In tutta l’Umbria un anno di meraviglie per il centenario del Nobel Dario Fo

di M.T.
E’ annunciato come un ‘anno evento’ che lascerà un segno, non solo nella memoria popolare, ma nella cultura, in quanto è ancora capace di incidere il ‘segno’ di Dario Fo. Il centenario della sua nascita assume una dimensione monumentale che impegna i centri della cultura di tutta la regione Umbria come anche diversi Paesi nel mondo. Le ‘cattedrali’ artistiche, musicali, culturali dell’Umbria si sono mobilitate non solo per riproporre l’incontenibile produzione culturale di Dario fo, ma anche per creare le premesse a nuove creazioni, che nel suo nome continueranno a sollecitare artisti, ideatori, creativi e intellettuali. Ha questi contorni, neanche tanto definibili per la capacità di espansione che esprime, l’impegno alla memoria, il tributo, che la Regione dell’Umbria si appresta a riconoscere a una delle figure centrali della storia della cultura popolare italiana.
Con un evento inaugurale ospitato a Palazzo Donini ha preso ufficialmente il via a Perugia il programma delle celebrazioni per il centenario della sua nascita, un percorso che attraverserà tutto il 2026 intrecciando arte, teatro, musica e impegno civile e che trova uno dei suoi punti di maggiore visibilità in Umbria Jazz, in programma dal 3 al 12 luglio.
La manifestazione musicale umbra renderà infatti omaggio al premio Nobel per la Letteratura 1997 dedicandogli il manifesto ufficiale dell’edizione 2026, inserendo nella storica collezione dei poster un’opera dal forte valore simbolico. Si tratta di “La danza degli Zanni”, dipinto realizzato nel 2013 e concesso dalla Fondazione Fo Rame, che rappresenta una sintesi visiva della ricerca teatrale dell’artista.
Al centro della tela compare lo Zanni, figura originaria della Commedia dell’arte, servo povero e affamato ma capace, attraverso l’ironia, di ribaltare il mondo. Intorno a lui si muovono musici sospesi, in una composizione in cui il colore sembra trasformarsi in suono. Un’immagine che restituisce uno dei nuclei più profondi della poetica di Fo: dare voce agli ultimi e costruire un linguaggio condiviso capace di unire le persone.
Il richiamo è anche alla figura di Francesco d’Assisi, modello dei “minores”, che si definiva giullare di Dio. Un legame documentato da un bozzetto conservato negli archivi della Fondazione Fo Rame, base del dipinto del 2013, legato alla lezione spettacolo “Giotto non Giotto” del 2009, in particolare alla scena “Francesco danza e fa festa dopo la sua liberazione”, riferita all’episodio della guerra tra Assisi e Perugia in cui il santo fu fatto prigioniero.
Se Francesco si proclamava giullare di Dio, Fo è stato nel teatro contemporaneo il grande interprete di quella tradizione, capace di restituire alla satira e alla narrazione popolare una funzione civile. La pittura, del resto, è sempre stata centrale nel suo percorso artistico, maturato all’Accademia di Brera. «Attore dilettante e pittore professionista», amava definirsi, sottolineando come la narrazione teatrale nascesse prima di tutto dal disegno.
Accanto al teatro, un ruolo importante lo ha avuto anche la musica jazz. Negli anni Cinquanta Fo fu legato da una profonda amicizia con Enrico Intra, all’interno di un ambiente creativo che comprendeva anche Enzo Jannacci e Franco Cerri. Un legame che sarà ricordato proprio a Umbria Jazz con un concerto dedicato al maestro, scomparso nel 2016, a dieci anni dalla morte. «Non ho fatto altro – raccontava Fo in un’intervista a La Stampa – che invitare tutti quelli che ho dipinto in questo enorme quadro che rappresenta le forze della musica che prendevano vita nel Dopoguerra con la scoperta del jazz. Molti club si chiamavano come i canali: il Lambro, la Ghisolfa. Chi sapeva suonare arrivava da tutta Italia. Ieri mattina hanno risposto all’invito: ho fatto i conti, erano 62 anni che non ci si incontrava tutti insieme».
