Sicilia

Pluriomicida di Gela e al 41 bis per 14 anni torna libero, in carcere ha cambiato vita

Trentaquattro anni trascorsi in carcere, condannato all’ergastolo, con «fine pena mai», per omicidi commessi durante la guerra di mafia a Gela (Caltanissetta), Paolo Di Giacomo, 77 anni, ritorna in libertà, con la condizionale, per lavorare proprio a Gela, dove ha trovato la disponibilità di un’azienda. Per i giudici del tribunale di sorveglianza di Napoli, dove Di Giacomo era detenuto, il suo cambiamento di vita è stato decisivo. «Una condotta encomiabile» ha scritto nelle relazioni il sacerdote alla guida dell’associazione per la quale Di Giacomo ha prestato lavoro per dieci anni, a supporto dei minori.

Nel 2016, dopo quattordici anni trascorsi al 41 bis, Di Giacomo ottenne la semilibertà, iniziando a svolgere volontariato con i minori, ritornando in carcere la sera, a conclusione dei turni di lavoro. L’uomo, che fu condannato anche per la strage di Gela del 1990 per fare parte del del gruppo degli «stiddari», non ha mai collaborato ma secondo i giudici non ha più collegamenti con le cosche e la sua eventuale collaborazione con la giustizia è stata ritenuta ormai «inesigibile», visto il tempo trascorso. I giudici di sorveglianza, dopo un primo no alla libertà condizionale, hanno accolto il ricorso, presentato dal difensore Giulio Bennici. La Cassazione aveva già disposto un primo annullamento con rinvio ai magistrati. La difesa ha insistito sul suo totale cambiamento di vita.

«È vero, Di Giacomo non ha mai risarcito economicamente le vittime – dice l’avvocato Bennici – ma la sua condizione di ininterrotta detenzione, fin dal 1992, non glielo ha permesso. I giudici però sottolineano che il suo totale mutamento di vita e il darsi agli altri è già una forma di risarcimento morale».


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