Cultura

Enter Shikari – Lose Your Self

Tra consumismo, intelligenza artificiale generativa e un mondo sempre più alla deriva, come bisogna fare per non cedere alla disperazione? A cosa aggrapparsi, se nulla sembra più certo come prima? Forse, la soluzione potrebbe essere quella di perdersi, abbandonare sé stessi e i propri narcisismi per riscoprire cosa significa far parte di una comunità e credere nel suo futuro. E allora perdiamoci, scopriamo cosa voglia dire unirsi contro il collasso: parliamo nel nuovo album degli Enter Shikari, “Lose Your Self”. 

enter shikari lose your self
Credits: Kate Hook

Nessun singolo promozionale, nessun teaser criptico per quest’uscita, concepita come un’opera unica e immersiva, da ascoltare dall’inizio alla fine esattamente nell’ordine che viene proposto. È anche un disco oscuro, forse il più cupo e pesante della band finora; un realismo amaro, che però lascia comunque spazio alla speranza, perché senza di essa non può esserci margine d’azione per cambiare le cose. Tutto inizia con un’esortazione a lasciarsi andare, a liberarsi da quegli stessi schermi isolanti che, paradossalmente, erano nati con lo scopo di avvicinare persone da tutto il mondo. Segue “Find Out The Hard Way…”, uno dei pezzi più potenti del disco, accattivante ma brutale, che con i suoi violenti breakdown si interroga con aspra ironia se stiamo finendo per monetizzare anche le amicizie e persino la nostra stessa esistenza. 

Come sempre, Rou Reynolds non le manda a dire, insomma. “Dead in the Water” è un pezzo scritto dalla prospettiva di un migrante in mare, “The Flick Of A Switch I.” è un manifesto ben più che esplicito contro il capitalismo e lo sfruttamento che ne deriva. Il tutto in uno sperimentalismo tra elettronica, rap e post hardcore che sì, non eccelle in intensità o particolari innovazioni (a confronto con gli altri lavori della band, almeno), ma dimostra di essere un lavoro ugualmente valido. Forse il punto forte di “Lose Your Self” è proprio nei testi e nella loro brutale onestà, ma soprattutto nella seconda parte del disco, specie con la transizione immacolata tra “The Flick Of A Switch II.” e “Shipwrecked!”, probabilmente il momento più tipico e riconoscibile per chi ama i lavori precedenti degli Enter Shikari.

A chiudere, troviamo il trittico “Spaceship Earth (I. Avec Abandon)”, “Spaceship Earth (II. Angoscioso)”, “Spaceship Earth (III. Maestoso)”. Una monumentale suite sinfonica di 11 minuti divisa in tre movimenti, durante i quali l’ascoltatore viene accompagnato verso un senso di angoscia e distruzione all’apparenza inevitabile, a cui nessuno sembra voler porre fine. Eppure eccola lì, la conclusione trionfale, quella in cui sessanta musicisti si sono riuniti a suonare, in una piccola orchestra che diventa simbolo di qualcosa di più grande, di una collettività ancora capace di creare bellezza.

Nel complesso, “Lose Your Self” è un buon album, soprattutto per i fan degli Enter Shikari; non il migliore, sicuramente, ma comunque un lavoro solido, arricchito dalla scelta di non anticiparlo in alcun modo. Non resta che un invito a lasciarvi andare in questo viaggio mistico, perché ora più che mai è necessario ricordarsi del proprio valore come persona, di cosa significhi vivere in comunità, e tenerselo stretto. Perché arriveranno tempi migliori, devono arrivare; ma spetta anche a noi fare in modo che accada.


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