Palantir e la regola del 40%. La società di Thiel tra vendite allo scoperto e “buy” degli analisti

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Buona lettura,
Walter Galbiati, vicedirettore di Repubblica
Tra oggi e domani arrivano i conti delle Magifiche Sette, ma la settimana prossima, passata la bufera iniziata con il warning di OpenAI, si aprirà con i numeri di un’altra protagonista dell’Intelligenza artificiale, senza dubbio la più sopravvalutata, Palantir.
Un periodo difficile. Il mese di aprile non è stato dei migliori. Non sono bastati i post di Trump e i contratti con l’amministrazione americana per risollevare le sorti borsistiche della società statunitense, specializzata nella gestione e analisi dei dati basate sull’intelligenza artificiale.
YTD (year to date). Il gruppo fondato tra gli altri da Peter Thiel e Alex Carp, attuale ceo, ha lasciato sul terreno da inizio anno ad oggi (Ytd) oltre il 16% del suo valore, quando il Nasdaq, il suo indice di riferimento, nello stesso periodo è salito dell’8%.
Il crollo di aprile. Non che sia diventata una penny stock, anzi le sue quotazioni presentano ancora multipli elevati. Eppure, un po’ di fiducia si è incrinata. L’ultimo scossone è arrivato a metà aprile, per un post pubblicato su X – e poi cancellato – da Michael Burry, il gestore di hedge fund, reso famoso dal film The Big short per aver scommesso al ribasso contro il mercato immobiliare prima della crisi finanziaria del 2008 innescata dai mutui subprime.
La concorrenza di Anthropic. Nel suo post, Burry sosteneva che Anthropic, la società attiva nell’IA guidata dai fratelli Amodei, “stava sottraendo quote di mercato a Palantir”, perché nella corsa verso il successo avrebbero vinto le società specializzate in IA, alimentando così le preoccupazioni degli investitori per la già elevata quotazione dell’azienda.
Il confronto. Anthropic rappresenterebbe “la soluzione più semplice, economica e intuitiva per le aziende” e per questo avrebbe ampi margini di crescita.
Al contrario secondo Burry, Palantir è più sbilanciata verso il settore pubblico e i contratti governativi non consentono la stessa rapida crescita, perché il settore statale è caratterizzato “da margini ridotti e dimensioni limitate”.
The Big short su Palantir. Già lo scorso autunno, Burry aveva fatto sapere di aver aperto una scommessa al ribasso contro Palantir e Nvidia, quando le società tecnologiche avevano raggiunto valori astronomici.
La società di Thiel era arrivata a valere 475 miliardi di dollari, una quotazione pari a oltre 230 volte gli utili del 2025, multipli che collocavano il gruppo nell’iperuranio, insieme a Tesla e ben lontano anche dalle altre Magnifiche Sette.
La bolla hi-tech. Da sempre Burry si è mostrato scettico sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale e più volte ha lanciato il suo allarme per una possibile bolla tecnologica per le valutazioni troppo elevate dei titoli.
La scala mobile di Buffett. Per far comprendere come gli investimenti miliardari nel settore dell’IA possano non essere ripagati, Burry ha ripescato un passaggio di una lettera agli investitori di Warren Buffett, in cui l’oracolo di Omaha parlava di come negli anni ’60 fu costretto a mettere in un grande magazzino di sua proprietà una scala mobile, perché un concorrente che si trovava dall’altra parte della strada ne installò una.
A chi giova? “Alla fine, nessuno dei due trasse beneficio da quel costoso progetto. Nessun miglioramento duraturo dei margini o dei costi, ed entrambi si ritrovarono esattamente nella stessa situazione. È così che andrà a finire la maggior parte delle implementazioni di IA”, ha spiegato Burry in una discussione con Jack Clark, cofondatore di Anthropic, e il famoso podcaster Dwarkesh Patel, pubblicata su Substack.
Manca un fine. Secondo il gestore di hedge fund, la spesa di trilioni di dollari senza un chiaro percorso di utilizzo da parte dell’economia reale è preoccupante. “Nell’esempio della scala mobile, l’unico valore è andato a beneficio del cliente. Ed è così che va sempre quando i produttori o i fornitori non possono applicare rendite di monopolio”, ha aggiunto Burry.
