The Weekender: ascolta gli album di Foo Fighters, Metric, Friko (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
FOO FIGHTERS – “Your Favourite Toy”
[RCA]rock
Preceduto dalla sua nuova e coinvolgente title track e dall’incisivo “Asking For A Friend” dello scorso anno, “Your Favorite Toy” è il dodicesimo album dei Foo Fighters — e molto probabilmente il loro lavoro più rock ad oggi. Con 10 brani di grande impatto in meno di 40 minuti, “Your Favorite Toy” richiede e ricompensa in egual misura ascolti ripetuti. I Foo Fighters superano i limiti mentre fanno schizzare al massimo gli indicatori di volume, aggiungendo nuove dimensioni al loro intramontabile sound caratteristico.
METRIC – “Romanticize the Dive”
[Metric Music International]alternative
La ricerca incessante di un songwriting senza tempo e l’etica ferocemente indipendente dei Metric hanno consolidato il loro ruolo come una delle band più importanti e all’avanguardia degli ultimi due decenni. Il loro decimo album in studio, “Romanticize The Dive”, richiama lo spirito libero di quell’epoca, aprendo con Haines che implora nostalgicamente l’ascoltatore: «Lascia che ti riporti indietro, era l’inizio di qualcosa…», prima di svelare una band che è rimasta fedele a se stessa e ai propri principi per decenni. In omaggio all’amicizia di una vita, l’album riunisce anche il dream team dietro il loro album di successo del 2009, “Fantasies”, agli Electric Lady Studios di New York. Al tempo stesso una riflessione sincera sulla loro storia, un regalo celebrativo per coloro che li hanno accompagnati in questo viaggio e una mano tesa ai nuovi fan, “Romanticize The Dive” è un’altra testimonianza dell’amore incrollabile dei membri della band l’uno per l’altro e del loro insaziabile desiderio di spingersi oltre come artisti.
FRIKO – “Something Worth Waiting For”
[ATO]indie-rock
I Friko di Chicago tornano con il loro atteso secondo album, prodotto dal vincitore di un Grammy John Congleton, abbracciando un senso di abbandono ancora più audace ed esplorando il noise-rock, la musica classica d’avanguardia e le ballate sinfoniche degli anni ’70. Il loro album di debutto ha introdotto una nuova voce elettrizzante nel panorama indie-rock, portandoli sulla copertina di NME e nella lista dei migliori album dell’anno di Pitchfork. “Something Worth Waiting For” trova un equilibrio sfuggente tra l’idealismo ingenuo della gioventù e la grinta sicura di sé derivante dall’esperienza vissuta. Per i fan di Neutral Milk Hotel, Flaming Lips, Bright Eyes e Titus Andronicus.
RINGO STARR – “Long Long Road”
[UMR]pop-rock
«Long Long Road», il nuovissimo album di Ringo Starr, è stato scritto e prodotto da T Bone Burnett insieme a Daniel Tashian e Bruce Sugar. L’album, composto da 10 brani, include collaborazioni con Billy Strings, Sheryl Crow e St. Vincent ed è l’atteso seguito di “Look Up”. Con solide radici nel country, “Long Long Road” intreccia una rilassata atmosfera Americana con le radici rock classiche di Ringo, con canzoni che parlano dei molti viaggi della vita e della ricerca dell’amore lungo il percorso.
AT THE GATES – “The Ghost of a Future Dead”
[Century Media]metal
L’ottavo album in studio dei maestri del melodic death metal e pionieri del “Gothenburg Sound”, gli At The Gates. “The Ghost of a Future Dead” contiene 12 brani per una durata complessiva di 42 minuti. Registrato e mixato da Jens Bogren ai Fascination Street Studios (Kreator, Amon Amarth, Opeth, ecc.). Copertina dell’album realizzata da Robert Samsonowitz.
ATREYU – “The End Is Not The End”
[Spinefarm]metal
«The End is Not the End» è senza dubbio l’album più “heavy” mai realizzato dagli Atreyu, nonché il più audace. «Ci siamo resi conto che ciò che rendeva grandi gli Atreyu all’inizio era il fatto che non suonavamo come nessun altro», spiega il frontman Brandon Saller. «Non rientravamo in nessuna categoria. Non eravamo una band emo, né metal, né punk — ma in qualche modo funzionava tutto. Abbiamo semplicemente tracciato la nostra strada». “È il disco più pesante e più metal che abbiamo mai realizzato“, sottolinea Saller. “Ma è anche il viaggio musicale più grande che abbiamo intrapreso negli ultimi anni.”
FRANKIE HI-NRG MC – “Voce e Batteria”
[Materie Prime Circolari]hip-hop
Un progetto essenziale e radicale che riporta al centro voce, ritmo e parola, costruito insieme ad alcuni dei nomi più importanti della musica italiana: Jovanotti, Fabri Fibra, Tiziano Ferro, Elisa, Emma, Diodato, Raiz e Lina Simons, con Donato Stolfi alle batterie e Dj Stile agli scratch. Nato con l’obiettivo di mettere in primo piano testi e interpretazione, “Voce e Batteria” rilegge alcuni dei brani più rappresentativi del repertorio di Frankie hi-nrg mc attraverso arrangiamenti ridotti all’essenziale, affidati alla sola batteria. Il risultato è un suono diretto e potente, che restituisce nuova profondità a canzoni diventate classici del rap italiano, caricandole di un’energia che richiama l’hip hop delle origini.
