Lazio

“Signora parli con suo figlio”. Gli audio choc della banda di truffatori che ingannano gli anziani di Roma

L’indagine, sviluppata nell’arco di sei mesi tra l’autunno 2023 e la primavera 2024, ha fatto emergere un sistema organizzato e stabile, configurando un’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata a truffe ed estorsioni.

Al centro dell’attività, un appartamento seminterrato a Casoria, utilizzato come centrale operativa da cui partivano le telefonate indirizzate soprattutto ad anziani residenti tra Roma e Livorno. Uno dei membri è stato rintracciato persino Nizza, in Francia, grazie a un mandato di arresto europeo.

Una struttura gerarchica ben definita

Le attività tecniche, tra intercettazioni e analisi dei flussi telefonici, hanno consentito i Carabinieri della Compagnia Roma Trastevere di delineare un’organizzazione interna articolata, con compiti suddivisi in modo preciso.

Al vertice, figure incaricate della gestione economica e della pianificazione logistica; a seguire gli operatori del centralino, specializzati nel contatto diretto con le vittime; infine gli incaricati delle trasferte, che si occupavano materialmente della riscossione del denaro o del ritiro dei beni.

Un modello operativo che, secondo gli inquirenti, riproduceva dinamiche tipiche di un’attività imprenditoriale, seppur illegale.

Il meccanismo della truffa

Il metodo utilizzato era quello consolidato del “parente in difficoltà”, costruito su una pressione psicologica immediata. Le vittime venivano contattate telefonicamente con la falsa notizia di un incidente o di un fermo che coinvolgeva un familiare stretto.  (Ascolta l’audio 1) .

A questo primo contatto seguiva l’intervento di un complice che si presentava come appartenente alle forze dell’ordine o come legale, prospettando la necessità di un pagamento urgente per evitare conseguenze penali. (Ascolta l’audio 2).

In molti casi, gli incaricati si recavano direttamente presso le abitazioni per ritirare contanti e oggetti preziosi, tra cui gioielli e ricordi familiari.

I numeri dell’attività

Nel periodo monitorato, gli investigatori hanno documentato almeno tredici episodi tra Lazio e Toscana, per un valore complessivo stimato intorno ai 100mila euro. Una cifra che rappresenterebbe solo una parte del giro d’affari complessivo.

Secondo quanto ricostruito, il denaro raccolto veniva poi trasferito verso la Campania, dove veniva suddiviso tra i membri del gruppo in base ai ruoli ricoperti.

Le prospettive giudiziarie

Oltre alle cinque persone già raggiunte da misure cautelari, l’inchiesta coinvolge ulteriori sette soggetti, per i quali è previsto l’avvio delle procedure di interrogatorio preventivo.

Il quadro indiziario si fonda su un insieme di elementi investigativi — dalle registrazioni ambientali alle immagini di videosorveglianza — che, secondo la Procura, delineano una rete criminale strutturata e operativa su più territori, con modalità ripetitive e consolidate.

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