sequestro record da 2,5 milioni di euro
Un controllo nato quasi per caso, trasformato in uno dei sequestri più rilevanti degli ultimi mesi nella Capitale. A Prima Porta i Carabinieri hanno smantellato un vero e proprio centro di stoccaggio della droga, recuperando quasi mezzo quintale di stupefacenti e arrestando tre persone.
Un colpo che, secondo le stime degli investigatori, sottrae al narcotraffico un giro d’affari da circa 2,5 milioni di euro.
L’intuizione che ha fatto scattare il blitz
Tutto prende forma lontano da pattuglie e sirene, in una serata qualunque. In via Cabiate, un militare fuori servizio della stazione di Piazza Farnese nota un uomo in scooter con un atteggiamento sospetto. Troppo nervoso per passare inosservato.
La segnalazione ai colleghi fa scattare il controllo. Nelle borse termiche agganciate al mezzo non ci sono alimenti, ma panetti di hashish: circa 20 chili pronti per la distribuzione. Un carico che conduce immediatamente a una pista precisa: un appartamento poco distante, da cui l’uomo era appena uscito.
L’appartamento trasformato in deposito
Quando i militari entrano nell’abitazione, si trovano davanti a uno scenario che non lascia dubbi. All’interno ci sono un 38enne, già noto alle forze dell’ordine, e il padre 66enne. Ma soprattutto, c’è una quantità impressionante di droga.
Oltre 450 chili di hashish stipati in panetti, a cui si aggiungono circa 5 chili di marijuana. In casa anche bilancini di precisione, materiale per il confezionamento sottovuoto e telefoni cellulari utilizzati per gestire le operazioni.
Un’organizzazione rudimentale solo in apparenza, ma perfettamente funzionale alla distribuzione su larga scala.
Arresti e misure cautelari
Il quadro emerso ha portato all’arresto dei tre uomini coinvolti. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha disposto il carcere presso la casa circondariale di Regina Coeli per il 38enne e per lo scooterista, ritenuti figure centrali nell’attività di spaccio.
Per il padre, invece, è stata concessa la misura degli arresti domiciliari, pur riconoscendo il suo coinvolgimento nella gestione del deposito.
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