Aggressione verbale: le parole hanno un peso. :: Segnalazione a Arezzo

Alla cortese attenzione della Redazione.
Egr. Direttore, scrivo relativamente a un episodio che, nella sua “piccolezza”, racconta la gravità di un problema da non sottovalutare. Stamani, mentre rientravo a casa in auto, all’altezza dell’Esselunga di Arezzo, sono stata vittima di una violenta aggressione verbale da parte di un ciclista. A suo dire, avrei rischiato di investirlo: in realtà non vi è stato alcun contatto, nessun danno, nessun sinistro, solo una sua percezione di pericolo, comunque inesistente. Da quella percezione, però, è scaturita una valanga di insulti: non semplici invettive su guida e circolazione stradale, ma epiteti volgari, umilianti, pesantemente maschilisti, urlati in mezzo alla strada con rabbia e gratuita violenza. Soprattutto, non rivolti all’automobilista, ma alla donna al volante. Gli ho detto che lo avrei fotografato per denunciarlo e mentre lo inquadravo si è messo in posa, sfidandomi, sicuro del fatto che una donna non avrebbe potuto fargli niente. Che una donna, in quanto tale, non merita rispetto. Ecco come è ridotta la normalità. Scrivo a Lei affinché, questo, non resti l’ennesimo fatto privato da raccontare ad amici e parenti. La violenza non è solo quella fisica e drammatica del femminicidio, inizia molto prima: inizia dalle parole, dalla naturale convinzione che si possa offendere una donna in quanto donna, svalutandola e umiliandola con appellativi di genere. Se commetto un’infrazione, il Codice della Strada mi sanziona, non mi insulta, e visto che non ho sbagliato, quegli insulti sono ancora più esecrabili e rivelano un problema che riguarda tutti noi. Con queste righe non pretendo che si dia un’identità a un anonimo, inqualificabile ciclista (anche se sarebbe giusto e doveroso portarlo davanti a un giudice), ma che si punti il faro su un comportamento e una mentalità che normalizzano la rabbia, trasformandola in discriminazione non appena l’interlocutore è una donna. Per tutti noi, ma soprattutto per le bambine di oggi, future donne di domani, auspico che le istituzioni, le associazioni e la stampa locali mantengano viva l’attenzione anche su queste forme di violenza “minore” (che minore non è), perché abituano all’idea che la donna sia un bersaglio legittimo. Concludo, ringraziandoLa per il tempo e lo spazio che vorrà dedicare a questa mia riflessione. Cordiali saluti.
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