«Pagatemi». E chiede 45mila euro. Ma per il Tribunale non è lavoro
FABRIANO Vive nel tempio con la famiglia, guida le preghiere, resta lì gran parte della giornata. E, per la sua presenza, ogni mese riceveva del denaro. Per il Tribunale, però, non basta a trasformare quella presenza in un rapporto di lavoro subordinato. Il giudice del lavoro di Ancona, ha annullato l’ordinanza di ingiunzione da 45.946 euro emessa nei confronti dell’associazione Gurduwara Singh Sabha Fabriano – Jesi per presunto lavoro nero.
La vicenda
La vicenda nasce da una richiesta di intervento presentata nel maggio 2023 dallo stesso uomo che operava all’interno del tempio, una guida spirituale convinta di aver svolto attività lavorativa senza ricevere le spettanze. L’accertamento dell’Ispettorato del Lavoro ricostruisce una presenza continuativa tra il 1° luglio 2021 e il 9 novembre 2022: apertura e custodia della struttura, preghiere quotidiane e domenicali, assistenza alla comunità Sikh. Una media di circa 17 ore settimanali, con un compenso concordato di 650 mensili, aumentato a 900 euro da agosto 2022. Corrisposto in contanti.
Da qui le contestazioni: impiego “in nero” per 420 giornate, mancata istituzione del Libro unico del lavoro, pagamenti non tracciati. L’associazione, difesa dagli avvocati Daria Bartoccetti e Roberta Antonini, ha sempre sostenuto una ricostruzione diversa: non un lavoratore dipendente, ma una figura religiosa inserita nella vita della comunità, senza vincoli di orario né obblighi gerarchici, sostenuta dalle offerte dei fedeli. Nel corso del processo, sono stati ascoltati alcuni testimoni.
C’è chi descrive una presenza stabile, quasi continua, e chi invece parla di libertà piena: possibilità di assentarsi senza preavviso, attività svolte insieme ad altri fedeli, sostituzioni frequenti. Anche le mansioni restano incerte: per alcuni gestione quotidiana del tempio, per altri semplice partecipazione alla vita religiosa. Il punto più fragile è quello economico. Senza riscontri documentali, la retribuzione resta un dato non verificabile. È questa frattura a pesare nella decisione. Per il giudice mancano gli elementi tipici della subordinazione: un orario definito, un potere direttivo, un obbligo stabile di presenza, una retribuzione certa. Resta una presenza reale dentro il tempio, anche abitativa. Ma non un rapporto di lavoro dimostrato nei termini richiesti dalla legge. Per questo l’ordinanza di ingiunzione viene annullata.




