Cultura

Via col Vento, spunta il retroscena agghiacciante: cast vittima di discriminazione

Nel 1939, mentre il mondo stava per precipitare nel secondo conflitto mondiale, Hollywood produceva uno dei film più ambiziosi e costosi della propria storia. Via col Vento uscì il 15 dicembre di quell’anno con una prima ad Atlanta che paralizzò la città: quasi un milione di persone si riversò per le strade di un centro di appena 300.000 abitanti, i tre giorni precedenti la proiezione furono dichiarati festivi, uffici pubblici e scuole chiusi. Un evento senza precedenti. Eppure, dietro quella celebrazione sfrenata, si consumava una storia che nessuna locandina avrebbe mai raccontato.

Hattie McDaniel, che nel film interpreta Mami, la domestica di Rossella O’Hara, non poté presenziare alla première di Atlanta. Le leggi sulla segregazione razziale vigenti in Georgia all’epoca glielo impedivano semplicemente: era vietato. Non era un dettaglio marginale, non era una dimenticanza organizzativa. Era la legge.

Retribuzioni a due velocità, discriminazione certificata dai numeri

Poche settimane dopo quella prima, a febbraio del 1940, arrivò la cerimonia degli Oscar. Hattie McDaniel vinse il premio come miglior attrice non protagonista, battendo tra le altre la collega di set Olivia de Havilland, candidata per la stessa pellicola. Fu la prima volta nella storia che un’attrice afroamericana salì sul palco per ritirare una statuetta. Un momento storico. Un momento che, però, si svolse in condizioni umilianti.

La cerimonia si tenne all’Ambassador Hotel di Los Angeles, struttura che avrebbe praticato la segregazione razziale ancora fino al 1959. Il produttore David O. Selznick dovette chiedere un favore personale al direttore dell’albergo per consentire alla McDaniel di entrare. La risposta fu un compromesso: poteva partecipare, ma venne sistemata a un tavolo separato, in fondo alla sala, lontana dagli altri membri del cast. Mentre i suoi colleghi brindavano insieme, l’unica del gruppo a tenere in mano un Oscar quella sera era seduta dall’altra parte della stanza.

A rendere il quadro ancora più preciso ci pensano i numeri. Vivien Leigh, protagonista assoluta della pellicola, lavorò sul set per 125 giorni e ricevette un compenso di 25.000 dollari. Clark Gable, protagonista maschile, rimase sul set 71 giorni, meno della metà, e portò a casa 120.000 dollari: quasi il quintuplo, per meno della metà del tempo. Una disparità che rifletteva le gerarchie dell’epoca, dove il genere pesava quasi quanto la razza nel determinare il valore di un contributo artistico.

La McDaniel, dal canto suo, percepì 700 dollari a settimana per le riprese, una cifra che lei stessa citò con orgoglio quando la comunità afroamericana la attaccò per aver accettato un ruolo considerato servile e stereotipato. “Preferisco guadagnare 700 dollari a settimana interpretando una cameriera che farne 7 per esserlo,” rispose con una frase diventata celebre. Ma quella retribuzione, dignitosa per i suoi standard, era comunque una frazione di quanto guadagnavano le stelle bianche dello stesso film.

Una scena di Via col Vento
Clark Gable e Vivien Leigh in Via col vento – © Warner Bros., Metro-Goldwyn-Mayer and other relevant production studios and distributors

Altre curiosità sul kolossal immortale

Il film è costruito su una serie di coincidenze e sostituzioni che ne rendono la lavorazione quasi leggendaria. I ruoli di Rossella e Rhett erano stati pensati inizialmente per Bette Davis ed Errol Flynn, che vennero rimpiazzati dopo l’ennesima lite. Il casting di Rossella fu uno dei più tormentati della storia di Hollywood: oltre 1.400 candidate si presentarono ai provini, e Vivien Leigh ottenne la parte quasi per caso, presentata al produttore dal fratello di Selznick mentre si girava già la sequenza dell’incendio di Atlanta. Per ragioni di moralità imposte dal capo della MGM Louis B. Mayer, che non avrebbe mai accettato un’attrice convivente more uxorio, la Leigh promise di sposare Laurence Olivier entro la fine delle riprese. Lo fece il 31 agosto 1940.

La sequenza dell’incendio, considerata una delle più spettacolari mai realizzate nell’era pre-digitale, fu girata il 10 dicembre 1938 demolendo e bruciando facciate artificiali costruite appositamente. La notte stessa delle riprese avvenne il primo incontro tra Selznick e la Leigh. Il film uscì con un budget di 3,9 milioni di dollari e incassò 945.000 dollari nel solo primo weekend, diventando il maggiore incasso della storia del cinema, record che, corretto per l’inflazione, mantiene ancora oggi.

Clark Gable non amava il ruolo di Rhett Butler e lo accettò principalmente per ragioni economiche. Si arrabbiò così tanto per non aver vinto l’Oscar quell’anno che lo sfogò ricordando come sia il vincitore, Robert Donat (per Addio, Mr. Chips!), sia Vivien Leigh fossero entrambi britannici, proprio come il personaggio che lui, americano, aveva dovuto interpretare. La battuta finale del film, “Francamente me ne infischio”, è classificata al primo posto nella classifica dell’American Film Institute delle migliori citazioni nella storia del cinema.


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