Nel nuovo stadio Ferraris anche 10mila mq di superficie commerciale: ecco come sarà
Genova. Spazi commerciali per più di 10mila metri quadrati, una capienza ridotta a 31.603 spettatori per rispettare le più recenti norme di sicurezza, una nuova piazza pubblica accanto a Villa Piantelli, che diventerà parte integrante dell’impianto sportivo durante le partite. Sono alcuni dei dettagli emersi dalla commissione consiliare a Tursi sul restyling dello stadio Ferraris secondo la proposta di Genoa e Sampdoria. Presente in aula rossa anche il progettista, l’architetto Hembert Peñaranda, che ha illustrato le linee guida dell’intervento. Ma sono ancora diversi gli interrogativi da chiarire
Anche perché l’iter, in realtà, non ha fatto grandi passi avanti: il progetto di fattibilità tecnico-economica è stato consegnato, ma manca ancora il piano economico-finanziario, sebbene il termine per la presentazione fosse fissato al 30 marzo. “Pur con qualche settimana di ritardo la documentazione è in fase di consegna – spiega la sindaca Silvia Salis -. Il Pfte e il Pef sono indispensabili per avviare nei prossimi giorni la conferenza dei servizi decisoria. Sarà quella la sede in cui l’amministrazione pubblica valuterà con estrema attenzione la solidità della proposta. Nonostante questo ritardo siamo in linea con il cronoprogramma di Euro 2032, che fissa al 31 luglio 2026 il termine per l’approvazione del Pfte. Se l’esito sarà positivo, il progetto approvato sarà messo a gara pubblica con un percorso simile al project financing“.
Dunque restano da chiarire i dettagli economici dell’operazione, di cui tuttavia sono noti i contorni di massima: Genoa e Sampdoria, attraverso la società paritaria Genova Stadium, promettono di investire circa 100 milioni di euro in cambio di una cessione del diritto di superficie per 99 anni dal Comune di Genova. Per i primi cinquant’anni non verrà corrisposto alcun canone, a titolo di compensazione per un valore di circa 6 milioni di euro, poi la cifra dovrebbe aggirarsi su un milione di euro all’anno.
“Il nostro obiettivo è avere un’infrastruttura moderna e integrata nel tessuto urbano, che non viva solo durante le partite, ma possa aprirsi con concerti e attività di tempo libero – ribadisce Salis -. La proposta di Cds prevedeva una vendita per 14,5 milioni di euro, inferiore alla stima di 18,5 milioni, e in più c’erano alcune gravose condizioni preliminari con costi a carico del Comune per 17 milioni. Insomma, avremmo speso 2,5 milioni per venderlo. Inoltre il Comune avrebbe avuto lo stadio a disposizione per soli 8 giorni all’anno, con questa proposta sarebbero almeno 20 giorni. Parma ha intrapreso un percorso simile al nostro, ma per 70 anni il club avrà lo stadio senza pagare. Che arrivino gli Europei o non arrivino, Genova si meritano uno stadio all’altezza della sesta città d’Italia”.
La filosofia del progetto Peñaranda
Il cuore del progetto di Peñaranda, di fatto un remake di quello presentato alla scorsa giunta nel 2024, è lo spostamento delle scale all’esterno, sul lato dei distinti e delle tribune, con volumi vetrati aggiunti sull’attuale facciata, senza stravolgere il disegno impostato da Gregotti per Italia ’90. “Abbiamo cercato di liberare completamente lo spazio interno – spiega l’architetto -. Il limite chiaro da non superare è la fascia di sicurezza dall’argine del Bisagno”.

In questo modo verrebbero ricavati 10.694 metri quadrati per attività commerciali, 10 skybox (con 14 poltrone all’aperto e aree interne per il relax), locali di servizio come cucine e spogliatoi, e al livello più alto oltre 2mila metri quadrati tra ristoranti, lounge e spazi dedicati al tempo libero. I corpi aggettanti sovrasterebbero in parte la facciata storica, ma secondo il Comune non ci sono problemi di vincoli perché si tratta di una ricostruzione e non del prospetto originale.

La capienza si riduce a 31.603 posti
Uno dei nodi più delicati è quello della capienza, destinata a ridursi ancora. Nei documenti presentati oggi a Tursi si dichiarano in totale 31.603 posti dopo la ristrutturazione, a fronte dei 33.205 posti odierni. Sono previsti 150 posti per disabili, di cui 65 in carrozzina. “Le gradinate verranno portate da 70 a 60 centimetri, questo ha comportato una decrescita degli spettatori – continua Peñaranda -. Ci sono problemi di visibilità, vie di fuga poco chiare ed efficienti”.
“Chiunque abbia una minima consapevolezza nella ristrutturazione di un impianto sportivo per metterlo a norma sa che, mantenendo a zero il consumo di suolo, la capienza diminuisce. Da questo non si scappa“, l’annotazione della sindaca Salis. Sul tema interviene il direttore generale del Genoa, Flavio Ricciardella: “Già attualmente circa mille posti non vengono messi in vendita per ragioni di visibilità, quindi la riduzione totale è di 600 posti, un sacrificio inevitabile“.
Villa Piantelli e aree esterne
Nel progetto (e nella cessione del diritto di superficie) rientra anche Villa Piantelli, che verrà destinata a funzioni di “accoglienza” durante le partite e ospiterà uffici ai piani superiori. Nelle vicinanze sarà ricavata un’area di parcheggio al servizio dei club, ma si prevede anche una piazza pubblica allo stesso livello di corso De Stefanis, liberamente fruibile durante la settimana. “Che fine faranno le associazioni all’interno della struttura?”, chiede Fulvio Trabace, presidente del circolo culturale. Garanzie chieste anche dal presidente del Municipio Bassa Valbisagno, Fabrizio Ivaldi. A rassicurare è la sindaca Salis: “Basterà scrivere in convenzione che l’attività dell’associazione, che è fondamentale, viene tutelata”.

