Abruzzo

“Voglio essere un normalizzatore, la città ritrovi identità e centralità”


Toni misurati, approccio istituzionale, nessuna ricerca della polemica come strumento di consenso. Cristiano Sicari si presenta così nella corsa per Palazzo d’Achille. Nel corso dell’intervista a Chieti Today il candidato sostenuto da una parte del centrodestra (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati) e dalla lista civica Chieti Progetto ha più volte richiamato la necessità di riportare equilibrio nel dibattito pubblico, definendosi anche un possibile “normalizzatore” del confronto politico cittadino.Una linea diversa rispetto ai toni spesso accesi che accompagnano le campagne elettorali: meno scontro personale, più attenzione ai problemi concreti. Dalla situazione del centro storico ai parcheggi, dai servizi nei quartieri al nodo sanitario di Chieti Scalo, fino al ruolo che Chieti può recuperare nel panorama abruzzese.

Avvocato Sicari, perché ha deciso di candidarsi a sindaco proprio in questo momento della sua vita?

Perché arriva un momento in cui si avverte il dovere civico di provare a dare un contributo. Quando si osserva una città che fatica, che perde slancio, che sembra essersi abituata a una condizione di difficoltà, nasce spontanea una domanda: posso fare qualcosa? Nel mio caso si è anche aperta una possibilità concreta, perché alcune forze politiche hanno scelto di rivolgersi a una figura civica. Ho interpretato questa apertura come un’assunzione di responsabilità reciproca.

Quindi una candidatura nata più dal senso del dovere che dall’ambizione politica?

Direi di sì. Non arrivo da una lunga militanza di partito né da una carriera politica tradizionale. Questo mi consente forse di guardare i problemi con uno sguardo differente. Non mi interessa occupare uno spazio, mi interessa provare a essere utile.

Come descrive oggi la situazione di Chieti?

Vedo una città in una fase di transizione complessa. C’è stato un tempo in cui Chieti era una città forte, florida, centrale nella vita della provincia e con un ruolo riconosciuto anche fuori dai confini locali. Oggi quel ruolo si è progressivamente ridotto per ragioni che vengono da lontano e che si sono accumulate negli anni.La città deve ritrovare una collocazione chiara, una funzione moderna e soprattutto una nuova fiducia nelle proprie capacità.

Lei usa spesso il termine “baricentrica” parlando di Chieti.

Sì, perché Chieti lo è realmente. Ha una posizione strategica rispetto a tanti snodi territoriali, infrastrutturali e istituzionali. Ma la centralità geografica da sola non basta. Deve tornare a essere centralità culturale, amministrativa, economica. Una città che sente di avere un ruolo si comporta in modo diverso da una città che pensa di averlo perso.

C’è anche un problema di morale collettivo?

Io percepisco una certa demoralizzazione diffusa. Non lo dico in senso negativo verso i cittadini, anzi. Dico che spesso si avverte scoraggiamento: la sensazione che le cose non cambino mai. È proprio questo il sentimento che va contrastato.Centro storico, identità culturale e rilancioIl centro storico appare uno dei punti più delicati: negozi chiusi, meno residenti, immobili vuoti. 

Da dove ripartirebbe?

Ripartirei da ciò che rende Chieti diversa dalle altre città. Quando perdi popolazione e attività economiche, non puoi pensare di copiare modelli altrui: devi valorizzare la tua identità. E nel caso di Chieti parliamo di patrimonio storico, beni culturali, archeologia, musei, qualità urbana, tradizione.

In concreto?

Bisogna mettere in rete questi asset. Non considerarli episodi isolati ma parti di un unico sistema cittadino. Penso al Teatro Marrucino, che oggi rappresenta un punto di riferimento culturale e simbolico. Penso al patrimonio archeologico, ai musei, ai luoghi identitari della città. Se questi elementi dialogano tra loro e vengono promossi in modo coordinato, possono diventare un forte motore attrattivo.

Quindi la cultura anche come leva economica?

Assolutamente sì. Cultura e turismo non sono temi separati dall’economia. Possono generare presenze, movimento, commercio, vitalità urbana. E possono contribuire a riportare persone nel centro storico.

Che ruolo può avere l’università?

Fondamentale. Università degli Studi Gabriele d’Annunzio è una risorsa enorme per Chieti. Va rafforzata la collaborazione istituzionale e bisogna fare in modo che la presenza universitaria produca ancora più ricadute positive sulla vita cittadina.

Conta anche il decoro urbano?

