Scoperto a Bologna il Dna del più antico gruppo di Neanderthal d’Europa

Un risultato scientifico senza precedenti arriva dall’Università di Bologna: un team internazionale coordinato da Andrea Picin del Dipartimento di Chimica Giacomo Ciamician ha analizzato otto denti fossili ritrovati nella grotta di Stajnia, in Polonia, ricostruendo per la prima volta il profilo genetico completo di un gruppo di antichissimi Neanderthal vissuti circa 100.000 anni fa. Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, cambia radicalmente la prospettiva sulla presenza dei Neanderthal in Europa centro-orientale, e conferma il ruolo fondamentale dei ricercatori bolognesi nella genetica evolutiva umana.
Registrati alla sezione Dossier BolognaToday
Cosa rivela il Dna dei Neanderthal di Stajnia
Attraverso l’analisi del Dna mitocondriale – ereditato solo per via materna – gli studiosi hanno dimostrato che i Neanderthal polacchi appartenevano allo stesso ramo genetico di individui trovati in Francia, Caucaso e Penisola Iberica. Questo suggerisce l’esistenza di una linea materna diffusa in tutta l’Eurasia occidentale, poi sostituita da popolazioni neandertaliane più recenti. “Per la prima volta possiamo osservare un piccolo gruppo di almeno sette Neanderthal dell’Europa centro-orientale vissuti circa 100.000 anni fa”, spiega Andrea Picin. “È una finestra preziosa sulla struttura sociale e genetica di queste popolazioni preistoriche”.
I Neanderthal di famiglia: giovani, adulti e legami di sangue
Uno degli aspetti più sorprendenti scoperti dal team riguarda la parentela biologica tra gli individui: due denti di giovani e uno di adulto condividono lo stesso Dna mitocondriale, segno che i tre erano probabilmente imparentati, forse membri dello stesso gruppo familiare. A confermarlo è la ricercatrice Mateja Hajdinjak del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology: “È raro trovare fossili che mostrino rapporti familiari diretti. Questi risultati aprono una nuova dimensione nello studio dei Neanderthal come comunità, non solo come singoli individui”.
Confronto con il fossile “Thorin”: un legame tra Polonia e Francia
Il gruppo di Bologna ha confrontato il Dna dei denti di Stajnia con quello del fossile “Thorin”, trovato nel 2025 in Francia nella grotta di Mandrin. Pur separati da 50.000 anni, entrambi mostrano tracce genetiche comuni, segno di contatti e migrazioni tra diversi gruppi di Neanderthal in Europa. “Questi dati ci ricordano che le cronologie antiche devono essere trattate con prudenza”, sottolinea Sahra Talamo, co-coordinatrice dello studio. “La genetica, l’archeologia e la datazione al radiocarbonio devono sempre dialogare per dare un quadro più preciso della nostra storia evolutiva”.
Un lavoro internazionale guidato da Bologna
Oltre all’Università di Bologna, hanno partecipato al progetto studiosi del Max Planck Institute di Lipsia, dell’Università di Wrocław, della Queen’s University di Belfast, dell’Università di Bristol, dell’ETH di Zurigo e molte altre istituzioni europee e statunitensi. Il team italiano ha potuto contare sul supporto di diversi progetti di eccellenza, tra cui Resolution (ERC Starting Grant), Dynasty (PRIN) e Eurhope (FARE), coordinati dalla professoressa Talamo, oltre al progetto Fis 2 Pool guidato da Picin.
Stajnia, la grotta che racconta l’Europa di 100.000 anni fa
La grotta di Stajnia, nel sud della Polonia, è ormai uno dei siti chiave per studiare i movimenti e la storia genetica dei Neanderthal. Oltre agli otto denti analizzati, ospita strumenti in selce e resti di animali che permettono di ricostruire il contesto di vita di questi antichi abitanti d’Europa. “Sapevamo che Stajnia era un sito eccezionale, ma i risultati hanno superato ogni aspettativa”, affermano Wioletta Nowaczewska e Adam Nadachowski, tra i co-autori dello studio.
Una scoperta che riscrive la preistoria europea
Con questo studio, l’Università di Bologna conferma il proprio ruolo di leadership nella ricerca globale sull’evoluzione umana. I risultati ottenuti non solo arricchiscono la conoscenza dei Neanderthal dell’Europa orientale, ma dimostrano come la collaborazione internazionale e l’uso di tecniche genetiche avanzate possano riscrivere la storia antica del nostro continente.
Source link