GLEN HANSARD – “Don+t Settle (Vol. 1 – Transmissions East)”
[Plateau Records]indie-folk
“Don’t Settle – Transmissions East” è la prima uscita di una serie di due volumi in programma quest’anno. Mettendo in luce una carriera incredibilmente prolifica e variegata, questo non è solo una raccolta dei “migliori successi”: è un album registrato dal vivo in studio, senza doppie registrazioni, senza autotune, senza montaggio. Solo energia dal vivo, grezza e diretta, che cattura la magia di Glen come nessun altro album pubblicato finora. Registrato al leggendario Funkhaus di Berlino, uno storico studio radiofonico e di registrazione della Germania dell’Est, dotato di un’enorme sala da concerto acusticamente perfetta, l’album è stato realizzato in un ambiente di studio controllato, ma registrato e filmato nell’arco di due serate, con 600 fan presenti in sala ogni sera.
OOIOO / LIGHTNING BOLT – “The Horizon Spirals / The Horizon Viral”
[Thrill Jockey]alternative, sperimentale
Sia gli OOIOO che i Lightning Bolt sono band dalla musica assolutamente unica, e l’influenza dei loro fondatori è davvero inestimabile. 2 brani epici degli OOIOO e 5 brani travolgenti dei Lightning Bolt! YoshimiO, fondatrice e leader degli OOIOO, è stata una forza trainante nell’arte senza compromessi nel continuum del rock e della musica improvvisata per quattro decenni. Gli OOIOO fungono da principale veicolo per fondere l’esperimentalismo libero con pulsazioni rock ipnotiche, sfidando i confini con la sua voce acrobatica, l’elettronica, la tromba e il gamelan. Brian Chippendale e Brian Gibson dei Lightning Bolt rimangono ineguagliabili nella loro capacità di trasformare vortici frenetici di percussioni, fuzz colossale e melodie vertiginose in panorami monolitici. “The Horizon Spirals / The Horizon Viral” è uno split che cattura in modo dettagliato e stimolante i parallelismi nell’ethos tra questi due ensemble, il loro senso di gioioso abbandono e lo slancio di un treno merci.
BIRTHH – “Senza Fiato”
[Carosello]indie-pop
Per la prima volta la cantautrice si dedica a un progetto discografico interamente in italiano, mosso dal desiderio di comunicare in modo più diretto e sincero con l’ascoltatore. Il disco è il racconto di una vita divisa tra l’Italia e New York, la ricerca di una nuova identità in un mondo dominato da conflitti e tensioni. Tra la melodia del cantautorato italiano, l’alternative-pop e le influenze urban internazionali che sono specchio dell’inarrestabile fermento di Brooklyn, il disco è co-prodotto interamente dall’artista assieme a Chef P.
TV STAR – “Music For Heads”
[Father / Daughter Records]indie-pop
Ogni tanto capita di ascoltare una band che sembra allo stesso tempo nuova e già consolidata, e questo ti lascia senza fiato. I TV Star sono proprio quel tipo di band. Negli ultimi anni, il quintetto di Seattle–Tacoma, nello Stato di Washington, ha raccolto silenziosamente le proprie forze – EP dopo EP, concerto dopo concerto – fino all’arrivo di “Music For Heads”, il loro tanto atteso album di debutto, che lo dimostra chiaramente: sono diventati qualcosa di raro. Un mosaico di jangly-psych, grinta garage e profondità sfocata; queste canzoni risplendono dall’interno con un’originalità imponente. In un’epoca in cui tanta musica si dissolve in una uniformità algoritmica, i TV Star suonano provocatoriamente umani. Nei dieci brani dell’LP, la band affina gli istinti che ha coltivato, fondendo insieme una sensibilità pop senza tempo, un jangle tendente al psych nella scia dei The Brian Jonestown Massacre, sezioni ritmiche dall’economia punk e voci che fluttuano con un calore alla Mojave 3, per creare qualcosa di distintamente proprio. Con “Music For Head”s, non si limitano ad attingere alla musica del passato, ma ne stanno portando avanti una nuova ondata.
MICHAEL CAVANAGH – “Sojourn”
[p(doom) records]sperimentale
“Sojourn” è il secondo album solista di Michael “CAVS” Cavanagh, meglio conosciuto come batterista dei King Gizzard & The Lizard Wizard. Composto da 10 brani strumentali, l’album presenta una narrazione senza parole plasmata dal lungo interesse di Cavanagh per il jazz spirituale, il rock progressivo e il Krautrock, superando al contempo i confini tradizionali dei generi.
THE ONEIRIC TIDE – “Endlings”
[autoprodotto]heavy rock
Un progetto che arriva dal cuore della Puglia e rompe i confini fra i generi e si avventura in territori sonori inaspettati, partendo dalle influenze ipnotiche dello stoner fino ad arrivare al post hardcore, oscillando fra intermezzi post rock e potenti riff sludge-metal. Registrato, mixato e masterizzato da Marco Fischetti presso il Death Star Studio di Cassano delle Murge (BA) il lavoro è accompagnato dallo splendido artwork Giulio L’Erario.
