Liguria

Finti incidenti per truffare le assicurazioni, la procura chiede di arrestare un carrozziere della Valpolcevera e i suoi tre figli


Genova. Finti incidenti per truffare le assicurazioni e decine e decine di denunce per danneggiamenti delle auto di famiglia mai avvenuti o quantomeno sospetti. Per questo il sostituto procuratore Marcello Maresca ha chiesto gli arresti domiciliari per una famiglia di carrozzieri della Valpolcevera, in particolare per il padre, titolare della carrozzeria e i suoi tre figli.

I quattro, difesi dagli avvocati Cristiano Mancuso, Pietro Bogliolo e Andrea Testasecca, saranno interrogati il 25 giugno dalla giudice Silvia Carpanini. In base alla nuova legge sulle misure cautelari infatti per i reati di cui sono accusati (frode assicurativa e simulazione di reato) è necessario l’interrogatorio preventivo.

Nella richiesta di misura cautelare sarebbero accertati dagli investigatori almeno sette episodi di incidenti stradali fasulli, avvenuti tra il febbraio del 2024 e l’ottobre del 2025 che hanno coinvolto sempre da un lato il carrozziere o i suoi famigliari e dall’altro conoscenti di lunga data della stessa famiglia, ma le indagini sono ancora in corso e gli episodi – trapela – sarebbero molti di più. Nove finora gli indagati, tra cui due autisti di bus dipendenti di un’azienda che fornisce il servizio integrativo per Amt e due appartenenti alle forze dell’ordine, fratello e sorella, il primo carabiniere e la seconda vicequestore aggiunto della polizia di Stato.

Dalle quarantacinque pagine di richiesta di arresto emergono i dettagli dell’inchiesta condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della polizia stradale tra tabulati, intercettazioni telefoniche, localizzatori gps sulle auto, confronti fotografici sulle perizie inviate alle assicurazioni e l’audizione di numerosi testimoni. Anche le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati e nella carrozzeria hanno consentito agli inquirenti di scoprire fra l’altro che una Mercedes veniva montata e smontata per essere utilizzata in più di un incidente senza essere mai effettivamente riparata.

E a casa del titolare dell’officina, in una grande busta per la spesa, sono stati trovati diversi moduli di cessione del credito alla carrozzeria da parte di soggetti su cui gli investigatori stanno approfondendo e altri moduli di constatazione amichevoli compilati solo in parte. Poi i controlli sui telefoni che hanno portato a scoprire che tutti i soggetti coinvolti negli incidenti con il carrozziere e la sua famiglia avevano con loro rapporti di conoscenza pregressa e in alcuni casi si erano sentiti poco prima del sinistro fantasma.

E’ il caso per esempio dei due autisti di autobus che avrebbero simulato due diversi incidenti a distanza di un anno entrambi a Bolzaneto. Nel primo caso l’assicurazione aveva pagato oltre 20mila euro complessivi. Nel secondo invece la compagnia assicurativa non aveva pagato per le incongruenze riscontrate nel sinistro.

Ed è il caso del carabiniere e della sorella poliziotta, indagati per un incidente che secondo gli inquirenti non sarebbe mai avvenuto ma per il quale l’assicurazione aveva liquidato oltre 13mila euro.

E proprio il carabiniere e la sorella – vice questore aggiunto condannata un anno fa per violazione di segreti d’ufficio, falso e violazione di domicilio commesso da pubblico ufficiale – sono indagati anche perché in dieci anni hanno hanno presentato 21 denunce per danneggiamento delle proprie auto in sosta.

Tra il carabiniere e il carrozziere, sottolineano gli investigatori dopo aver analizzato i telefoni, risultano 125 chiamate in un anno.

Il pm, insieme agli arresti domiciliari per tutta la famiglia, ha chiesto anche il sequestro preventivo della carrozzeria, che nel frattempo ha cambiato nome ma è ancora in attività.




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