Toscana

Morirono in ambulanza travolti da un tir, le famiglie: “Revocate la patente all’autista”


“Troppi pochi tre anni di sospensione della patente: è necessario che all’uomo che travolse i nostri cari venga revocata”. E’ quanto chiedono i familiari delle tre vittime della strage avvenuta lo scorso agosto in A1, dove all’altezza di Terranuova, un’ambulanza venne dilaniata da un tir e morirono i due operatori della Misericordia di Terranuova Giulia Santoni Chiapponi (studentessa 23enne impegnata nel servizio civile) di Gianni Trappolini (dipendente della cofraternita) e il paziente che trasportavano, Franco Lovari. 

Era il 4 agosto del 2025 quando avvenne la strage, sotto il Ponte Leonardo, a Levanella. Erano le 11,10 circa, quando il tir guidato da Fabio Mistò, 63enne autotrasportatore, si schiantò sui veicoli che lo precedevano. Tra questi c’era l’ambulanza, che si è accartocciata tra il camion e un altro mezzo che aveva di fronte. Per le tre persone a bordo non c’è stato scampo. 

Mistò ha patteggiato la pena ed è stato condannato a 5 anni di carcere. Come sanzione accessoria la sospensione della patente per tre anni. I familiari delle tre vittime lo hanno saputo dai media. Così come hanno saputo in un secondo momento che il risarcimento per ogni vita spezzata era stato fissato in 2mila euro. Notizie che hanno reso ancora più dolorosa la situazione.

“Per quanto riguarda la patente, in pratica – affermano i familiari – nel momento in cui avrà finito di scontare la sua pena, potrà tornare a guidare come prima”. Per questo, assistiti dai loro legali (Veronica Barzanti per i Santoni, Stella Scarnicci per la famiglia Trappolini e Enrico Buoncompagni per i Lovari) hanno presentato un’istanza al pm Giorgio Martano, affinché promuova un ricorso in Cassazione contro il provvedimento della sanzione accessoria della sola sospensione della patente. 

Le richieste dei familiari e gli esiti della perizia

“Non entriamo nel merito del patteggiamento – spiegano i familiari tramite i loro avvocati – ma vogliamo rappresentare all’opinione pubblica le storture che ci sono state in questa procedura”. I legali fanno anche riferimento alle frasi riportate sulla perizia tecnica stilata dal consulente della Procura Fabio Canè, secondo il quale l’autista, che è stato appurato realizzasse video per i social mentre era alla guida, avrebbe avuto una “condotta criminogena” e “completamente sprezzante della vita umana”. 

Secondo la ricostruzione di Canè il tir piombo sull’ambulanza a 90 chilometri orari “senza accennare alcuna azione frenante”, nonostante ci fossero veicoli fermi in coda, con le quattro frecce lampeggianti.

I familiari, che per mesi sono rimasti chiusi nel loro dolore e manifestando rispetto nei confronti delle istituzioni, domani mattina si ritroveranno di fronte al tribunale di Arezzo, per una conferenza stampa nella quale spiegheranno il perché dell’istanza presentata. “Perché vogliono evitare – affermano i legali – che non appena scontata la pena, ovvero tra 5 anni, possa di nuovo mettersi al volante”. 

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