WHITE DENIM – “13”
[Bella Union]alternative
«13», il tredicesimo album della carriera dei White Denim, è un mix incandescente e ricco di groove che fonde rock, funk, dub, soul e blues grezzo – e molto altro ancora – ed è pervaso dallo stesso spirito di ricerca che è stato il marchio di fabbrica della band sin dai suoi esordi ad Austin, in Texas, circa 20 anni fa. I gusti musicali di Petralli, già di per sé molto vari, sono diventati col tempo ancora più voraci. I suoni e le trame di “13” sono influenzati da artisti che spaziano dagli Scritti Politti ai The Gap Band, da Terry Reid a King Tubby, da Caetano Veloso a John Cale, da Stevie Wonder allo Steve Winwood degli anni ’80. Tale diversità si riflette in gemme sfaccettate come “(God Created) Lock And Key”, “Only A Fool” e “That’s Rap”.
THE REMOTES – “Ready For It”
[Hobbledehoy Records]indie-rock
Alla fine degli anni Novanta, i due membri fondatori dei Remotes, Ollie Browne e Kristian Brenchley, suonavano in due band diametralmente opposte: la band slowcore Art of Fighting e la band noise rock S:Bahn. Tuttavia, essendo fan delle rispettive band principali, i due decisero di improvvisare insieme e sperimentare alcune delle idee e dei brani che non trovavano spazio nelle loro altre band. Fin dall’inizio, i Remotes sono sempre stati un luogo in cui i due chitarristi potevano adottare un approccio meno serio e studiato alla composizione, generando idee al volo e quasi improvvisando le canzoni. Queste prime jam session portarono all’album di debutto “Lonely Tremor” nel 1999, che mescolava brani originali scritti a quattro mani, uno standard jazz e diverse improvvisazioni strumentali. Nel 2024, il duo si è ritrovato di nuovo a vivere a Melbourne e ha ripreso a lavorare insieme. Sono state scritte altre canzoni, che hanno portato a una sessione di registrazione al Soundpark nel 2025. Il risultato, “Ready For It”, presenta dieci brani che fondono la voce delicata e le tendenze slow-pop di Browne con la chitarra solista grintosa e impressionistica di Brenchley. A questo si aggiunge il tocco abile e sobrio della nuova membro Laura MacFarlane alla batteria, alle tastiere, al vibrafono e a tutto il resto. Dalla tesa e ipnotica “The Roaring Coast”, alla serena e cinematografica “Motel Supreme”, fino all’alt-pop eccentrico di “Crazy Days”, questo è il modo in cui i The Remotes dimostrano che 28 anni possono essere sia un’eternità che un istante.
MODESTY BLAISE – “Melancholia – Remaster”
[From Lo-Fi to Disco!]indie-pop
Edizione rimasterizzata per il 25° anniversario dell’album fondamentale dei Modesty Blaise, “Melancholia”. Questa raccolta in 3 dischi infonde nuova vita al loro classico di culto con un audio restaurato, outtakes delle sessioni di registrazione e una grafica aggiornata. Il remaster del 2026 offre una maggiore chiarezza e una gamma dinamica più ampia per rivelare texture nascoste, pur onorando rigorosamente la precisione emotiva e la sobrietà atmosferica delle registrazioni originali. Formati nel 1993 da Jonny Collins, i Modesty Blaise hanno avuto un percorso illustre, registrando il loro singolo di debutto con Edwyn Collins, ottenendo spazi di alto profilo e visibilità come gruppo spalla di Robbie Williams alla O2 Arena. Il collettivo di Bristol ha mantenuto un’influenza discreta ma significativa nel corso dei decenni, come dimostrano le sessioni alla BBC e l’inclusione in prestigiose compilation della Rough Trade. Questa riedizione in alta fedeltà consolida la posizione dell’album nel canone del pop moderno, celebrando un’eredità che risuona ancora oggi.
THE REDS, PINKS AND PUPLES – “Acknowledge Kindness”
[Fire Records]indie-pop
“Acknowledge Kindness” amplia lo stile distintivo di pop emotivo dei The Reds, Pinks And Purples, una musica pensata per i momenti di tranquillità e per le menti inquiete. Evolvendosi naturalmente dall’indie rock più denso e malinconico delle precedenti pubblicazioni, l’atmosfera qui appare più intima e riflessiva, sbocciando in ricchi paesaggi onirici che richiamano il dolore agrodolce dei The Cure o la trascendenza teneramente cupa di “California” degli American Music Club. Nato da una nuova prospettiva mentale, l’album vede Glenn Donaldson osservare sia il presente che il peso di ciò che lo ha preceduto. Le canzoni si inclinano verso un senso più profondo di nostalgia, permettendogli di guardare indietro con intenzionalità e rivisitare momenti che un tempo portavano con sé una punta di dolore. “Questo album parla probabilmente dell’imparare a convivere con i propri fantasmi e del cercare di vivere nel presente. C’è un certo tipo di disco dal suono imponente che aspiro a realizzare, come California degli American Music Club o 16-Lover’s Lane dei Go-Betweens, opere che si addentrano nel dolore ma diventano un mezzo di trasporto per l’ascoltatore.”
