Società

Acquacoltura in mare aperto, Italia fanalino di coda in Europa


Per lo sviluppo degli allevamenti in mare aperto esiste già una mappatura dei siti più adatti per le nuove concessioni, ha ricordato il presidente dell’Op del Pesce Claudio Pedroni, anche se la competenza spetta alle Regioni. «Abbiamo potenzialità uniche – ha detto Pedroni – ma lo sviluppo va programmato». Allevamenti e pesca tradizionale chiedono anche maggiore trasparenza nell’indicazione d’origine sui consumi fuori casa per sostenere la produzione nazionale. Quella degli allevamenti è leggermente cresciuta negli ultimi anni nonostante le difficoltà citate, mentre il settore della pesca continua a registrare cali produttivi, con una flotta ridotta del 25% negli ultimi 20 anni a 11 mila imbarcazioni, difficoltà strutturali e costi in continuo aumento.

Aumenta l’import di branzini

Il presidente dell’Api, associazione che rappresenta oltre il 90% delle imprese dell’acquacoltura, Matteo Leonardi, ha ricordato che l’espansione del comparto è molto più veloce in Europa e nel mondo che in Italia: «Rischiamo di perdere un’opportunità», mentre aumenta l’import di branzini e orate dalla Turchia «a prezzi non giustificati e il salmone, inferiore alla trota come prodotto, si trova dappertutto. Servono promozione, investimenti nell’adeguamento degli impianti per la crisi climatica, sul miglioramento della shelf life del prodotto nella grande distribuzione e un quadro normativo chiaro. Sulle concessioni manca una norma certa su attribuzioni e durata e questo frena sia le nuove domande che lo sviluppo di quelle esistenti. Vanno chiarite le competenze e accorciato l’iter per il rilascio, che in alcuni casi ha richiesto tre anni». Anche per la direttrice di Federpesca, Francesca Biondo, per invertire la tendenza è necessario intervenire su più fronti. «La collaborazione tra pesca tradizionale e acquacoltura – ha spiegato – può essere la chiave per ridurre la dipendenza dall’estero, promuovendo così la sostenibilità in tutti i suoi aspetti. Bisogna informare i consumatori sul contesto economico in cui un prodotto è pescato e non solo su come è stato pescato».

Crisi ed effetti della guerra

Intanto, nei giorni scorsi Coldiretti Pesca, Agci Pesca e Acquacoltura, Confcooperative, Legacoop e Federpesca hanno scritto due lettere al ministero del Lavoro per richiamare l’attenzione del Governo sulla grave crisi del settore pesca “tradizionale”. Nella prima le associazioni sollecitano l’adozione del decreto sulle indennità per il fermo pesca 2025, con tempi certi per la presentazione delle domande e le erogazioni. Nella seconda lettera si chiede l’estensione della cassa integrazione al settore della pesca e l’attivazione di strumenti immediati di tutela sociale, con una misura straordinaria di sostegno al reddito attraverso il Fondo di integrazione salariale legata alla crisi energetica e all’aumento del costo del carburante, «per fronteggiare la drastica riduzione delle giornate lavorative causata dall’attuale contesto economico».

Giovedì 16 aprile il Masaf ha fatto sapere che «l’attivazione del meccanismo di crisi per la pesca e l’acquacoltura da parte della Unione europea è un risultato straordinario raggiunto grazie all’Italia. Nell’ultimo Agrifish, avevamo richiamato l’attenzione dell’Unione europea sull’impatto insostenibile dell’aumento dei costi energetici causato dalle tensioni internazionali».
«Ci siamo fatti capofila nel sollecitare una risposta per sostenere un settore vitale già vessato da politiche ideologiche che ne avevano ridotto drasticamente la capacità operativa. Oggi – dichiara il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida – abbiamo una risposta importante, che va nella direzione auspicata dall’Italia, quella di garantire continuità operativa alle imprese, salvaguardare l’occupazione e difendere la sovranità alimentare europea. È fondamentale che l’Europa continui su questa strada, abbandonando approcci ideologici e rafforzando strumenti straordinari di intervento capaci di rispondere alle crisi reali che colpiscono lavoratori e imprese. L’Italia rappresenta un punto di riferimento politico chiaro nell’Unione europea e questa ne è la dimostrazione», conclude Lollobrigida.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »