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Primo consiglio con giunta composta e prima polemica politica in consiglio comunale. A finire sul banco degli imputati, ancora una volta, il sindaco Carlo Masci per le scelte fatte, tra deleghe che lasciano “interdetti” come quella ai Tso, e soprattutto “estromissioni” in giunta di assessori del Masci-bis che ai ruoli erano assurti con un gran numero di voti e che, nonostante la conferma del consenso, si sono trovati fuori: Cristian Orta (FdI), Eugenio Seccia (FI) e, soprattutto, Valeria Toppetti (FI) che ha guidato, in particolare, la Pubblica istruzione.
Due le cose per l’opposizione visti i voti presi: o non hanno lavorato bene, o le logiche dei partiti hanno avuto la meglio e così la polemica diventa anche “rosa”. Non solo una di loro l’assessorato lo ha perso, ma, tuonano dai banchi di minoranza, alle donne sarebbero state date deleghe meno rilevanti nel Masci-ter. Una polemica cui Toppetti non si sottrae esprimendo chiaramente il disappunto nel suo intervento, seppur rimarcando il fatto che continuerà il suo lavoro in veste di consigliera comunale.
Il sindaco Carlo Masci, che per sé ha tenuto alcune deleghe importanti a cominciare da quei Lavori pubblici non ceduti neanche nel Masci-bis e anche per questo di nuovo oggetto di critiche, sul “rosa” risponde con il “9 a 1”: il numero di consigliere che siedono tra i banchi di centrodestra contro quelle che siedono tra i banchi del centrosinistra.
Non manca lo scontro sul fronte dei partiti con Forza Italia e Fratelli d’Italia che qualcuno definisce un partito uscito “distrutto” dalle ultime elezioni e privo ancora di un capogruppo comunale. E a replicare stavolta è Roberto Carota: “dicevate la scorsa consiliatura che i più forti li avevamo lasciati in panchina, ora dite la stessa cosa. Il risultato è che le elezioni le perdete voi. Gli equilibri si sono rotti ovviamente, ma in FdI c’è dialogo e confronto e alla luce del confronto e del dialogo che in maniera verticistica c’è, verranno prese decisioni che sicuramente non spaccheranno il partito”.
A innescare la miccia è stato il capogruppo Pd Piero Giampietro, primo a intervenire in aula: “I decreti nomina del nostro sindaco ci hanno lasciato un po’ stupiti – ha detto –. Il sindaco ha deciso di tenersi deleghe pesanti e ancora una volta non avrà un assessore pienamente operativo sulle opere pubbliche, col rischio di disimpegno dei fondi. Curiosa poi la delega ai Tso che mancava. Siamo sorpresi dall’esclusione della Toppetti – ha quindi aggiunto sottolineando che lui verso il suo operato è sempre stati molto critico –: evidentemente quando contestavamo le sue politiche avevamo ragione, non c’è altra spiegazione politica per cui un assessore da 1000 voti sia fuori. Punire chi ha avuto tanto consenso è una scelta che non mi aspettavo”.
A fargli da eco Massimiliano Di Pillo (Pettinari sindaco) che ha parlato di “ennesimo teatrino della maggioranza”. Per lui “l’esclusione della Toppetti dimostra che Forza Italia è un modello di potere che ha fatto scuola per i motivi peggiori: una fabbrica di fedeltà dove, quando qualcuno non serve più, viene scaricato”, con il suo capogruppo, Domenico Pettinari, che ha aggiunto: “Torniamo con la pratica scorretta dell’assenza del sindaco in aula. Mi dispiace che abbia iniziato già a limare le deleghe: Gianna Camplone già non è più vicesindaco”, bocciando anche lui la scelta fatta su Toppetti. Parole quelle di Di Pillo cui a fine seduta replicherà il capogruppo di Forza Italia Roberto Renzetti rispedendo al mittente non solo le accuse sul partito e rivendicandone i valori, ma anche sulle donne indicando quelle sedute tra i banchi di maggioranza.
A parlare alla fine è proprio lei: l’ex assessore Toppetti. “Non me lo aspettavo” esordisce. “Il vero tema è cosa ne pensa la città di Pescara”, aggiunge la consigliera di maggioranza parlando di una percezione da parte dei tanti che la sostengono di una “esclusione immotivata, inaspettata e percepita come tale anche da tutto il mondo della scuola. Se i parametri sono stati preferenze e competenze, credo non mi siano mancate. Non può essere una bocciatura politica o non sarei stata riconfermata”, ha quindi replicato alle opposizioni rivendicando il suo operato. Poi ha assicurato: “Porterò avanti il ruolo con passione raddoppiata, ma la domanda resta aperta su una consiliatura che, pur in nome della continuità, ha mostrato uno strappo”, ha detto ancora. “Massimo rispetto per il sindaco che è libero di scegliere. Sono qui per sostenere la città e lo farò con ardore, amore e grande dedizione come ho fatto fino ad oggi”.
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Il neo consigliere Piernicola Teodoro (Costantini sindaco) cerca di alleggerire il clima ricordando che alla fine chi ha i numeri decide, ma non per questo non rilevando come, alle critiche già sollevate, se ne dovrebbe aggiungere un’altra: la scelta di “spezzettare tra tre settori una delega come quella della disabilità” che nel Masci-bis era tutta di Massimiliano Pignoli, il quale assessore è rimasto, ma con altre deleghe. Una scelta che, ha sottolineato, rende difficile ai consiglieri e ancor più ai cittadini capire a chi rivolgersi.
Seppur senza mai aver condiviso la sua politica, ha ribadito Francesco Pagnanelli (Pd), anche da parte sua è arrivata la solidarietà a Toppetti ed è da lui che arriva l’attacco a Fratelli d’Italia “che viene in aula senza capogruppo dopo una trattativa cencelliana fallimentare. Mi auguro che tutto questo non si ripercuota sulla città”. La chiosa arriva da Marco Presutti (Pd): nel nominare la giunta “non è stato seguito né il criterio delle competenze e neanche delle preferenze”. Se ce n’è un altro, ha chiesto di spiegarlo, con Paolo Sola (M5s) che ha parlato di una delega come quella della Tutela animali che va da una parte all’altra (questa volta è di Zaira Zamparelli di Fratelli d’Italia) e lamentando l’assenza di una delega all’Ambiente nel senso stretto del termine, che guardi quindi anche a quel tema dell’inquinamento acustico che tanto fa dibattere sulla movida.
“Ho sentito dire che le donne sono state poco considerate, ma tra i banchi di maggioranza ne vedo 9 contro una sola del centrosinistra – ha replicato Masci –. Mi sembra un risultato lapalissiano: 9 a 1”, ha aggiunto rivolgendo a Michela Di Stefano (Pd) e aggiungendo: “mi rendo conto che essere donna nel centrosinistra è difficile”.
“In giunta ce ne sono quattro, scelte per consenso e competenza”, ha proseguito spiegando che la differenza di voti tra quelli in giunta e la Toppetti che non c’è, si contavano in una manciata. Respinte anche l’accusa di aver dato deleghe minori alle donne “visto che parliamo, ha detto ancora di deleghe come bilancio, sport, cultura e disabilità. “Per me – ha conclcuso – non c’è differenza di dignità tra consiglieri e assessori”.
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