GIA MARGARET – “Singing”
[Jagjaguwar]alternative
Ogni artista deve scoprire la propria voce. Gia Margaret non ha trovato se stessa finché non ha perso la sua. A causa di un problema alle corde vocali che le ha impedito di cantare per anni, ha sviluppato altri linguaggi musicali, padroneggiando la sintassi di una forma intricata e intima di musica ambient, lanciata da Ernest Hood e perfezionata dai The Books. Ora, con la voce fisica guarita e quella artistica affinata, chiude il cerchio con “Singing”, il suo primo album vocale dopo “There’s Always Glimmer” del 2018. Guidata da morbide linee di pianoforte che cadono come un respiro sul vetro, la musica di “Singing” dimostra la stessa sensibilità da gioielliera per i dettagli che ha sviluppato nel suo silenzio. “C’è stato un periodo in cui non sapevo davvero se avrei cantato di nuovo. Quindi, una volta guarita, c’era molta pressione interna per tornare forte“, dice Margaret. “Non sapevo più chi fossi. Quindi mi è sembrato di ricominciare da capo e di ricollegarmi con queste parti molto, molto antiche di me stessa“. Questa sensazione di alienazione e riscoperta intrecciate è palpabile in tutto l’album.
CROCODILES – “Greetings From Hell”
[Wild Honey]punk-garage
Circa 30 anni fa, due adolescenti punk si incontrarono a un raduno antifascista nella loro città natale, San Diego. Tra loro nacque subito un forte legame basato sulla politica, la poesia e la musica, e i due divennero in men che non si dica inseparabili. Seguirono numerosi progetti, che spaziavano da band punk dal sound aggressivo a gruppi pop armoniosi ispirati agli anni ’60. Negli ultimi 18 anni Charles Rowell e Brandon Welchez hanno creato insieme sotto il nome di Crocodiles. In continua evoluzione, la band è stata celebrata e denigrata, ma non è mai stata noiosa. Ed è stata quasi impossibile da definire. Sono psych-punk? Noise-pop? Art-gaze? Sono tutto questo e niente di tutto questo e molto di più. In parole povere, i Crocodiles sono una delle grandi band rock & roll della loro generazione. Dopo quasi due decenni, 9 album e centinaia di concerti in tutto il mondo, il duo non mostra alcun segno di cedimento.
PORTRAYAL OF GUILT – “…Beginning of the End”
[Run For Cover Records]metal
Nell’ultimo decennio, i Portrayal of Guilt si sono affermati come un pilastro della scena musicale underground estrema. Grazie a pubblicazioni di costante qualità come l’incubo orchestrale del 2023 “Devil Music” e a tour mondiali durante tutto l’anno al fianco di artisti del calibro di Deafheaven, Uniform e Pg. 99, i POG si sono indubbiamente ritagliati una propria strada.
Sfidando ogni accurata categorizzazione sin dalla loro formazione, il trio fonde elementi di black, death e nu metal con crust, screamo, powerviolence e hardcore, con l’ultimo LP della band “…The Beginning of The End” che continua a rendere ancora più sfocati i confini di genere. La band porta la discordanza sfrenata a un livello superiore nei brani di spicco dell’album “Ecstasy” e “Human Terror”, con dissonanze chitarristiche alla KoRn, bassi death metal devastanti e passaggi parlati inquietanti.
ANGELO DE AUGUSTINE – “Angel in Plainclothes”
[Asthmatic Kitty]alternative
Angelo De Augustine torna con “Angel in Plainclothes”, il suo quinto album e il lavoro più ispirato finora: una rappresentazione profondamente sentita del suo percorso pluriennale di guarigione e rinnovamento. Il disco mette in luce le potenti melodie e i testi toccanti di De Augustine in brani come la struggente elegia «Empty Shell», la piena di speranza «Spirit of the Unknown» e l’eccezionale pezzo country psichedelico «Mirror Mirror». I temi esplorano la fragilità della vita, le seconde possibilità e il rimettere insieme i pezzi dopo che una malattia non diagnosticata lo ha costretto a reimparare le abilità di base: “Sto cercando di capire chi sono ora”, dice De Augustine. “Mi sento come se mi fosse stata data una seconda possibilità nella vita, e vorrei viverla“. Il disco è una potente dichiarazione di speranza: “Una delle cose che mi ha aiutato di più ad andare avanti è stata la gente che mi stava vicino e mi diceva che alla fine tutto sarebbe andato bene. Spero che queste canzoni abbiano lo stesso effetto sulle persone là fuori e le aiutino a capire che i miracoli sono possibili“.
JUDITH OWEN – “Suit Yourself”
[Twanky Records]jazz, pop
Dopo il successo internazionale dell’album “Come On And Get It” (2022), Owen torna con nuova musica, piena di emotività e caratterizzata dalla sua profonda intelligenza emotiva. “Suit Yourself”, è stato registrato agli Esplanade Studios di New Orleans e prosegue l’acclamata esplorazione di jazz e blues dell’artista, reinventando gemme dimenticate con il suo inconfondibile spirito, eleganza e profondità emotiva. Unendo lo swagger gioioso di “Come On And Get It”, l’energia ad alto voltaggio di “Judith Owen Swings Christmas” e la vitalità live di “Comes Alive”, “Suit Yourself” cattura l’esperienza completa di Judith Owen, dai momenti intimi al pianoforte alla potenza lussureggiante del suo sestetto jazz e della big band contemporanea, il tutto unificato dalla sua voce e personalità inconfondibili.
