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Donne avvelenate dalla ricina, il medico legale: “Ricerca dei reperti compatibili” | isNews

La dottoressa Benedetta Pia De Luca ha condotto oggi a Bari, alla presenza delle parti, l’esame dei vetrini ottenuti dai campioni degli organi di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Il chiarimento sulla necrosi dei tessuti


CAMPOBASSO. “Non è detto che per evidenziare l’intossicazione da ricina debba esserci la necrosi in tutti gli organi. Ci sono alcuni reperti comunque compatibili con l’intossicazione”.

Queste le parole di Benedetta Pia De Luca, il medico legale che ha effettuato le autopsie sul corpo di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi e che oggi, al Policlinico di Bari, alla presenza dei consulenti di parte, ha effettuato l’esame dei vetrini ottenuti dai campioni degli organi di madre e figlia di Pietracatella avvelenate dalla ricina. L’accertamento, iniziato alle 15.30, è durato circa due ore.

“Sulle modalità dell’intossicazione non sappiamo ancora nulla – ha detto la dottoressa parlando con i giornalisti prima dell’avvio dell’accertamento – Oggi semplicemente andiamo a ricercare i reperti compatibili con questa intossicazione. Dall’autopsia in alcuni casi si può risalire alle modalità e ai tempi. Bisogna verificare che i reperti, sia autoptici che istologici, siano compatibili con l’intossicazione, quindi con il reperto tossicologico. Ma semplicemente perché dobbiamo unire queste tre risposte per capire qual è la causa del decesso. Nel caso di una intossicazione da sostanza esogena, a prescindere che sia o meno la ricina, i reperti possono non essere specifici per quel tipo di sostanza ma compatibili con l’intossicazione”

Quindi il chiarimento sulla proroga di un mese chiesta per il deposito della relazione finale alla Procura di Larino. “E’ soltanto per mettere in ordine tutte le analisi, che sono tante e perché bisogna avere il tempo materiale per scriverla”.


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