Peñaranda parla anche di riorganizzazione dell’area esterna con l’uso di cancellate amovibili. Nella proposta dei club si parlava anche di concessione dei due aree di parcheggi (oggi pubblici) come pertinenze delle attività commerciali nelle aree di fronte allo stadio sul lato Bisagno. Ma gli uffici della Mobilità nel frattempo hanno chiesto che l’utilizzo fosse “limitato o escluso” per evitare il depauperamento di spazi per la sosta in un quartiere già in sofferenza.
Nuovi negozi nello stadio Ferraris, i timori dei commercianti
Timori per l’insediamento di nuove attività commerciali allo stadio Ferraris. “Dobbiamo avere massima attenzione – rimarca Umberto Solferino, presidente del Civ Corso Sardegna -. È un progetto meraviglioso, ma va seguito e integrato, non dobbiamo trovarci ad avere attività che arrivano dal nulla. Molte attività commerciali dovrebbero essere del territorio”. Roberta Toscano, presidente del Civ Marassi, propone un uso dei nuovi locali “attinente al calcio e allo sport, per non ledere le attività sul territorio”. In una nota la consulta Civ di Confcommercio insiste: “Il tema non può essere considerato marginale e richiede quindi un confronto serio, trasparente e preventivo con le associazioni che rappresentano le imprese del territorio”. Punti sottolineati anche dal presidente del Municipio.
“Comprendo le preoccupazioni – risponde la sindaca Salis -. Con le squadre fin da subito siamo andati nello specifico. È fondamentale che all’interno siano contenute attività legate al mondo sportivo, negozi di merchandising delle squadre, un museo, centri medici legati allo sport. Abbiamo chiesto che non siano presenti strutture assimilabili alle grandi superfici di vendita alimentari. Snaturare l’anima sportiva dello stadio e renderlo assimilabile a un centro commerciale è qualcosa che non vogliono neanche le squadre“.

I dubbi del centrodestra sull’operazione
Diversi gli interrogativi posti dai consiglieri di opposizione, soprattutto da Pietro Piciocchi (Vince Genova) e Alessandra Bianchi (Fratelli d’Italia), entrambi componenti della scorsa giunta. Alcuni punti critici sono stati segnalati già dagli uffici di Tursi nel verbale della conferenza dei servizi preliminare: la mancanza di garanzie finanziarie che mettano al riparo dalle oscillazioni legate all’andamento sportivo delle squadre, la cessione del diritto di superficie che si configura di fatto come la vendita dell’immobile, la determinazione del valore economico del diritto di superficie (chi lo stima?), il possibile squilibrio tra Genoa e Sampdoria nella società di gestione (oggi al 50%, ma con apertura a un differente assetto) e i rischi di carattere ambientale, archeologico ed energetico che le società vorrebbero in carico al Comune. Non è ancora chiaro, poi, come verranno coperti i 19 milioni di contributi pubblici che in origine venivano chiesti all’Ente.
A entrare nel merito per gli uffici di Tursi è l’architetta Nora Bruzzone, ricordando che l’operazione è ancora “in fase preliminare”. Nel Pef in bozza si ipotizzano ricavi derivanti non solo dalle partite ma anche dallo sfruttamento del museo, da eventi non sportivi (concerti e manifestazioni) e dall’allocazione degli spazi commerciali. Il piano sarebbe in equilibrio anche ipotizzando un 20% in meno su biglietti e abbonamenti. L’equiparazione del valore del diritto di superficie a quello della vendita sarebbe “a tutela dell’ente”, anche se il suolo rimarrebbe “in piena disponibilità dell’amministrazione”, a differenza dell’immobile. Per determinare il valore, ha spiegato il segretario generale Pasquale Criscuolo, il Comune affiderà una perizia a una società terza. Su garanzie finanziarie e allocazione dei rischi, gli uffici hanno posto condizioni specifiche alle società. Mentre la composizione societaria potrebbe in effetti variare: “L’importante – precisa Salis – è la possibilità di usare lo stadio in modo uguale per Genoa e Sampdoria”.
Polemica sulla mancata convocazione dei tifosi in commissione
“Nonostante la nostra esplicita richiesta del 3 aprile e nonostante i solleciti, il sindaco Salis esclude i tifosi dalla commissione sullo stadio ritenendo che non sia importante ascoltare la loro voce – lamenta Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia -. I mancati riscontri prima e la conferma della presidenza in aula alla mia domanda sul perché non fosse stata accolta la mia richiesta di audire anche Federclubs e Acg dimostrano come per questa amministrazione esistano auditi di serie A e di serie B e che il dialogo tanto decantato dal Sindaco ancora una volta viene messo da parte nascosto dalla scusa del ‘è solo un primo progetto preliminare’. Forse il sindaco della condivisione, come si definisce lei, ha preferito non doversi confrontare provando così a celare la prevista cancellazione di oltre mille posti dalle gradinate. E abbiamo visto anche in altre occasioni che le voci contrarie non piacciono alla prima cittadina”.