THE SADDEST LANDSCAPE – “Alone With Heaven”
[Iodine Recordings]post-hardcore
“Alone With Heaven” segna il ritorno dei The Saddest Landscape con il loro primo album completo in oltre un decennio. Registrato con Steve Albini e Jack Shirley, il doppio LP si muove tra brani e passaggi strumentali, plasmati dalla memoria, dalla resistenza e dalla speranza. In alcuni brani compaiono come ospiti Julien Baker, Jeremy Bolm ed Evan Weiss.
IRMIN SCHMIDT – “Requiem”
[Mute]krautrock
In “Requiem”, Irmin Schmidt (cofondatore dei Can) sfuma il confine tra composizione e ambiente, realizzando un capolavoro contemplativo e silenziosamente radicale. Realizzato nella sua casa nel sud della Francia, il disco si sviluppa in due sezioni, accoppiando il pianoforte preparato e non preparato con registrazioni del mondo naturale che lo circonda: acqua, uccelli, rane, aria in movimento e tranquilli ronzii notturni. Quello che era iniziato come una registrazione spontanea del canto di un usignolo si è evoluto in un rituale personale, con Schmidt che rispondeva istintivamente al pianoforte e in seguito modellava il materiale con il collaboratore di lunga data René Tinner. Il risultato è uno spazio liminale che permette all’ascoltatore di intraprendere il proprio viaggio di contemplazione. Avvicinandosi ai suoi 89 anni, Schmidt – compositore di formazione classica e insignito di importanti onorificenze culturali sia in Francia che in Germania – mette a fuoco ricordi presenti e lontani, la cui fusione dà vita a una delle sue opere più toccanti e ispiratrici.
ANGELIQUE KIDJO – “Hope!!”
[Parlophone]African
L’icona mondiale Angelique Kidjo torna con “Hope!!”, una raccolta rivelatrice di 16 brani che funge da vivace antidoto ai tempi che corrono. Dopo il successo del 2021 “Mother Nature”, questo album unisce continenti e generi, con una formazione stellare che include Pharrell Williams, Quavo, Ayra Starr, Nile Rodgers e Davido, oltre ad altri artisti di prim’ordine Prodotto da Pharrell e Shizzi, con brani scritti dalla leggendaria Diane Warren, “Hope!!” è più di un album: è un movimento musicale globale dedicato alla resilienza dello spirito umano.
MISS GRIT – “Under My Umbrella”
[Mute]alternative
Nel suo secondo album, “Under My Umbrella”, Miss Grit ha svelato il proprio mondo interiore, concentrandosi sulle ansie e sulle delusioni amorose degli ultimi due anni, dopo l’acclamato album di debutto “Follow the Cyborg”. In questo album, Margaret Sohn – alias Miss Grit – canalizza l’atmosfera noir delle classiche band trip-hop, aggiungendo una buona dose di massimalismo e una sensibilità dream-pop. Il titolo è un omaggio all’iconica canzone di Rihanna e riflette il fatto che Sohn «…in questo disco si apre di più con le persone e cerca di non tirarsi indietro. Mi sto lasciando il cyborg alle spalle, sto dando sfogo a tutto.” “Under My Umbrella” non solo mette in luce il talento di Sohn per le produzioni complesse, ma anche l’audacia di trovare la propria voce, e in definitiva parla di fare i conti con se stessi, le proprie imperfezioni e il proprio complesso mondo interiore.
CARLA DAL FORNO – “Confession”
[Kallista Records]indie-pop
«Confession» è un album di silenzioso sconvolgimento. Un album sull’intimità che arriva in ritardo e inaspettatamente. Sulla stabilità che si scontra con il desiderio. Sul modo in cui l’amicizia può improvvisamente trasformarsi in qualcosa di carico di tensione — e su come quella tensione sconvolga tutto ciò che la circonda. Mentre i lavori precedenti osservavano spesso da lontano, «Confession» si rivolge verso l’interno. La voce è più vicina, più calda, meno protetta. «Questo non era l’album che avevo intenzione di realizzare», dice Carla dal Forno. “Inizialmente volevo qualcosa di velato e astratto, ma mi sono resa conto che non potevo nascondermi dietro l’astrazione: le canzoni funzionavano solo quando mi affidavo alla verità emotiva.” Questo è il quarto LP di dal Forno, scritto e registrato nel corso di diversi anni in una piccola cittadina di campagna, in uno studio ospitato all’interno di un ospedale parzialmente abbandonato. Lunghi corridoi, luci ronzanti, stanze vuote: un luogo costruito per la cura e l’attesa, ora abbastanza silenzioso da far riecheggiare i pensieri. Quella quiete plasma il disco: intimo, vigile, senza fronzoli. “Vivo in una piccola cittadina di campagna che offre una quiete che prima non avevo nella mia vita“, spiega. “In quella quiete, i sentimenti che avrei potuto ignorare in una città frenetica sono diventati forti.” Dal Forno canta in modo semplice e colloquiale, con una precisione emotiva che trasforma il quotidiano in qualcosa di silenziosamente inquietante.
DEATH LENS – “What’s Left Now?”
[Epitaph]alternative
Gli alt-punk di Los Angeles Death Lens tornano con “What’s Left Now?”, un album che sembra una ventata di lucidità dopo un anno che non sembrava voler rallentare. Reduci dal tour con i Militarie Gun, si sono tuffati in studio con il produttore e mixer Zach Tuch (Knocked Loose, Touche Amore) per realizzare la loro prima nuova musica dopo “Cold World” del 2024. Il risultato è una serie di canzoni che intrecciano linee di chitarra accattivanti a testi che parlano di fare il punto su ciò che si ha, ciò che ci è stato tolto e di affrontare ciò che rimane senza edulcorare la realtà.
