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Spia morta sul Lago Maggiore, il Mossad: “Agente “M” in missione contro il nucleare iraniano”

“M” era un operativo del Mossad, ed è morto sul Lago Maggiore mentre era in missione. Obiettivo: osteggiare, attraverso la silenziosa guerra che viene condotta dall’intelligence, il programma nucleare iraniano. Con lui erano anche due funzionari dell’Aise, il nostro servizio segreto per la raccolta di informazioni e sicurezza che opera all’estero: Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi.

A confermare le indiscrezioni che circolarono al tempo dell’incidente, avvenuto il 28 maggio 2023, quando un natante da turismo di 16 metri affondò nel Lago Maggiore senza lasciare superstiti, è stato il vertice dell’agenzia di spionaggio israeliana David Barnea, che durante la cerimonia dello Yom HaZikaron non ha fornito dettagli precisi sull’identità dell’agente del Mossad morto in Italia, ma riferendosi a lui con la sigla “M”, si è limitato a dire che l’uomo, a noi noto con l’identità di copertura di Shimoni Erez, è morto all’estero durante operazioni contro l’Iran. Operazioni direttamente collegate al programma nucleare iraniano, obiettivo primario delle operazioni Rising Lion e Roaring Lion.

Secondo quanto riportato dai media israeliani, l’agente del Mossad sarebbe “morto in Italia nel 2023 mentre collaborava con i servizi segreti italiani per impedire a Teheran di ottenere armi avanzate”.

Il direttore del Mossad ha dichiarato che l’agente segreto a cui ha fatto riferimento con la sola lettera “M” ha condotto operazioni “rilevanti e significative” per la sicurezza dello Stato di Israele; operazioni che hanno avuto “un impatto notevole” sulla campagna militare lanciata contro Teheran e il suo programma nucleare e missilistico.

Al tempo, alcune fonti vicine al mondo dell’intelligence avevano avanzato l’ipotesi che l’incontro fissato in Italia, con la copertura o la concomitanza dei “festeggiamenti” sulla barca di Claudio Carminati, armatore e comandante dell’imbarcazione che perse la vita insieme alla moglie, la donna di origine russa Anya Bozhkova, potesse essere strettamente legato allo scambio informativo sugli “sforzi nucleari iraniani nel sito di Fordow, situato nel sottosuolo a sud di Teheran”. Uno dei principali obiettivi degli strike aerei condotti dai bombardieri statunitensi nel corso dell’operazione Midnight Hammer e target delle operazioni israeliane tuttora in corso.

Durante la giornata dedicata al ricordo dei Caduti dell’Intelligence italiana del 2024, nella nota dedicata a entrambi gli agenti dell’Aise che persero la vita nell’incidente sul Lago Maggiore si leggeva: “Perde la vita nelle acque del Lago Maggiore, il 28 maggio 2023, nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri”. Parole precise che attirarono l’attenzione di quanti avevano seguito da vicino la vicenda.

Al tempo, siti specializzati nell’Osint e nella raccolta di informazioni collegate all’intelligence avevano segnalato la “prossimità del Lago Maggiore alla città di Milano, dove i funzionari dell’intelligence avevano soggiornato in appartamenti legati ai servizi, e al Centro comune di ricerca dell’Unione europea a Ispra”, e si era parlato della “possibilità che si fosse discusso di una questione legata ad alcune tonnellate di uranio naturale recentemente sparite da un sito in Libia”. Si citava inoltre un incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e la premier Giorgia Meloni durante il quale si era parlato anche di “questioni legate al nucleare iraniano”. Ipotesi che ora potrebbero trovare alcune conferme nelle parole del direttore del Mossad David Barnea, il quale, ricordando l’agente caduto, ha dichiarato: “Le operazioni guidate da M hanno combinato creatività, astuzia e tecnologia e hanno influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran“.

Il corpo dell’agente venne trasferito dall’Italia e seppellito ad Ashkelon lo stesso anno. Durante il funerale venne ricordato come “un uomo dai modi raffinati, un amante dell’umanità, di buon cuore, calmo e tranquillo”, “sapeva stare in mezzo alla gente. Adulti e giovani, stranieri e israeliani lo circondavano sempre, e lui sapeva parlare con tutti nella loro lingua, in ogni senso della parola, con calma e rispetto“. Aveva servito il Mossad per 30 anni e, a dispetto di quanto era stato riferito al tempo, non era un ex agente, ma un operativo impegnato a seguire le tracce dell’uranio che serviva al regime degli ayatollah per ottenere un’arma nucleare che avrebbe ridefinito gli equilibri del Medio Oriente, fornendo a Teheran una deterrenza determinante nella regione e nel mondo.

Oggi quell’uranio altamente arricchito è ancora l’obiettivo delle operazioni militari che gli Stati Uniti e Israele vogliono condurre nel cuore del territorio iraniano, e che potrebbero anche contemplare l’incursione di forze speciali in un’operazione quasi impossibile nei tunnel sotterranei di uno dei siti nucleari che potrebbero custodire la scorta

di 450 chili di uranio arricchito al 60%. Una delle ipotesi è che sia celato in un tunnel scavato in un massiccio montuoso a nord della centrale di Natanz. Informazioni che potrebbero essere note anche alla nostra intelligence.


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