L’effetto dello short. Quando a novembre scorso si è saputo attraverso una comunicazione alla Sec che Burry aveva scommesso al ribasso sul titolo, Palantir è crollata in tre giorni del 16%, con il titolo passato da 190 a 175 dollari. Lo stesso è avvenuto ad aprile: altro scivolone del 15% e valore sceso da 150 a 128 dollari per azione.
Il post di Trump. In aiuto di Thiel è arrivato il presidente Trump che ha rinnovato il suo sostegno al gruppo: “Palantir Technologies (PLTR) ha dimostrato di possedere grandi capacità e attrezzature belliche. Basta chiedere ai nostri nemici!!! Presidente DJT.”
Gli affari di Thiel. Lo scorso anno, Palantir ha chiuso il bilancio con ricavi pari a 4,475 miliardi di dollari, di cui 1,855 miliardi, in crescita del 55% sull’anno precedente, originati da contratti governativi.
Il legame col governo. Il che significa che lo Stato americano genera il 41% di tutto il giro di affari del gruppo. Palantir opera a stretto contatto con il Pentagono, fornendo software che hanno permesso di pianificare gli attacchi all’Iran, ma anche con il Dipartimento per la Sicurezza Interna e l’Immigration and Customs Enforcement (Ice), aiutando la caccia agli immigrati di Trump.
Il dilemma su Palantir. I conti vanno bene, perché con un Ebitda di 2,28 miliardi i margini sono del 57% e l’utile è stato di 1,9 miliardi. Ma resta da capire se la crescita è sostenibile, oppure come dice Burry, è messa a rischio dai competitor.
La regola del 40%. Un modo per capire come potrebbe andare la società è la regola del 40%, un principio finanziario utilizzato per valutare la salute e l’efficienza delle aziende software SaaS (Software as a Service), secondo cui la somma del tasso di crescita dei ricavi e del margine di profitto (operativo o Ebitda) dovrebbe essere superiore al 40%.
I numeri. Nel quarto trimestre Palantir ha ottenuto un Rule of 40 pari al 127% e di 106% per tutto il 2025. Per il 2026, la società prevede di chiudere con un fatturato compreso tra i 7,18 e 7,19 miliardi di dollari con una crescita del 60% sul 2025, trainata soprattutto dagli affari nel settore privato.
Le stime di Bofa. Gli analisti di Bank of America hanno stimato che nel 2026 Palantir possa raggiungere un punteggio secondo la Rule of 40 del 122%, che la collocherebbe ben al di sopra di tutti i concorrenti del settore del software aziendale e tra i pochi insieme a Nvidia, TMSC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) e Micron Technology a superare persino un punteggio di 80.
La valutazione. Che poi a differenza di Burry, Bank of America sia bullish su Palantir lo dimostra il generoso target price, ovvero il prezzo obiettivo, attribuito all’azione che è di 255 dollari contro una quotazione attuale intorno ai 140 dollari.
La ratio. Si tratta di un valore che deriva da un rapporto Ev/Ebitda (valore di impresa su margine operativo lordo) di 15 volte ricavato sulle stime di Bofa al 2035.
“Utilizziamo – scrivono gli analisti nella loro nota – una metodologia di valutazione a più lungo termine per riflettere il profilo di crescita elevata e redditività sostenuta della società”.
I pro… A spingere le quotazioni dovrebbero essere la posizione favorevole di Palantir nelle commesse per la sicurezza nazionale e agli sforzi di modernizzazione digitale del governo statunitense e dei suoi alleati, ma anche “il ruolo di primo piano nelle piattaforme basate sull’intelligenza artificiale, le partnership opportunistiche, il solido bilancio e la forte redditività”.
… e i contro. Dall’altra parte, però, gli analisti di Bofa colgono anche le possibili minacce, che non sono poi tanto distanti da quelle paventate anche da Burry.
Oltre a una crescita del mercato delle piattaforme di IA inferiore alle attese, sul futuro di Palantir potrebbero pesare un maggiore successo dei concorrenti (il riferimento di Burry ad Anthropic), la trasformazione dell’IA in una commodity (l’esempio della scala mobile di Buffett) e una resistenza più forte del previsto da parte dei clienti governativi all’utilizzo di soluzioni commerciali pronte all’uso.
La trimestrale. Il primo banco di prova sarà il prossimo 4 maggio, quando Palantir presenterà i risultati del primo trimestre per i quali la società si attende di chiudere con ricavi tra 1,532 e 1,536 miliardi di dollari e un utile operativo rettificato tra 870 e 874 milioni.
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