Scienza e tecnologia

Google brevetta batteria removibile Pixel: come funziona

La nostalgia per il Samsung Galaxy S5 e il suo pannello posteriore removibile è comprensibile, ma lasciamola dove sta: nel 2014. Google ha depositato il brevetto US20260006115A1, che descrive un sistema di batteria rimovibile meccanicamente, e molti ci hanno letto il ritorno a quell’era. Non è così, ma è comunque una buona notizia.

Dietro a questo brevetto non c’è un colpo di nostalgia: c’è il regolamento UE che impone ai produttori di garantire la sostituzione della batteria con strumenti disponibili in commercio entro febbraio 2027. Google non sta facendo un favore agli utenti per bontà d’animo: sta adeguandosi a una normativa che non lascia scelta.

Come funziona il nuovo sistema di batteria

Il design descritto nel brevetto è abbastanza diverso da quello a cui siamo abituati. La batteria viene alloggiata in un telaio metallico dedicato, che poi scorre all’interno del corpo del telefono e si blocca tramite innesti meccanici. Niente colla, niente pistola termica, niente solventi.

Il telaio metallico non serve solo a tenere la batteria in posizione: fa anche da sistema di messa a terra per le antenne, grazie a contatti a molla che si connettono automaticamente all’inserimento. Un dettaglio ingegneristico non banale, visto che i telefoni moderni dipendono moltissimo dalla qualità del collegamento tra componenti interni e antenna.

Vale la pena ricordare che un brevetto non è una roadmap: depositato il 1° gennaio 2026, dimostra che c’è lavoro ingegneristico reale su questo fronte, ma non conferma che la funzione arriverà su un Pixel specifico.

Perché oggi cambiare la batteria è un problema

Aprire un Google Pixel attuale significa scaldare i bordi con una pistola termica, tagliare il silicone ammorbidito e sperare che il display sopravviva all’operazione. La batteria, poi, è incollata: per rimuoverla servono solventi come l’alcool isopropilico. Non è un lavoro per tutti.

Il risultato pratico è che una batteria di ricambio per Pixel 9 Pro XL costa circa 60 dollari, ma portarla in un centro assistenza può triplicare il costo a causa della manodopera.

E questo per un componente che, secondo Apple e le linee guida UE, inizia a degradarsi sensibilmente intorno agli 800-1.000 cicli di ricarica, ovvero circa tre anni di utilizzo normale.

Il paradosso è che dopo tre anni il resto del telefono è spesso ancora in ottima forma: il processore è veloce, l’OLED è integro, le fotocamere tengono. È la batteria il punto debole, e il design attuale rende la sua sostituzione inutilmente complicata e costosa. Google lo sa bene, visto che sui Pixel ha già promesso 7 anni di aggiornamenti: una promessa che suona vuota se dopo tre anni la batteria è a pezzi e cambiarla costa quanto una cena fuori.

Non è un caso che movimenti come iFixit e Right to Repair spingano da anni in questa direzione: le batterie incollate non sono solo un problema tecnico, sono un meccanismo che concentra le riparazioni nei canali ufficiali e accelera la produzione di rifiuti elettronici.


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