Economia

Bevande analcoliche: le preferenze degli italiani, tra aperitivi ed energy drink


La prima limonata non si scorda mai, anzi. Per oltre un italiano su due (51%) sorseggiare una bevanda analcolica evoca sensazioni e ricordi positivi. Emozioni legate soprattutto all’infanzia: dalle vacanze al mare (76%) ai momenti trascorsi con gli amici (68%) fino ai piccoli piaceri quotidiani (57%). A rilevarlo un’indagine sulla percezione che gli italiani hanno degli analcolici realizzata a marzo 2026 da AstraRicerche per Assobibe (Associazione italiana industria bevande analcoliche) che ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.004 intervistati dai 18 anni d’età in su.

In particolare, a schiudere lo scrigno delle emozioni sono, in primis, cole e aranciate (oltre il 30%), seguite da aperitivi (22%) e gassose (21%). Gli energy drink sono invece appannaggio del 22% degli Zoomer. Oltre al gusto (91%), alla capacità dissetante (86%), alle minime calorie (60%) e all’assenza di zuccheri (59%), a influenzare le scelte di oltre sei italiani su dieci è anche la provenienza della bevanda. E se il 71% degli intervistati dichiara di apprezzare soprattutto le bevande della tradizione italiana, oltre la metà del campione (58%) è convinto che i nostri prodotti siano amati all’estero in quanto rappresentativi del nostro stile di vita (54%), oltre che eccellenze assolute della tradizione (53%).

Otto rispondenti su dieci, inoltre, ritengono che le nostre bevande analcoliche debbano essere promosse come ambasciatrici tout court del gusto tricolore all’estero, complici l’essere protagoniste di un rito ormai internazionale qual è l’aperitivo (38%), la qualità indiscussa delle materie prime dell’agricoltura italiana (38%) e il gusto distintivo (34%). “La ricerca conferma quanto le bevande della nostra tradizione rappresentino un pezzo d’identità del Paese: un patrimonio di emozioni, un valore da esportare nel mondo, un momento di relax che ci riconnette alla bellezza dei piccoli gesti – commenta Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe – È una responsabilità che il settore sente propria e che guida il lavoro delle nostre aziende, ogni giorno nel segno del Made in Italy inteso non come mera etichetta bensì come asset di cultura e saper fare”. Da valorizzare.


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