Ricatto dell'Iran sullo Stretto. E Trump: "Accordo o guerra"
Non è durata nemmeno ventiquattr’ore la riapertura totale dello Stretto di Hormuz, cruciale rotta marittima sempre più utilizzata come moneta di scambio nel conflitto tra Usa e Iran. Venerdì, dopo l’annuncio di Teheran della “completa riapertura” dello Stretto, Donald Trump ha mostrato i muscoli decidendo di mantenere il blocco alle navi iraniane sino alla chiusura di un accordo di pace. Nel contempo comvoca una riunione nella situation room e annuncia: “Senza svolta la guerra riprende”. Una mossa che ha fatto infuriare la Repubblica islamica portando al nuovo stop e al conseguente caos nel braccio di mare conteso. A farne le spese sono state parecchie navi colte di sorpresa e costrette al dietrofront: qualcuna – almeno tre – è stata bersagliata anche da proiettili, fortunatamente senza conseguenze. Tra queste due petroliere battenti bandiera indiana, tra cui la Vlcc: col suo carico di due milioni di barili di petrolio iracheno ha dovuto fare marcia indietro verso ovest, per la rabbia di Nuova Delhi che ha convocato subito l’ambasciatore iraniano.
Reuters scrive, citando i dati di navigazione, che oltre una decina di petroliere, tra cui tre navi soggette a sanzioni, sono riuscite ad attraversare lo Stretto nel periodo di luce verde. Ora, invece, il passaggio delle imbarcazioni sarà determinato “all’autorizzazione iraniana”, spiega il presidente del parlamento, Mohammad-Bagher Ghalibaf. Gli Usa “non possono imporre la propria volontà e porre sotto assedio” lo Stretto, gli fa eco il vice ministro degli Esteri Saeed Khatibzadeh, precisando che il tycoon parla troppo e si contraddice. E il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, il massimo organo decisionale del Paese sotto la guida suprema, fa sapere che terrà il controllo di Hormuz “fino alla conclusione definitiva della guerra”. L’Iran sta esaminando nuove proposte provenienti dagli Stati Uniti, trasmesse tramite il Pakistan, e non ha ancora risposto, prosegue il Consiglio, ma ritiene che, finché continuerà il blocco navale Usa, verrà considerato “una violazione del cessate il fuoco”.
Trump, invece, tuona che Teheran non deve “ricattare” Washington con i suoi repentini cambi di posizione sul destino della rotta marittima. In ogni caso il comandante in capo rivela che “stiamo parlando con loro. Volevano chiuderlo di nuovo, come fanno da anni, ma non possono ricattarci”. Poi precisa che “stiamo adottando una linea dura”. Allo stesso tempo, sostiene che i colloqui con l’Iran “stanno andando molto bene”. Ma un messaggio della Guida Suprema Mojtaba Khamenei minaccia: “Siamo pronti a infliggere nuove amare sconfitte agli Stati Uniti”. L’agenzia Tasnim, affiliata alla Guardia Rivoluzionaria, rivela che la Repubblica islamica non ha per ora acconsentito a tenere un nuovo ciclo di colloqui con gli Usa sempre “a causa del blocco navale americano e delle richieste eccessive avanzate dall’amministrazione”. Ma fonti diplomatiche pakistane, alla domanda se ci sia ottimismo sul fatto che un altro round di negoziati si terrà nei prossimi giorni ad Islamabad, rispondono di “non aver avuto alcuna informazione che suggerisca il contrario”.
Nel frattempo, stando a fonti informate del Wall Street Journal, nei prossimi giorni le forze armate statunitensi si starebbero preparando ad abbordare petroliere legate all’Iran e a sequestrare navi commerciali nelle acque internazionali, ampliando la stretta navale oltre il Medioriente.
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