Bollette, credito e globalizzazione ridisegnano il sistema produttivo in Calabria
La crisi resta un martello infuocato che picchia sui destini di famiglie e di piccole e medie imprese della Calabria. Quell’argine sempre più fragile e malvestito del sistema produttivo regionale sta cedendo progressivamente sotto la pressione di costi non più sopportabili. Una spirale negativa che risale dallo Stretto di Hormuz, da cui continuano a levarsi impulsi quotidiani al rialzo sui prezzi delle commodities, con un ulteriore aggravio per il costo dell’energia. Non si tratta più di una pressione congiunturale ma ha assunto i connotati strutturali di un viaggio senza ritorno. Il 37.mo report di Confartigianato restituisce l’immagine di un sistema esposto a “Nuovi venti di guerra sull’economia, la congiuntura e le prospettive per le imprese”.
La prima faglia resta l’energia
Nei quarantacinque giorni successivi all’apertura del fronte nel Golfo, il prezzo del gas è salito del 45,6% rispetto a febbraio, mentre l’elettricità all’ingrosso ha superato del 20,6% i livelli precrisi. Il gasolio, voce decisiva per produzione e trasporti, si mantiene più alto del 18,1%. Una pressione che, attraverso le catene globali, si trasferisce su materiali e lavorazioni: metalli e minerali crescono del 23% su base annua, l’alluminio del 26,9%, mentre edilizia e manifattura assorbono rincari su cemento, acciaio, vetro, ceramiche.
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