GAY MEAT – “Blue Water”
[Skeletal Lighnting]indie-pop
Come dice Sammy Maine, l’album è stato scritto in solitudine, in stanze avvolte dall’ombra di una perdita anticipata, ma durante il processo di registrazione con Brett Scott e Alex Thompson, Karl Kuehn ha preso in prestito strumenti da amici e vecchi compagni di band, e ha accolto artisti del calibro di Jeff Rosenstock, Chris Farren, Sarah Tudzin (Illuminati Hotties) e Lamont Brown (Rnie) ai cori, oltre a Taylor Haag alla batteria. Come un esempio tangibile di un sistema di sostegno dopo una perdita, le fondamenta di “Blue Water” possono essere isolate, ma il risultato finale è la ricerca di aiuto e la ricezione di un coro di sostegno. “Vodka Sprite”, ad esempio, descrive in dettaglio il disorientamento causato dalla scomparsa della persona a cui normalmente ci si rivolgerebbe per superare questi sentimenti travolgenti e non solo: quella persona è la ragione per cui li si prova in primo luogo. La comunità di Kuehn si è fatta avanti come nuova guida.
THE MILK CARTON KIDS – “Lost Cause Lover Fool”
[Thirty Tigers]indie-folk
Il duo folk The Milk Carton Kids, acclamato dalla critica e amato dal pubblico del folk, pubblica il nuovo album “Lost Cause Lover Fool”. Il duo è noto per la qualità della scrittura, la sensibilità folk e le complesse armonie vocali. Prodotto da Kenneth Pattengale stesso, “Lost Cause Lover Fool” è il settimo album in studio del duo e amplia il loro caratteristico minimalismo, restando fedele alla scrittura intima e agli arrangiamenti essenziali che ne definiscono l’identità. La nuova raccolta di nove brani si concentra sui piccoli momenti, silenziosi e ingigantiti, che costituiscono il cuore del progetto.
URQ – “This Dismal Village”
[Exploding In Sound]indie-rock
Avventurandosi in «un mondo liminale a metà strada tra i tropi medievali e il degrado contemporaneo», il musicista di New Orleans Urq (metà del duo art punk Spllit) torna con un nuovo lavoro da solista. Registrato nell’arco di un solo, intenso mese, “This Dismal Village” è un documento artigianale che si colloca a metà strada tra il punk nervoso, la psichedelia cupa e il pop da camera accattivante. Registrato su un registratore a 4 tracce, il disco abbraccia la limitazione come motore creativo, dando vita a un suono grezzo, instabile e profondamente atmosferico. Lavorare su cassetta ha cambiato radicalmente il processo di scrittura. Abituato a costruire le canzoni in modo incrementale e a rimodellarle attraverso l’editing digitale, i limiti del 4 tracce lo hanno costretto ad adattarsi a un approccio più deliberato. Le canzoni sono diventate più semplici, più dirette e meno “stravaganti” o robotiche rispetto alle precedenti pubblicazioni. Le imperfezioni non sono solo udibili, ma essenziali. Dal punto di vista sonoro e filosofico, l’album si colloca saldamente nella tradizione del rock su cassetta grezzo e crudo. “Bee Thousand” dei Guided By Voices si profila come una grande influenza, in particolare per la sua capacità di costruire un intero mondo attraverso registrazioni non rifinite e in prima ripresa.
MILDRED – “Fenceline”
[Memorials of Distinction]alternative
I Mildred sono una band di Oakland, California, composta da quattro parti uguali. Non hanno un cantante solista, nessuno scrive le canzoni da solo. Le canzoni che compongono “Fenceline” nascono come gruppo, con la loro genesi che germoglia da uno qualsiasi dei membri – Henry Easton Koehler (voce, chitarra), Jack Schrott (voce, chitarra), Matt Palmquist (voce, basso, fiati) o Will Fortna (batteria, produzione) – ogni volta. Spesso le canzoni vengono “strappate” all’autore principale dagli altri tre; un testo potrebbe essere stato mormorato distrattamente per qualche giorno prima che uno degli altri tre lo cogliesse al volo. Riassunti perfettamente da Clash con “immaginate se i Pavement fossero diventati Americana e ci sareste vicini“, i Mildred creano musica pura e poetica, delicatamente coinvolgente e mai forzata.
WHITE FENCE – “Orange”
[Drag City]psych-rock
“Orange” è una natura morta in continuo movimento, una caraffa colma di nuove idee dei White Fence per una band chitarristica, arricchite da pensieri, emozioni e canzoni. Rock e ballate giocano con i generi in uno spazio senza affollamento. “Orange” è pop mozzafiato grazie a linee pulite e potenti, delineate da una cornice enfatica e immutabile (minimalista). Magia oscura al massimo splendore! Una cronologia di coscienza e canzoni simile a una trance, guidata dal produttore Ty Segall con la precisione di un diamante opalescente e la fedeltà del ghiaccio.
ATSUKO CHIBA – “Atsuko Chiba”
[Mothland]psych-rock
Gli Atsuko Chiba di Montréal propongono un «rock martellante e spigoloso» (come dice BrooklynVegan), superando con audacia i confini che definiscono i generi grazie a una miscela coesa e ipnotica di post-rock, rock progressivo e krautrock, intessendo un ricco arazzo sonoro che sovverte gli schemi attraverso un songwriting anticonformista.
