Abruzzo

con la guerra si rischiano danni fino a 200 milioni di euro


Sulla base delle prime stime, la guerra in Medio Oriente potrebbe registrare un possibile calo dell’export abruzzese del 10%, pari a una perdita di circa 43 milioni di euro per le imprese. Ma in uno scenario più critico il danno complessivo potrebbe arrivare fino a 200 milioni di euro, con effetti rilevanti soprattutto per le imprese esportatrici più strutturate e per le filiere industriali maggiormente internazionalizzate. 

A lanciare l’allarme è il presidente di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico Lorenzo Dattoli che si dice preoccupato per il perdurare del conflitto e per le conseguenze economiche che il conflitto sta già producendo sul sistema produttivo abruzzese e anche per quelle che potrebbe avere se non finirà. Una difficoltà che arriva in una situazione già non semplice per il complesso dell’economia regionale, che negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare anche gli effetti della guerra in Ucraina, sottolinea Dattoli ricordando che tra il 2022 e il 2025, il sistema produttivo abruzzese ha sostenuto costi economici indiretti stimati tra i 400 e i 650 milioni di euro, legati principalmente all’aumento dei costi energetici, al rincaro delle materie prime e alla contrazione di alcuni mercati esteri. 

Quello mediorientale, sottolinea Dattoli, è un mercato di riferimento per l’export regionale. Nel 2024 le esportazioni complessive dell’Abruzzo hanno raggiunto circa 9,3 miliardi di euro, con una quota stimata tra il 4% e il 5% destinata ai Paesi del Medio Oriente, pari a un valore compreso tra i 400 e i 450 milioni di euro su base annua. I principali partner commerciali dell’area risultano essere Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Israele, che insieme assorbono oltre 300 milioni di euro di export abruzzese. 

Ricevi le notizie de IlPescara su “I segnali che arrivano dalle imprese – spiega Dattoli – indicano un rallentamento della domanda e crescenti difficoltà operative legate all’instabilità geopolitica. Si tratta di un contesto che rischia di incidere in modo significativo sulla competitività del nostro sistema produttivo”. 

Ricevi le notizie de IlPescara su Whatsapp

I settori maggiormente esposti sono quelli trainanti dell’economia regionale, come l’automotive e la componentistica della Val di Sangro, i macchinari industriali, l’agroalimentare con pasta, vino e prodotti trasformati, e il chimico-farmaceutico. Le criticità si manifestano attraverso diversi canali economici: una riduzione della domanda nei Paesi coinvolti direttamente e indirettamente nel conflitto, un aumento dei costi di trasporto dovuto anche all’utilizzo di rotte alternative e al rincaro dei carburanti, il rischio di insolvenza e rallentamento nei pagamenti internazionali e l’incremento dei costi assicurativi legati alle spedizioni. 

“Le imprese abruzzesi hanno dimostrato in questi anni una forte capacità di resilienza – prosegue il presidente Confindustria –, ma è evidente che il protrarsi delle tensioni internazionali impone un’attenzione costante e politiche di supporto mirate. Diventa sempre più strategico rafforzare la diversificazione dei mercati di sbocco, ridurre la dipendenza energetica e sostenere la competitività delle filiere produttive”.

Dattoli assicura che Confindustria Abruzzo Medio Adriatico continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e a supportare le imprese associate nelle attività di internazionalizzazione e nella gestione dei rischi legati ai mercati esteri. Proprio per questo, fa sapere, dal 16 al 19 febbraio una delegazione dell’associazione ha partecipato a una missione istituzionale in Libano, finalizzata al rafforzamento delle relazioni economiche e commerciali nell’area.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »