Frana in Molise, il racconto di una famiglia barese bloccata sull’A14
La riattivazione della frana di Petacciato, in Molise, ha tagliato fuori la Puglia. È fra le conseguenze più evidenti dell’ondata di maltempo che ha travolto il Centro-Sud, ha portato alla chiusura dell’autostrada A14 – fra Poggio Imperiale e Vasto Nord e fra Vasto Sud e Termoli – e deviato anche la circolazione ferroviaria. Per chi si muoveva dalla Puglia o ci rientrava dopo le vacanze pasquali è stato un inferno. E fra i tanti che hanno vissuto sulla loro pelle i forti disagi causati dal traffico andato in tilt c’è stata anche la giornalista barese Michela Ventrella: era partita per Pasqua con la famiglia, i bimbi piccoli e alcuni amici, e rientrare a casa è stata un’odissea. “Anche noi, con due camper, siamo rimasti bloccati sulla A14 – racconta in un post su Facebook – Erano le 15 e ci trovavamo a circa 5 chilometri da Vasto Sud, quando, all’improvviso, il navigatore ha iniziato a sballare completamente i tempi: la Puglia sembrava allontanarsi sempre di più”.
I viaggiatori hanno pensato a un incidente, invece era una situazione molto più lunga e complessa da sbrogliare. Il tabellone ha indicato Vasto Sud come uscita obbligatoria, e da lì l’incolonnamento dei veicoli è stato immediato. “Non avevamo ancora capito cosa ci aspettava davvero – continua Ventrella – Abbiamo raggiunto la deviazione solo alle 20 e noi saremmo dovuto essere a Bari, secondo la tabella di marcia, alle 18”. La conta delle ore di ritardo accumulato era solo all’inizio: “Da lì un’altra sorpresa: dirottati fra le montagne del Molise – aggiunge la giornalista – Un lunghissimo serpente di auto, camion e pullman che si inerpicava fra curve infinite, attraversando solo un paio di piccoli paesini e poi ancora montagne, fino a quando, alle 23, siamo riusciti finalmente a rientrare in autostrada”. Sarebbero dovuti essere a Bari già da cinque ore, invece erano ancora in alto mare. E trovarsi in una situazione del genere con bambini piccoli è doppiamente complicato.
“In mezzo a tutto questo, però, ci portiamo a casa anche qualcosa di bello – precisa Michela Ventrella – Avere il camper ci ha salvati: siamo riusciti a gestire quattro bambini fra giochi da tavolo, disegni e storie. Ma soprattutto, ci ha dato la possibilità di aiutare”. I camperisti, infatti, si sono guardati attorno, e hanno notato che c’era chi era più in difficoltà di loro: “Abbiamo offerto acqua, caffè e persino il bagno a chi era bloccato in auto senza nulla. Abbiamo aiutato una famiglia del Salento a ripartire con la batteria a terra”. Non solo: hanno suggerito a un uomo straniero, che doveva raggiungere Bari e non sapeva più che strada prendere, di mettersi fra i due camper e farsi così accompagnare. Di nuovo in autostrada, il peggio sembrava essere ormai alle spalle. Ma il colpo di coda non è mancato, e ha avuto il sapore della beffa: al casello le sbarre non erano alzate – come tutti speravano – il pedaggio si doveva pagare come se nulla fosse accaduto. “Una domanda continua a tornarmi in mente – conclude Ventrella – Perché, nelle ore più difficili, la Protezione civile, chi doveva aiutare era fermo al casello, invece di passare fra le persone bloccate e portare anche solo un po’ d’acqua? Fra quelle auto non c’era solo chi rientrava da un viaggio come noi, ma anche anziani, malati, famiglie in difficoltà. Un viaggio che doveva essere un rientro tranquillo si è trasformato in un’avventura lunga e faticosa. Ma anche in una piccola lezione di umanità, quella vera, che nasce spontanea fra le persone”.