SLOOME – “Blue Fire Doom
[Cherub Dream]alt-rock
Questo rock chitarristico trascinante, sinuoso ed esuberante attinge dal dream pop, dallo slacker rock, dallo shoegaze e da alcuni accenni di pop elettronico. Le chitarre sono imponenti muri di fuzz, con riff micidiali sulla scia dei Sonic Youth del periodo intermedio e della potenza del disco d’esordio dei Lilys. È pura beatitudine rock. Gli Sloome sono una band alternative rock originaria di Modesto, in California. Quello che era iniziato come progetto solista del cantante G Curtis Walls si è lentamente trasformato in una formazione composta da Miles Ishmael, Max Basso, Gaius Geranio e Cyrus Vandenberghe. “Blue Fire Doom” segna un nuovo territorio per gli Sloome. Grezzo, trascinante, pesante e comunque sognante; il nuovo lavoro mette in evidenza l’evoluzione della band.
SETTING – “Setting”
[Thrill Jockey]alternative
Il trio della Carolina del Nord Setting mette in campo le proprie notevoli competenze musicali collettive e la propria mentalità collaborativa per dare vita a improvvisazioni ricche e creative. Noti per il loro lavoro con Mind Over Mirrors, Califone, Black Twig Pickers, Pelt, Peeesseye, Sylvan Esso e Jake Xerxes Fussell, i polistrumentisti Jaime Fennelly, Nathan Bowles e Joe Westerlund sovvertono le aspettative creando al contempo un senso di meraviglia. Il loro intricato gioco di sintetizzatori, loop su cassetta, banjo, tastiere, elettronica, cetre e una litania di strumenti a percussione forma un amalgama tangibile di trascendenza celeste e ritmo terrestre, un impulso argilloso che guida con fluidità ogni minima fluttuazione di atmosfera. L’album omonimo dei Setting è una dichiarazione definitiva del loro acume improvvisativo che incontra il rigore compositivo, una robusta fonte di groove ipnagogici e trame a mosaico.
JULIA CUMMING – “Julia”
[Partisan Records]alternative
Il disco d’esordio da solista di Julia Cumming, intitolato semplicemente “Julia”, si apre con una dichiarazione d’indipendenza senza fronzoli: la sua voce e un pianoforte si uniscono in un’affermazione liberatoria di sé che respinge il dubbio, la misoginia e l’idea di essere «troppo». “Julia” spalanca una porta creativa che la polistrumentista newyorkese e bassista dei Sunflower Bean ha impiegato anni a costruire, il cui culmine arriva dopo quasi due decenni di band, pubblicazioni, etichette discografiche e tour incessanti. Quando l’era di “Headful of Sugar” dei Sunflower Bean si è conclusa nel 2023, Cumming si è trasferita a Los Angeles, dove ha preso forma una collaborazione di due anni profondamente terapeutica con il produttore Brian Robert Jones — la sua “seconda pubertà artistica“. Attingendo liberamente dalle influenze formative: Burt Bacharach, Carole King, Joni Mitchell, Carly Simon e Brian Wilson. “Julia” emerge come una gioiosa e anti-cool rivelazione: una celebrazione dei nerd, dei disadattati e della verità duratura dell’essere abbastanza.
MAGIC CASTLES – “Realized”
[Fuzz Club]alternative
I Magic Castles tornano con il nuovo album “Realized”, una raccolta di ricche fantasticherie psych-rock del cantautore di Minneapolis Jason Edmonds, che fonde il calore del folk-rock della fine degli anni ’60 con i riflessi scintillanti dello shoegaze. Appena accasatisi con la Fuzz Club, “Realized” porta la musica dei Magic Castles a un nuovo livello di chiarezza, pur conservando quel calore analogico di lunga data reso possibile solo da una serie di amplificatori vintage, chitarre e organi a transistor. “Realized” è composto da nove viaggi onirici guidati dalla melodia che si dispiegano a ondate. Un mix equilibrato di nostalgia sfocata e psichedelia moderna su larga scala, incentrato su arrangiamenti sognanti e densamente stratificati e armonie vocali fluttuanti.
FAILURE – “Location Lost”
[Arduous]indie-rock, shoegaze
I Failure tornano dopo cinque anni con il loro settimo album in studio, “Location Lost”. L’LP contiene nove brani inediti, che mettono in mostra una visione moderna e mirata del loro caratteristico sound alternative space-rock, tra cui l’ipnotico brano “The Rising Skyline”, con la partecipazione di Hayley Williams dei Paramore. L’album fa seguito al documentario della band del 2025 per Hulu/Disney+, “Every Time You Lose Your Mind”, che ripercorre la carriera e l’eredità della band.
