Marche

tre indagati, uno va ai domiciliari. L’indagine dei finanzieri del Gruppo di Macerata

MACERATA – Nel periodo dell’emergenza Covid avevano presentato 56 domande per ottenere oltre 10,8 milioni di euro di finanziamenti pubblici usando bilanci confezionati ad hoc, fatture per operazioni inesistenti e documenti falsi riuscendo ad ottenere 3,4 milioni di euro. Gli altri fondi non sono stati erogati perché la Guardia di finanza è arrivata prima bloccando i pagamenti. Tre persone risultano iscritte nel registro degli indagati, una è finita agli arresti domiciliari e il gip di Bologna ha disposto un sequestro preventivo pari a 1,2 milioni di euro.

 

I particolari

L’indagine denominata “Pay Next” si è conclusa nei giorni scorsi ed è partita dal Maceratese. I finanzieri del Gruppo della Guardia di finanza di Macerata, guidato dal maggiore Francesca Campanaro, con il coordinamento di Eppo (European public prosecutor’s office) Ufficio di Bologna, hanno infatti portato alla luce un’articolata frode per ottenere finanziamenti con risorse provenienti dal Pnrr da parte di imprese che si trovano tra Marche ed Emilia Romagna. I controlli erano partiti dagli incentivi erogati per arginare l’emergenza Covid-19 e avevano permesso di individuare una prima società, con sede legale a Civitanova, di fatto non operativa, che aveva ottenuto quasi un milione di euro di finanziamenti.

Le indagini, eseguite attraverso l’acquisizione di informazioni, documenti contabili e materiale informatico reperiti nel corso di perquisizioni effettuate in tutta Italia e attraverso verifiche finanziarie per ricostruire la destinazione dei flussi di denaro, hanno portato alla scoperta di un sodalizio criminale, di cui facevano parte anche svariati prestanome e alcuni professionisti, dedito alla percezione illecita di risorse pubbliche.

La frode per ottenere contributi statali ed europei sarebbe stata attuata tra il 2020 e il 2022. Sono 7 le società coinvolte (due a Civitanova le altre nelle provincie di Bologna, Rimini, Roma e Teramo) operanti nei settori della ristorazione, consulenze alle imprese, commercio all’ingrosso di alimenti ed articoli antinfortunistici, alcune non operative o sottoposte a liquidazione giudiziale. Sarebbero riuscite a farsi erogare finanziamenti assistiti da risorse pubbliche per quasi 3.400.000 euro, da Simest spa ovvero garantiti da Mediocredito Centrale spa.

Come? Per i finanzieri avrebbero presentato domande di accesso ai finanziamenti utilizzando documentazione falsa, costituita da bilanci confezionati su misura, dichiarazioni fiscali e comunicazioni di avvenuta presentazione del tutto artefatte, anche alterando il volume d’affari tramite fatture relative ad operazioni inesistenti, in modo da rappresentare fittizi ricavi e inesistenti solidità finanziarie. Le somme così percepite venivano poi trasferite verso altre società “complici”, attraverso conti correnti italiani ed esteri spesso riconducibili agli stessi organizzatori o a loro sodali, mascherando queste transazioni con fittizi rapporti commerciali per riciclare le somme occultandone la provenienza illecita.

In totale sono state esaminate 56 domande di accesso alle erogazioni pubbliche per un valore di oltre 10,8 milioni di euro, la cui elargizione è stata bloccata solo grazie al tempestivo intervento dei finanzieri. A seguito del materiale raccolto il gip di Bologna ha emesso un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per 1,2 milioni di euro nei confronti di tre indagati (tutti residenti in Emilia Romagna), uno dei quali è finito agli arresti domiciliari.

Benedetta Lombo

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