meccanismi, previsioni e scenari per l’estate mediterranea
Per comprendere El Niño è necessario inquadrarlo nel sistema più ampio cui appartiene: l’ENSO (El Niño-Southern Oscillation), un’oscillazione climatica periodica che coinvolge l’Oceano Pacifico tropicale e l’atmosfera sovrastante, con cicli che si ripetono mediamente ogni 2–7 anni e intensità variabile.
El Niño e La Niña rappresentano le due fasi opposte di questo ciclo. La loro origine storica risale all’Ottocento, quando i pescatori di Perù ed Ecuador osservarono una corrente calda anomala che, in prossimità del Natale, riduceva drasticamente il pescato, battezzandola “El Niño” in riferimento al Bambin Gesù
ENSO alterna tre stati: El Niño, fase calda caratterizzata da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale (che dura in genere tra 9 e 12 mesi, talvolta fino a 2 anni); La Niña, fase opposta con raffreddamento delle medesime aree; e una condizione neutra intermedia.
La meccanica di El Niño
Durante El Niño, gli alisei, che soffiano stabilmente da est verso ovest, si indeboliscono consentendo alle acque superficiali più calde di espandersi verso il Pacifico centrale e orientale. Questo accumulo di calore libera grandi quantità di energia nell’atmosfera, determinando un temporaneo aumento delle temperature medie globali e modificando i regimi dei venti e delle precipitazioni in numerose regioni del pianeta.
Lo stato attuale dell’ENSO e le previsioni per l’estate 2026
Negli ultimi anni si è assistita a un’alternanza serrata tra i due estremi del ciclo ENSO: dopo un lungo periodo dominato da La Niña tra il 2020 e il 2023, è seguito un evento El Niño nel 2023–2024, quindi un nuovo biennio La Niña debole, che non ha impedito al 2025 di rivelarsi il terzo anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni.
Oggi il sistema si trova in fase di transizione. La fase fredda sta lasciando spazio a una condizione neutra prevista tra febbraio e aprile 2026. Nonostante l’azione mitigatrice di La Niña, la spinta del cambiamento climatico è stata tale da non impedire al 2025 di posizionarsi tra gli anni più caldi mai osservati.
Gli ultimi aggiornamenti ufficiali del NOAA/CPC indicano una probabilità del 62% che El Niño si sviluppi tra estate e fine estate 2026, configurandolo come lo scenario più probabile. Alcuni scenari degli ensemble ECMWF delineano anomalie nel Pacifico equatoriale centrale e orientale compatibili con i grandi eventi storici, sebbene l’intensità finale dell’evento rimanga molto incerta.
Le istituzioni scientifiche invitano tuttavia alla prudenza: le previsioni stagionali mostrano una forbice ampia di possibili scenari, e in questo periodo dell’anno l’incertezza è più alta a causa della cosiddetta barriera primaverile di prevedibilità, fenomeno per cui tra marzo e maggio il sistema climatico del Pacifico tropicale è naturalmente più difficile da prevedere.
Effetti globali: un quadro differenziato
Qualora El Niño dovesse consolidarsi, le ricadute a livello planetario sarebbero significative e geograficamente differenziate.
In agricoltura, la siccità prevista in Asia sud-orientale, Australia e India può ridurre i raccolti di riso, grano e mais, spingendo verso l’alto i prezzi alimentari globali. Gli uragani atlantici potrebbero risultare meno numerosi, mentre il Pacifico centrale e orientale vedrebbe aumentare l’attività ciclonica. Australia, Indonesia e Sudafrica potrebbero registrare una forte siccità e un aumento del rischio di incendi. L’India centrale e settentrionale rischia una drastica riduzione delle piogge monsoniche. Perù, Ecuador e Africa orientale sarebbero invece esposti ad alluvioni con precipitazioni estreme.
El Niño e l’Italia: connessioni indirette e scenari estivi
La relazione tra El Niño e il clima europeo è strutturalmente più complessa e meno diretta rispetto ad altre aree del pianeta. Quando si guarda all’Europa, il segnale che arriva dal Pacifico tende ad attenuarsi e viene “filtrato” da una catena complessa di interazioni atmosferiche: non esiste una relazione diretta e affidabile tra la presenza o l’intensità di El Niño e un’estate calda nel Mediterraneo. Gli eventuali effetti sono indiretti, variabili e spesso secondari rispetto ad altri fattori, come la disposizione delle figure di alta e bassa pressione tra Europa, Atlantico e Nord Africa.
Il fattore determinante resta il riscaldamento globale di origine antropica. Il suo contributo al rialzo termico globale si sovrappone al riscaldamento antropogenico, rendendo più probabili nuovi estremi di temperatura. Per questo motivo, anche senza un El Niño intenso, le estati europee possono risultare sempre più calde.
Detto questo, gli scenari più pessimistici per l’Italia non sono privi di fondamento. Il Mar Mediterraneo potrebbe accumulare una quantità di calore fuori norma, trasformandosi in un vero e proprio serbatoio di energia potenziale per il successivo autunno, mentre si potrebbe abbassare la rotta dei cicloni atlantici, con perturbazioni sempre più frequenti sullo Stivale: un “super” El Niño potrebbe portare anche una fase di scarse precipitazioni invernali e temperature al di sopra della media, con un autunno mite e fasi acute di maltempo.
La questione del “Super El Niño” e il 2027
L’esperto del Washington Post Ben Noll ha parlato di una probabilità del 75% di un super El Niño entro ottobre 2026, con alcuni scenari che suggeriscono l’evento più intenso da oltre un secolo, con impatti meteorologici di vasta portata destinati a durare fino al 2027. Gli stessi scienziati della Columbia University, tuttavia, avvertono che sarebbe “un po’ sorprendente” avere un El Niño così presto dopo l’episodio moderatamente forte del 2023–2024.
Il punto chiave riguarda la tempistica degli effetti. Storicamente, l’impatto maggiore di El Niño sulle temperature globali non si avverte nell’anno in cui il fenomeno inizia, ma in quello successivo. Se El Niño dovesse consolidarsi tra fine 2026 e inizio 2027, il 2027 si candiderebbe a essere un anno sensibilmente più caldo della media.
Il Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea, ha sottolineato che il 2026 potrebbe trasformarsi in un nuovo anno record qualora il fenomeno dovesse ripresentarsi.
Conclusioni: certezze e incertezze da tenere distinte
Il quadro che emerge dalle principali agenzie scientifiche ( NOAA, ECMWF, WMO, Copernicus) è quello di un sistema in transizione verso condizioni potenzialmente molto rilevanti, ma ancora non definitivamente determinate. La probabilità maggioritaria (62%) punta a uno sviluppo di El Niño nella seconda metà del 2026. L’intensità dell’evento rimane la variabile più incerta, con la “barriera primaverile di prevedibilità” che riduce ulteriormente l’affidabilità delle proiezioni sino a maggio.
Ciò che invece appare strutturale, indipendentemente da El Niño, è la tendenza al riscaldamento globale sostenuto, con oceani che mantengono temperature eccezionalmente elevate anche nelle fasi teoricamente mitigatrici. In questo senso, El Niño non è la causa del cambiamento climatico in atto, ma potrebbe amplificarne gli effetti nei prossimi 18 mesi in misura significativa.
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