SEASON 2 – “Power Of Now”
[Upset The Rhythm]alternative
I Season 2 si sono formati alla fine del 2024, riunendo musicisti esperti di Melbourne provenienti da progetti passati e presenti quali Parsnip, The Stroppies e Phil and the Tiles. Il quintetto, composto da Carolyn Hawkins, Claudia Serfaty, Charlotte Zarb, Freya McLeod e Matt Powell, si è subito messo al lavoro per scrivere brani accattivanti, in stile DIY e shimmer-pop, che ti attraversano la mente in un vortice gratificante e vertiginoso. Con una chiara visione collettiva e poco tempo da perdere, i Season 2 hanno trascorso il 2025 scrivendo e registrando, esibendosi dal vivo solo in poche occasioni. “Power of Now “è un’esplosione cerebrale di melodia, hook, droni e ritmo. Sulla scia di The Feelies, The Vaselines e The Clean, i Season 2 hanno scatenato un vortice sonoro. È un’ebbrezza vertiginosa di cori accattivanti e ritornelli di chitarra cristallini.
BOY WITH APPLE – “Navigation”
[Welfare Sounds & Records]indie-pop
I Boy with Apple, quartetto svedese di shoegaze/noise-pop di Göteborg, tornano con il loro tanto atteso secondo album, “Navigation”. Dopo aver stuzzicato la curiosità del pubblico fin dall’estate del 2025 con voci su un seguito al loro acclamato album di debutto “Attachment”, i Boy with Apple hanno presentato in anteprima il primo singolo dell’album, “Feeble”, al Roskilde Festival davanti a 3000 persone. Partendo dal noise e dalle melodie sognanti del debutto e con un nuovo chitarrista, “Navigation” vede la band incorporare nel proprio panorama sonoro il loro amore condiviso per la musica dance. È sognante, rumoroso e ritmico. Con “Navigation”, i Boy with Apple dimostrano di essere in una categoria a sé stante, con l’unica concorrenza rappresentata da se stessi.
ADULT MATTERS – “The Spell Is Over” EP
[Costello’s Records]indie-rock
Come certe storie che iniziano quando lo spettacolo è finito, “The Spell Is Over” non rilancia l’azione ma ne osserva le conseguenze. L’EP di Adult Matters si muove nel tempo che viene dopo: quando il rumore si abbassa, le luci si spengono e restano solo le domande. Quelle che emergono lontano dal palco, nei viaggi notturni, negli spazi intermedi, quando l’identità smette di essere performativa e torna fragile. L’intro strumentale “The Spell” apre come una soglia, mentre “Mindfuck” mette a fuoco una tensione costante, fatta di pensieri ricorrenti e fratture interiori. “Sometimes I Feel Everything So Much” introduce una scrittura più mobile e stratificata, capace di tenere insieme intensità e controllo. La versione acustica di “Superman” chiude il cerchio, riportando tutto a una forma essenziale, quasi confidenziale. Registrato al VDSS Recording Studio e accompagnato da un immaginario visivo curato da Simona Catalani e Leandro Agrò, “The Spell Is Over” si impone come una parentesi necessaria: non una fine, ma un momento di chiarezza.
JUNE – “Loved Ones” EP
[Costello’s / Artists First]indie-pop
Con “Loved Ones”, June compone un piccolo atlante emotivo dedicato ai legami che ci tengono in piedi quando tutto sembra cedere. L’EP raccoglie e sviluppa il percorso avviato con i singoli precedenti, trasformando l’introspezione in dialogo e la fragilità in connessione. Dalle immagini domestiche e sospese di “Weaving Song” alla dolce consapevolezza di “Mouse”, fino alla tensione irrisolta di “Turning, Always”, ogni brano è un frammento di crescita: non più il diario segreto di chi osserva il passato, ma la voce di chi sceglie di abitare il presente. L’amore, qui, è quotidiano, imperfetto, e proprio per questo vero e necessario. Il suono resta fedele a un’estetica lo-fi intima e avvolgente, tra folk acustico e indie pop, ma ciò che cambia è lo sguardo: più ampio, più esposto, più coraggioso. “Loved Ones” è una finestra spalancata dopo un lungo inverno. Un EP che racconta come crescere non significhi indurirsi, ma imparare a condividere il proprio spazio con chi lo rende casa.
AXEL FLOVENT – “Fleeing The Shore” EP
[Nettwerk]folk
Un lavoro che segna una svolta nella sua produzione, perché per la prima volta il cantautore firma un progetto interamente autoprodotto. Flóvent ha costruito negli anni un linguaggio musicale unico, sospeso tra dream?pop, indie?folk e suggestioni ambient. «Se dovessi descrivere questo EP con tre parole sarebbero: cambiamento, isolamento e solitudine. Ho voluto mantenere le canzoni vicine al loro nucleo, così come sono nate».
VIRGINIA FROM J – “Nella Corrente” EP
[autoproduzione]indie-rock
“Nella corrente”, questo il titolo della raccolta, rappresenta l’emersione di materiale scritto nel tempo e rimasto in attesa di trovare una forma compiuta. Composto da tre brani, di cui due già pubblicati in autonomia e senza alcun supporto promozionale, “Nella corrente” segna il passaggio da una dimensione privata e sommersa a una più esposta e condivisa. La ricerca sonora si sviluppa in un equilibrio tra alt-pop e alt-rock, con un’impronta essenziale e non patinata, costruita insieme ai produttori Giuliano Vozella e Claudio La Rocca, che hanno contribuito a definire un’identità musicale coerente con l’immaginario dell’artista. Le atmosfere si muovono tra aperture ariose e momenti più raccolti, sostenute da chitarre espressive, una sezione ritmica avvolgente — con Antonio Petruzzelli al basso e Stefano Prezzi alla batteria — e stratificazioni vocali che amplificano il senso di profondità e sospensione.
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