Medici di famiglia, tensione fra Bolzano e Roma: “Temiamo un gran pasticcio” – Cronaca
BOLZANO. Giù le mani dal medico di famiglia. La proposta di riforma della Medicina generale del ministro Orazio Schillaci, pensata per fare funzionare le Case di comunità, incassa la protesta quasi unanime dei sindacati nazionali.
Altoatesini mobilitati
Mobilitati anche gli altoatesini (Fimmg, Smi e Ordine dei medici): «Rischiamo la fuga dei giovani e già gli ultimi numeri dell’Alto Adige sono di forte sofferenza». A Bolzano i posti vacanti sono 40, a Merano 20. «Rischiamo di penalizzare i medici senza specializzazione e mettiamo a rischio la previdenza (Enpam). C’è confusione, temiamo un gran pasticcio in un momento molto delicato. Stiamo lavorando con la Provincia al nuovo contratto che decide anche il nostro ruolo dentro le Case di comunità e questa proposta complica tutto».
Ma cosa cambia?
Al centro della riforma il famoso “doppio canale”, vissuto come deleterio per i più. I medici di famiglia – che oggi sono liberi professionisti in convenzione con le Aziende sanitarie – potranno scegliere se restare in un regime convenzionale (che sarà profondamente riformato) o diventare dipendenti pubblici su base volontaria, con l’obiettivo di rendere operative le Case di comunità.
Rubino: Il cittadino perde il suo punto di riferimento
Luigi Rubino – segretario provinciale Fimmg Alto Adige – auspica l’immediata sospensione dell’iter del provvedimento: «Il cittadino rischia di perdere il suo punto di riferimento. È inaccettabile che una riforma di questa portata venga elaborata senza un confronto istituzionale. Il decreto subordina l’accesso alla dipendenza alla specializzazione in Medicina generale – continua – ignorando che un’intera generazione di medici di famiglia ancora in attività, che non ha potuto conseguire la specialità, rischia di trovarsi esclusa o penalizzata. Rischiamo l’abbandono in massa dei giovani che frequentano il corso di formazione o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troveranno di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la Medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità».
Marsoner (Ordine): «Evitiamo riforme teoriche»
«Fondamentale evitare riforme teoriche e difficilmente applicabili». Astrid Marsoner – presidente dell’Ordine dei medici e medico di famiglia in Pusteria – dice che occorre privilegiare interventi graduali e sostenibili che rafforzino la rete territoriale esistente, che funziona bene. «Prioritario il tema della semplificazione burocratica e del sostegno organizzativo, elementi indispensabili per garantire continuità assistenziale e qualità delle cure ai cittadini senza spreco inutile di risorse. Se si perde il rapporto di fiducia tra paziente e medico, fondamento della Medicina di famiglia, mettiamo a rischio la motivazione dei colleghi, inoltre le prospettive incerte provocano l’allontanamento dei giovani. Un prezzo troppo alto da pagare per una riforma tanto contestata. Dobbiamo perseguire insieme una soluzione praticabile che mantenga intatti i modelli esistenti e renda la Medicina generale il linea con il resto d’Europa con un percorso di specializzazione che le restituisca attrattività, sicurezza e futuro».
Bolzano, a maggio apre la prima Casa di comunità
Al centro della riforma Schillaci ci sono le Case di comunità. A Bolzano saranno due. La prima apre a maggio all’interno del distretto sanitario di Gries San Quirino, di piazzetta Loew Cadonna. La seconda verrà realizzata insieme all’Ospedale di comunità, dentro un unico edificio, accanto al San Maurizio. Aprirà nel 2028. La Casa sarà ambulatorio per piccole urgenze: cura di ferite o ulcere che non necessitano di ricovero ospedaliero e ancora medicazioni (suture, punture d’insetto etc). E offrirà assistenza ai malati cronici con diabete, scompenso cardiaco e malattie polmonari.
Pontarelli (Smi): chiude l’ambulatorio tagliacode
Intanto il 14 maggio chiude l’ambulatorio delle “Cure primarie” dentro al Pronto soccorso, che si occupa dei codici blu e verdi e per sette anni ha tagliato le code. «Il 14 lavoro io, ultimo giorno – dice Gianni Pontarelli del sindacato Smi – funzionava benissimo ma Roma impone la Casa di comunità. Non si capisce chi ci andrà a lavorare e cosa farà. Al momento è tutto ancora poco strutturato ed il nuovo contratto provinciale ancora in fieri».




