Boccafogli racconta il suo amore per la Ferrari nel libro “Cuore rosso” – Cronaca
BOLZANO. C’era un ragazzo che come lui amava la rossa e i suoi piloti. A tal punto che un giorno si mise in moto su una moto – con addosso solo il Loden, d’ordinanza a quei tempi – e affrontò la strada per Maranello. Distanza da Bologna: 52 chilometri a metterla bene. Ma non ci avrebbe rinunciato per tutto l’oro del mondo. Era il 1976, aveva 16 anni e c’era da gelarsi le mani. Meta? Niki Lauda che stava provando la nuova Ferrari. Era il campione in carica ma, soprattutto, il suo idolo. Passa il tempo. È l’82. E quel sedicenne di allora adesso bazzica la redazione di Autosprint, la Treccani dei motori, l’Enciclopedia britannica della F1. Il direttore lo chiama. Gli dice, con la fretta che tocca a chi ha da organizzare un servizio e qualcosa è andato storto: “Senti, ce la fai a partire adesso per Imola e portarmi il rullino con le foto dei box Ferrari?” Al nome Ferrari, il cielo si oscurò, direbbero i biblisti. E fu così che Roberto Boccafogli prese la sua via. Di Autosprint divenne direttore, e ancora vice di Quattroruote, passando infine per vertici di Rai sport e, inevitabile conclusione, capo della comunicazione della Ferrari F1. Un amore, questo suo per la rossa, finito ora in un libro. Si intitola “Cuore rosso. Cinquant’anni all’inseguimento della Ferrari”. Ieri lo ha presentato al Cittadino, insieme a Ezio Zermiani, indimenticata voce Rai delle imprese della Nazionale rossa.
Dalla rossa non si scappa?
E come si potrebbe. È l’unico esempio al mondo dove si tifa per l’auto, e dunque, per un motore più che per chi la guida.
Una malattia?
No, gli amori non lo sono. Certo, una volta che arriva non va più via.
Anche adesso che va malino?
Piano con il malino. Due anni fa è andata ad un millimetro dal titolo mondiale costruttori. Lo mancò per 12 punti, una inezia.
Beh sì, però l’anno scorso…
Un disastro, lo ammetto. E cosa se no?
Ragione?
Un mancato sviluppo. Errori, evidentemente.
Però troppi anni dall’ultimo mondiale vinto.
Molti, ma pieni di belle gare, auto anche competitive.
Quanti?
Più di 17 anni. Vinse Kimi Raikkonen nel 2008, con Felipe Massa secondo. E 172 punti accumulati. Il 16mo titolo di Maranello.
A proposito di Kimi, oggi c’è un pilota italiano che si chiama Kimi Antonelli e che sta in testa al mondiale. Perché non è in Ferrari?
Il capo del team di allora, quando Antonelli iniziò a fare bene nelle categorie giovanili, pensò fosse troppo presto per gettarlo in F1.
Ma per la Mercedes non lo è stato. E se lo è preso.
“Toto Wolff ha visto lontano. L’ha guardato e ha deciso che quello sarebbe stato il suo protetto. Lo chiama anche adesso “son”, figlio.
E lo ha cresciuto alla Mercedes come un figlio?
Esattamente. Oggi ha 19 anni e corre come un veterano. Ma c’è una cosa da dire, e la dice anche Wolff.
Sarebbe?
Kimi Antonelli è italiano e se corresse in Ferrari la pressione su di lui sarebbe insopportabile. Invece in un team anglo-tedesco le cose funzionano meglio sul quotidiano. Può vivere e crescere.
Quando sono iniziate le difficoltà Ferrari in gara?
Con l’era dell’ibrido. Dopo il 2013 è iniziato il regno Mercedes con Hamilton e Robert, prima ancora Vettel e la Red Bull. Nel 2023 con Vasseur, la Ferrari ha forse toccato i suoi mesi più bui.
È depresso?
Mai. E fedelissimo. Si dovrebbe vedere l’emozione di tutti, non solo degli italiani, quando da una curva esce la rossa. Può arrivare ovunque ma la sua scia è uno spettacolo.
Il suo mito?
Niki Lauda. Con lui ho fatto un’eccezione. Anche quando litigò con Enzo Ferrari nel ’77 per passare alla Brabham, continuai a fare il tifo per lui.
Quando il cuore tornò a battere forte?
Con Gilles Villeneuve. Con lui la Ferrari ridivenne il delirio. La sua era pazzia pura, creatività alla stato selvaggio, intuizione e bravura. Vidi tutte le sue gare, anche quando fu beffato da Pironi.
E fare il giornalista?
Il più bel lavoro del mondo, che lo diventa ancor di più se ti tocca in destino raccontare la tua passione.
Maestri?
Ezio Zermiani. Mi ha raccontato tutto, ho imparato da lui quello che non sapevo pur dopo anni e anni all’inseguimento della Ferrari. Nei box bastava stargli dietro. È in arrivo un successo Ferrari?
Quest’anno le premesse sono buone. L’auto è competitiva.
Peccato che davanti adesso ci sia un italiano…
Occorrerà batterlo. P.CA.




