesso a costruire al gruppo svedese Miramis, che lo trasformerà in un resort di lusso con 50 camere (il progetto è di Marco Casamonti) con un investimento di circa 30 milioni. Era invece un cementificio degli anni Trenta, sempre affacciato sul mare, il Towers Hotel Stabiae Sorrento Coast, a Castellammare di Stabia, che ha fatto diventare la struttura, abbandonata dal 1974, un hotel a quattro stelle con 150 stanze, con spiaggia privata , un apprezzato ristorante e la sorprendente Vertigo Suite, realizzata dove le due torri si uniscono e che dona generosi e originali panorami sul golfo di Napoli. Lo scorso anno nella città pugliese ha inaugurato il Vista Ostuni, progetto ambizioso e sofisticato negli spazi della ex Manifattura Tabacchi, che nella loro plurisecolare storia avevano ospitato anche un ospedale, un orfanotrofio e un convento, come si può apprezzare dallo scenografico bar il Chiostro. Dall’alto dei 1.200 mq di terrazze, prima di raggiungere l’Adriatico, lo sguardo attraversa i tre ettari di giardino (firmati dall’architetto paesaggista Erik Dhont); nelle 28 tra suite e camere spiccano materiali locali come il marmo Trani e creazioni di artigianato della zona, mentre il ristorante è curato da Andrea Berton.

Viaggio nelle ex fabbriche diventate hotel

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In città memorie operaie

opifici Come si può facilmente immaginare, a offrire numerosi progetti di questo genere sono le capitali industriali d’Italia, Milano e Torino: a Milano, in corso Sempione 5, quasi 25 anni fa un opificio degli anni Venti di strumenti per telegrafia, poi diventato tipografia per la Settimana Enigmistica, dopo un lungo abbandono si è trasformato nell’Enterprise Hotel, con arredi realizzati su misura da Cassina e Flos. Negli spazi dove si trovavano le rotative ora c’è il grande ristorante. Si trova invece in zona Tortona il Magna Pars, ex fabbrica di profumi della famiglia Martone convertita nel primo “hotel à parfum” a cinque stelle del mondo, dove le fragranze, il loro racconto e la loro esplorazione passano anche da un laboratorio di profumi (LabSolue) e dai cocktail aromatici creati appositamente da celebri nasi. A Sesto San Giovanni, invece, l’ex circolo operaio delle acciaierie Falck, area riqualificata da Renzo Piano, è diventato il Best Western Falck Village Hotel, dove opere d’arte e fotografie d’autore raccontano la storia del luogo. A Torino, nell’ex Lingotto, landmark della città abbandonato dai primi anni 80, l’NH hotel Torino ha mantenuto l’architettura industriale già lodata da Le Corbusier collocando nelle aree comuni alcune auto che lì nacquero, come la Topolino; e a poca distanza, l’Ac Torino sorge nella vecchia sede di un pastificio.

Le ex manifatture tra Roma, Venezia e Tolentino

Le tracce industriali passano anche da Roma, dove su via del Corso il Singer Palace Hotel ha ridato vita al magnifico palazzo che ospitò la sede italiana dell’azienda di macchine da cucire, e da Venezia: in laguna, oltre all’hotel simbolo di questa transizione, il Molino Stucky (a fine Ottocento il primo produttore di cereali d’Italia, dal 2007 hotel di lusso Hilton), che si erge maestoso sulle acque della Giudecca, nel 2027 è prevista l’apertura del Langham Murano, progetto di Matteo Thun & Partners che nella sua area di 14mila mq comprenderà anche un ex deposito di vetri. Per gli appassionati di tessile, l’Hotel Filanda di Cittadella (Padova) rivela già dal nome il suo passato, e in un ex fabbrica di tessuti si trova anche l’Alter Hotel di Barge (Cuneo), affacciato sul Monviso. Sembra di essere a New York più che a Tolentino, nel cuore delle Marche, entrando in Interno Marche, hotel che sorge nella ex fabbrica di Nazareno Gabrielli recuperata da Franco Moschini, patron di Poltrona Frau e protagonista dell’industria del design italiano: ognuna delle 30 stanze è ispirata a un designer o a un movimento artistico e ne ospita le creazioni più significative, e nel ristorante L’Opificio spicca il décor con matrici e disegni del marchio.


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