Giallo di Pietracatella, sulla ricina la difesa di Gianni Di Vita chiede la perizia di un tossicologo | isNews
Come anticipato dall’avvocato Vittorino Facciolla, il suo assistito, padre e marito di Sara e Antonella Di Vita, vuole l’accertamento della verità, che è lo stesso interesse della Procura, che indaga per duplice omicidio contro ignoti
CAMPOBASSO. Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi morte per sospetto avvelenamento da ricina, il nuovo legale di Gianni Di Vita, l’avvocato Vittorino Facciolla, ha deciso di chiedere una perizia ad un tossicologo di alto profilo, per comprendere il funzionamento della sostanza tossica e cosa può essere accaduto. Ad anticiparlo è l’agenzia LaPresse.
“Il mio assistito vuole essere collaborativo in ogni modo e contribuire alla ricostruzione dei fatti – le parole di Facciolla – C’è l’esigenza di capire il funzionamento di questa sostanza anche dal punto di vista dell’organismo, per aiutare la ricostruzione di quanto accaduto e comprendere anche eventuali contaminazioni, che al momento non si possono escludere. L’obiettivo di Gianni Di Vita – ha detto Facciolla a LaPresse – è che si accerti la verità ed è lo stesso identico interesse della Procura”.
L’incarico affidato a un tossicologo è dovuto anche al fatto che al momento l’Istituto antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia ha soltanto inviato un ‘alert’ verbale sulla non negatività alla ricina alla Procura di Larino, che indaga per duplice omicidio premedito, al momento contro ignoti.
Secondo quanto riferito dal penalista la scelta di Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella e a lungo tesoriere del Partito democratico, di affidarsi a un nuovo difensore nasce anche da una condizione personale particolarmente delicata.
“Non ho segreti, ma ho bisogno di affidarmi a chi mi conosce e capisce il disagio che sto vivendo”, avrebbe spiegato Gianni Di Vita, sottolineando come la pressione mediatica e le ricostruzioni circolate negli ultimi giorni stiano incidendo profondamente sulla sua vita e su quella della figlia Alice, di 18 anni. “È una persona che stimo moltissimo e che si ritrova al centro di una narrazione estremamente spiacevole – ha precisato Facciolla – È molto provato, ma Gianni Di Vita è e resta parte offesa”.
L’iniziativa della difesa arriva prima della consegna degli accertamenti tossicologici del ‘Maugeri’ e del deposito della relazione dell’autopsia sul corpo delle due donne eseguito dal medico legale Benedetta Pia De Luca, attesa entro fine aprile. I due dati saranno incrociati per dare una risposta sulle possibili cause del decesso di madre e figlia, morte il 27 e il 28 dicembre all’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso, dove erano entrate con gravissimi sintomi gastrointestinali.
Nella giornata di sabato, intanto, il capo della Squadra mobile Marco Graziano e alcuni agenti di Polizia è stato a Pietracatella per un sopralluogo. Nei prossimi giorni gli investigatori dovrebbero tornare anche nell’abitazione della famiglia Di Vita, sotto sequestro da oltre tre mesi, alla ricerca di eventuali tracce di ricina su alimenti o stoviglie.
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