Ambiente

flessibilità e competenze per PMI e grandi aziende

C’è un segmento del mondo manageriale che, pur restando ancora poco visibile nel dibattito pubblico (specialmente in Italia), sta guadagnando spazio con crescente rapidità: è quello dell’Executive Temporary (o Interim) Management, che presuppone l’ingresso in azienda di una figura “ponte” e a termine, con responsabilità operative dirette e obiettivi chiari che si traducono nella necessità di produrre risultati in tempi rapidi. Parliamo in altre parole di un modello organizzativo che risponde a un’esigenza sempre più diffusa tra le imprese, soprattutto quelle di medie dimensioni, chiamate a gestire contesti instabili e ristrutturazioni, passaggi generazionali e transizioni di governance, trasformazioni urgenti e passaggi critici senza poter contare su tempi lunghi di selezione o su strutture interne già pronte.

Secondo le rilevazioni di Valtus, società attiva nell’universo dei “manager a tempo” a livello executive, questo mercato vale oggi su scala globale circa 5 miliardi di euro, con Europa (che pesa per il 60% e cresce a ritmi prossimi al 10% annuo) e Stati Uniti a fare da traino. È però nei cluster emergenti, e tra questi c’è anche l’Italia, che si registrano le dinamiche più interessanti, con un incremento atteso nell’ordine del 15% che conferma una chiara evoluzione di approccio, da parte delle aziende, nella gestione delle discontinuità. A spingere questa evoluzione concorrono diversi fattori: dalla difficoltà di reperire competenze specialistiche in tempi brevi alla crescente richiesta di flessibilità da parte delle aziende fino alla messa in discussione dei modelli tradizionali di consulenza e ricerca di livello executive. Abbiamo approfondito questa tematica con Roberto La Caria, Managing Partner di Valtus Italia.

Il rimbalzo di domanda per il mercato dei “manager a tempo” è congiunturale o il segnale di una trasformazione del modello di leadership delle imprese italiane?

Più che di un rimbalzo congiunturale, si tratta di un cambiamento strutturale. L’Italia parte da un livello di conoscenza dello strumento molto più bassa rispetto ad altri paesi europei, dimostrato dal fatto che il mercato dell’Executive Interim Management vale circa 2,5 miliardi di euro in Germania e circa 150 milioni nel nostro Paese. Eppure, in un contesto di forte incertezza, le Pmi necessitano di competenze manageriali di alto livello e immediatamente operative, che non pesino troppo sulla struttura per non perdere competitività. Anche le grandi aziende stanno però guardando con crescente interesse a questo fenomeno, che per caratteristiche di flessibilità e rapidità di intervento può fungere da leva strategica per affrontare cambiamenti repentini, colmare tempestivamente eventuali ruoli manageriali vacanti e guidare progetti complessi. Questo contesto richiede un rapido rafforzamento manageriale, necessario per garantire un’integrazione efficace a valle delle operazioni di M&A (Merge and acquisition, ndr) e favorire la creazione di valore evitando situazioni di under-performance.

C’è un momento specifico che elegge il temporary manager a scelta più razionale dal punto di vista economico e non solo organizzativo?


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