In Calabria prezzi alle stelle e famiglie in affanno: a Cosenza e Reggio inflazione record
La rabbia e la sofferenza marcano la linea del tempo dietro le quinte di una vita che si è, purtroppo, complicata. L’epicentro della crisi planetaria è in un Medio Oriente ridotto in fiamme, tra rotte interrotte e mercati in allarme. Ma le macerie sono evidenti anche qui, ogni giorno, negli scontrini della spesa e alle colonnine delle stazioni di servizio. La guerra ha cambiato in fretta i connotati dell’economia, trascinando con sé una catena di rincari che trova nei carburanti il suo punto di caduta. Il petrolio che fatica ad arrivare e lo Stretto di Hormuz che si contrae diventano moltiplicatori del disagio sociale.
I dati dell’inflazione di marzo descrivono una regione che corre nei prezzi oltre la media nazionale. Cifre da allarme rosso in Calabria con Cosenza e Reggio che guidano la classifica dei capoluoghi italiani con la crescita più consistente del carovita. Se l’Italia si ferma all’1,7%, Cosenza cresce fino al 3,1%, facendo segnare il dato più alto del Paese. E Reggio Calabria si accomoda sulla poltrona d’onore con il 2,9%. Catanzaro resta nella bolla con un indice che si ferma all’1,4%. E non si tratta solo di percentuali che salgono e scendono all’interno di diagrammi inquieti. Il carovita è la narrazione di una pressione che si scarica sui bilanci familiari già compressi da un reddito disponibile tra i più bassi del Paese, poco più di 16 mila euro l’anno, secondo l’Istituto Tagliacarne.
Il carburante è il motore di questa sofferenza sociale. Lo si ritrova nei trasporti, dove i rincari superano la media nazionale: +3,2% a Cosenza e Reggio. Ma soprattutto nell’uso del mezzo personale, che sale al 4,4% a Cosenza e al 4,8% a Reggio, segno di una mobilità sempre più costosa in territori dove l’alternativa è, praticamente inesistente.
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