Conta moltissimo. Il centro storico ha una bellezza intrinseca, ma ogni bellezza va curata. Arredo urbano, pulizia, manutenzione, illuminazione, attenzione quotidiana: sono tutti elementi che incidono sulla percezione di sicurezza e accoglienza.

Se domani mattina entrasse in Comune da sindaco, qual è la prima cosa che farebbe?

Cercherei immediatamente di avere contezza reale dello stato della macchina amministrativa. Chi viene dall’esterno ha il dovere di capire come funziona il Comune, quali sono le criticità organizzative, quali uffici hanno bisogno di essere rafforzati e dove si può migliorare.

Quindi prima organizzazione interna e poi annunci?

Credo sia il metodo corretto. Senza una macchina amministrativa efficiente, anche le idee migliori restano sulla carta.

Che giudizio dà del mandato che si chiude? Credo che la città sia arretrata ulteriormente. Lo dico osservando elementi concreti e percepibili dai cittadini.

Per esempio?

Penso allo stato delle strade, diventato un problema enorme. Penso a manutenzioni troppo spesso rinviate. Penso anche a un rapporto con la cittadinanza che, a mio avviso, avrebbe potuto essere più chiaro e lineare.

È una bocciatura politica netta?

Io non amo le formule drastiche. Dico semplicemente che oggi serve un cambio di metodo, di passo e di visione. 

Parliamo di Chieti Scalo. Uno dei temi più sentiti è il distretto sanitario chiuso da tempo. È un problema concreto e urgente. Non appartiene alle grandi narrazioni sul futuro, appartiene ai problemi che vanno affrontati subito. I cittadini hanno bisogno di un presidio sanitario territoriale efficiente, accessibile e vicino.

Che ruolo può avere il Comune?

Il Comune deve farsi parte attiva nel confronto con Asl Lanciano Vasto Chieti. Serve collaborazione istituzionale, ma anche fermezza nel rappresentare i bisogni del territorio.Più in generale, Chieti Scalo chiede attenzione. Ed è giusto così. La città è una sola. Non esiste contrapposizione tra centro storico e Scalo. Esistono esigenze diverse dentro una stessa comunità. 

Molti cittadini lamentano un centro poco accessibile anche per la difficoltà di trovare parcheggio. È un problema reale, e chi lo vive quotidianamente lo sa bene. Una città poco accessibile rischia di diventare meno attrattiva, sia per chi vuole viverla sia per chi vuole frequentarla.

Soluzioni?

Servono più posti auto dove possibile, una revisione intelligente della viabilità e il completamento dei progetti già previsti. Ma serve soprattutto realismo: lo spazio è limitato, quindi bisogna utilizzare al meglio quello esistente.

Il tema riguarda anche il commercio?

Certamente. Se raggiungere il centro diventa complicato, anche le attività economiche ne risentono.Quartieri e ascolto dei cittadiniLei preferisce parlare di quartieri più che di periferie.Sì, perché “periferia” spesso suggerisce marginalità. Io vedo quartieri diversi, tutti importanti, ciascuno con esigenze specifiche.

Da dove si parte? 

Dalla cura ordinaria. Prima ancora delle grandi opere servono manutenzioni costanti, pulizia, verde pubblico, illuminazione, attenzione quotidiana.

E sull’ascolto? 

È fondamentale. Ma ascoltare significa anche dire la verità. Non sempre si può risolvere tutto immediatamente. Però si può spiegare cosa si può fare, in quali tempi e con quali priorità.

Le opposizioni sostengono che dietro la sua candidatura civica ci siano logiche del passato. È una lettura politica legittima da parte di chi sta dall’altra parte. Fa parte del confronto democratico.

Lei si sente libero? 

Assolutamente sì. Mi sento libero, autonomo e convinto di poter esercitare il mio ruolo con serenità e determinazione.

In caso di ballottaggio esclude apparentamenti? Credo sia prematuro parlarne oggi. Prima ci sarà il voto del primo turno. Gli scenari successivi si valutano sui dati reali e nell’interesse della città, non sulle ipotesi astratte.

Lei ha parlato della volontà di essere un “normalizzatore”. Sì, nel senso di riportare toni corretti, capacità di dialogo, rispetto reciproco tra avversari politici. Una città cresce meglio quando il confronto è serio e non basato sullo scontro permanente.

Come immagina Chieti tra cinque anni? Non credo alle bacchette magiche. In cinque anni però si può avviare un cambio di paradigma. Restituire fiducia, rimettere in moto energie positive, far percepire ai cittadini che la direzione è cambiata. Questo sì, è possibile.


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