L’evento di apertura a Palazzo Donini, promosso nell’ambito della convenzione tra Regione Umbria e Fondazione Fo Rame, ha rappresentato l’avvio formale di un programma diffuso che coinvolgerà l’intero territorio regionale. Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, la presidente della Fondazione Mattea Fo e il project manager Stefano Bertea, insieme alla presidente della Regione Stefania Proietti, al vicepresidente con delega alla cultura Tommaso Bori, alla sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi e a numerosi rappresentanti del mondo culturale.
Nel corso dell’iniziativa è stato presentato anche il francobollo commemorativo emesso il 24 marzo 2026 dal ministero delle Imprese e del made in Italy in collaborazione con Poste italiane, appartenente alla serie “Le eccellenze del patrimonio culturale italiano”, realizzato a partire da una fotografia di Guido Harari. Un riconoscimento che colloca Fo tra le figure centrali del patrimonio culturale nazionale e che, attraverso l’annullo speciale dedicato all’Umbria, lega l’avvio delle celebrazioni al territorio.
«Ringrazio di cuore la Regione Umbria, la presidente, il vicepresidente e tutta la giunta per il sostegno convinto e generoso – ha detto Mattea Fo – L’Umbria non è solo la cornice del centenario: è la sua casa. I miei nonni hanno scelto questa terra come rifugio creativo quando insieme al mio papà hanno fondato Alcatraz, tra Gubbio e Perugia, e qui è nata la Fondazione Fo Rame. Quello che stiamo vivendo è qualcosa di straordinario».
Stefano Bertea ha sottolineato la dimensione internazionale del progetto: «Ad oggi il centenario di Dario Fo è celebrato in oltre 85 paesi, un numero che continua a crescere e che dice meglio di qualsiasi altra parola quanto sia viva e universale la sua eredità».
Il programma umbro si articolerà lungo tutto l’anno con iniziative diffuse. Tra i cardini, la grande mostra “Dario Fo pittore”, articolata tra Rocca Albornoz di Spoleto, Palazzo ducale e Palazzo dei Consoli a Gubbio e Palazzo della Penna a Perugia, costruita a partire dai materiali dell’archivio Fo Rame e accompagnata da un catalogo unico.
Sul fronte editoriale, l’Umbria sarà regione ospite al Salone del libro di Torino il 16 maggio con un omaggio al Nobel, mentre nel corso dell’anno Umbria Libri ospiterà ulteriori appuntamenti. Centrale anche la dimensione teatrale, con la produzione di “Lu Santo Jullare Francesco” con Matthias Martelli, realizzata dal Teatro stabile dell’Umbria in coproduzione con il Teatro stabile di Torino, oltre agli spettacoli affidati a Mario Pirovano, Ugo Dighero e Gilberta Crispino.
Il programma coinvolge inoltre festival e realtà culturali come Tanganica Festival, PostModernissimo, Montone cinema festival, Festival di Todi ed Eco SanFra, oltre a collaborazioni con Umbria Jazz, Umbria che Spacca e il Teatro sociale di Amelia. Il versante accademico sarà affidato a un convegno internazionale tra ottobre e novembre, con una sessione umbra alla Libera università di Alcatraz.
«Il centenario è stato impostato come un programma regionale vero, non come una somma di eventi isolati – ha detto il vicepresidente Bori – L’obiettivo è lasciare documentazione, relazioni e produzioni che restino anche oltre il 2026».
Nel suo intervento la presidente della Regione Stefania Proietti ha ricordato: «Dario Fo è stato una delle figure più originali e poliedriche della cultura italiana del Novecento. Il legame con l’Umbria rende questo territorio un luogo naturale da cui far partire il centenario».
Per la sindaca Vittoria Ferdinandi «i centenari non devono mai essere rituali vuoti, ma occasioni vere per restituire forza e dignità alla voce di chi ha attraversato il proprio tempo con libertà, coraggio e verità», sottolineando come «ricordare oggi Dario Fo significa riattualizzare una parola di pace, lucidità e responsabilità civile».
Tra gli appuntamenti a Perugia, la mostra a Palazzo della Penna dedicata al rapporto tra Fo e San Francesco, uno spettacolo al Teatro Morlacchi con Ambra Angiolini su un testo di Franca Rame e, a dicembre al Teatro del Pavone, “Morte accidentale di un anarchico” con Lodo Guenzi, accompagnato da un incontro con le figlie di Giuseppe Pinelli.
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