Dieci lupi trovati senza vita nel Parco nazionale d’Abruzzo: potrebbero essere stati avvelenati

Cinque lupi sono stati trovati senza vita, nel pomeriggio di mercoledì 15 aprile, ad Alfedena (L’Aquila), nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. È lo stesso Parco a diffondere la notizia, molto grave per il patrimonio faunistico.
A scoprire gli animali senza vita è stata una pattuglia di Guardiaparco in servizio nel comune di Alfedena, in località San Francesco, nell’area contigua del Parco. Dai primi accertamenti, effettuati anche con il supporto del Nucleo cinofilo antiveleno del Parco, intervenuto immediatamente sul posto per la perlustrazione dell’area, sono stati individuati resti che potrebbero far ipotizzare la presenza di esche avvelenate.
Sulla base degli elementi raccolti, l’ipotesi al momento più accreditata è quella dell’avvelenamento, pratica illegale e indiscriminata, che colpisce la fauna selvatica e mette a rischio l’intero equilibrio degli ecosistemi.
Le carcasse degli animali e il materiale rinvenuto, comprese le presunte esche, sono stati sottoposti a sequestro penale e messi a disposizione della procura della Repubblica di Sulmona, che coordina le indagini. Nella mattinata di venerdì 17 aprile, il tutto sarà trasferito nella sede di Avezzano dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise per lo svolgimento delle analisi necessarie ad accertare le cause della morte.
Il fatto si aggiunge a un analogo episodio recentemente registrato nel territorio di Pescasseroli, dove sono stati rinvenuti altri cinque lupi morti. Anche in quel caso sono in corso indagini da parte dei Guardiaparco e dei carabinieri forestali, coordinate dalla procura di Sulmona, che ha disposto gli accertamenti presso l’Istituto Zooprofilattico per chiarire le cause del decesso, anch’esse ricondotte, in base ai primi risultati preliminari, all’ipotesi di avvelenamento.
Due episodi in pochi giorni, con modalità analoghe, rappresentano un segnale allarmante che non può essere sottovalutato né derubricato a fatto isolato. Si tratta di atti gravissimi, che meritano una ferma e netta condanna, non solo perché illegali, ma perché lesivi di un patrimonio naturale di valore inestimabile e incompatibili con una società civile consapevole e responsabile.
“In un contesto generale segnato da un dibattito sempre più acceso sullo status e sulla gestione del lupo, è fondamentale ribadire che ogni forma di azione illegale e di giustizia fai-da-te è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione”, è la denuncia del Parco.
“L’utilizzo di esche avvelenate, oltre a colpire indiscriminatamente diverse specie, rappresenta un pericolo concreto per tutta la fauna con particolare riferimento a specie minacciate come l’orso marsicano, specie simbolo e particolarmente vulnerabile, la cui conservazione è prioritaria. Si tratta di pratiche particolarmente insidiose, che agiscono in modo occulto e indiscriminato, amplificando la gravità degli effetti e rendendo ancora più urgente un’azione di contrasto decisa”.
“Le attività di indagine proseguiranno senza sosta, così come l’azione di prevenzione sul territorio, anche attraverso l’impiego delle unità cinofile antiveleno – spiegano dal Parco nazionale – al fine di evitare ulteriori episodi”.
Infine, un appello alla responsabilità e alla collaborazione: “Chiunque sia in possesso di informazioni utili è invitato a collaborare con le autorità competenti. Solo attraverso l’impegno congiunto delle istituzioni e della società civile è possibile contrastare efficacemente fenomeni così gravi e inaccettabili, che non possono trovare alcuno spazio in una comunità civile e consapevole nel 2026.
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