Ma che Bolzano vogliamo? – BZ News 24
Purtroppo facciamo veramente fatica a spostare i focus dai nomi ai temi. Noi media per primi.
È iniziato sui giornali il ballo per capire il prossimo presidente dell’Azienda di Soggiorno (nelle stanze dove si ragiona sulle candidature, in realtà, è partito molto prima).
Solo che la partenza è, a nostro modo di vedere, legata sempre alla domanda sbagliata: chi sarà?
Quella dovrebbe essere una conseguenza del primo vero quesito: che Bolzano vogliamo nel futuro? Che immagine vogliamo che abbia da qui a 10-20 anni la nostra città? Ben oltre l’attuale amministrazione e persino ben oltre la prossima presidenza. Stabilito quello allora si può passare al “chi”. Ma non “chi sará?” ma “chi ha qualità e competenze per arrivare dove vogliamo arrivare?”. Che può essere il presidente uscente, un commerciante, un albergatore, un imprenditore, un astronauta o qualsiasi altro nome uscito (o no) da queste prime riflessioni. L’importante è che sia la persona adatta all’obiettivo, non adatta ad accontentare tutti o qualcuno.
Si tratta di dare alla direttrice Roberta Agosti e al suo team (che fanno un lavoro enorme e che hanno portato risultati di peso in assoluto e in relazione alle possibilità) una spalla in grado di aiutarli a consolidare, innovare, decidere, dove serve cambiare. Un aiuto vero e non una figurina istituzionale.
Allora proviamo noi a fare la nostra parte immaginando, per sommi capi, che Bolzano vorremmo in 10-20 anni. Una città che non butti le tradizioni ma che non ci si sovrapponga così totalmente come oggi. La città del vino, certo, ma anche la città dei giovani. Nostri, non solo visitatori. Che sappia dialogare su tutte piattaforme con tutte le età e che trovi un’idea nuova potenzialmente disruptive negli anni anche per i quartieri (il Lucca Comics, per esempio, partì così e oggi vediamo cosa è diventata). Una Bolzano che sia la capitale di un festival tematico su scala nazionale (il Festival della Cultura Creativa è stimolante purché si capisca prima o poi meglio nel dettaglio e che guardi alle creatività più giovani). Che abbia un’area concerti all’aperto non per Vasco Rossi ma quantomeno per Dito nella Piaga senza smettere di valorizzare le meravigliose bande territoriali e le eccellenze della musica classica. Che viva la modernità delle piazze insieme al fascino dei castelli.
È solo una prima lista stilata di getto e sicuramente passibile di molte migliorie e modifiche. Ma, quantomeno, è un ragionare sulle idee e non sui nomi.
Difficile trovare un nome che sappia coniugare tutto questo? Vero ma non impossibile e la politica con gli enti stanno lì esattamente per questo. Uno ci verrebbe già in mente ma non sarebbe il momento di dirlo.
Adesso è il momento dei temi.
✍️ Alan Conti




