condanne e assoluzioni a Treviso

Il giudice monocratico di Treviso ha condannato alcuni imputati e assolto altri a processo per la morte sul lavoro di Mattia Battistetti, operaio di 23 anni deceduto il 29 aprile 2021 a seguito di un incidente sul lavoro avvenuto in un cantiere di un’impresa edile di Montebelluna.
Condannati a un anno e mezzo Marco Rossi, Gabriele Sernagiotto e Loris Durante, per i quali il PM aveva chiesto pene detentive di due anni e mezzo, un anno e otto mesi e tre anni. Assolti, invece, Bruno Salvadori, Gianantonio Bordignon e Andrea Gasparetto con la formula del “fatto non sussiste”. Per loro il pubblico ministero aveva chiesto condanne a tre anni, due anni e mezzo e un anno e otto mesi di reclusione.
Gli imputati sono, a vario titolo, rappresentanti legali e operatori di cantiere di diverse imprese coinvolte all’epoca negli interventi edilizi erano accusati di mancato rispetto delle misure di sicurezza. Mattia Battistetti era stato travolto e ucciso da un carico sospeso di materiale edile precipitato da una gru.
Sentenza per morte di Mattia Battistetti: le reazioni
A margine della sentenza, giungono alcune reazioni dal mondo della politica e del sindacato veneto.
Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato ha così commentato: “Siamo profondamente delusi da questa sentenza. Mattia aveva 23 anni, lavorava in subappalto e quel 29 aprile non è tornato a casa. Oggi il tribunale ha condannato dei lavoratori e ha assolto i padroni. Non è la giustizia che cercavamo, non è la giustizia che merita Mattia e non credo sia la giustizia che merita sua madre Monica, che in questi anni ha trasformato un dolore devastante in una battaglia collettiva. A lei e alla sua famiglia va la nostra vicinanza e la nostra gratitudine per il coraggio con cui hanno portato avanti questa causa”.
“Una sentenza che lascia senza parole e che calpesta la memoria di chi è morto mentre lavorava”, la reazione di Rifondazione Comunista con Stefano Mandelli e Paolo Benvegnù, rispettivamente segretario trevigiano del partito e il responsabile nazionale lavoro.
“Si tratta di una sconfitta per chi ogni giorno lotta per la sicurezza, ricordando le mobilitazioni e le iniziative portate avanti per ottenere verità e giustizia non solo per Battistetti ma anche per le tante e i tanti che muoiono ogni giorno a causa di precarietà, sfruttamento e perdita di diritti”, aggiungono gli esponenti di Rifondazione Comunista.
Il partito ha rivolto un pensiero di affetto e vicinanza va alla famiglia di Mattia, “Monica, Giuseppe, Anna e i nonni, che in questi anni ha mostrato una forza e una dignità straordinarie. La loro battaglia è diventata la battaglia di tutti noi, simbolo di amore, coraggio e giustizia”.
Per Rifondazione comunista “questa sentenza non chiude nulla: riapre una ferita e rilancia la lotta per l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e una revisione delle norme sugli appalti”.
infine, la partecipazione di lavoratori e delegati sindacali in aula e al presidio davanti al tribunale conferma che “la battaglia per un lavoro sicuro è una battaglia di civiltà”, concludono gli esponenti di Rifondazione Comunista.
“Una sentenza che non rende giustizia né a Mattia né ai tanti, troppi lavoratori vittime di infortuni mortali sul lavoro”, dichiarano Sara Pasqualin e Francesco Orrù, segretari generali rispettivamente di Cgil Treviso e Cisl Belluno Treviso, le due organizzazioni sindacali che si sono costituite parte civile nel processo per la morte di Mattia Battistetti, e che erano presenti oggi nell’aula del tribunale di Treviso al pronunciamento della sentenza.
I sindacati parlano di “verdetto lieve” e che “avrebbe potuto rappresentare un segnale forte per rafforzare la cultura della sicurezza e ribadire con chiarezza il valore della vita nei luoghi di lavoro. Ciò che amaramente risulta evidente a tutti è che non è stato riconosciuto il dramma vissuto dalla famiglia di Mattia né la gravità di quanto accaduto. Alla famiglia rinnoviamo la nostra vicinanza: continueremo a essere al loro fianco nei prossimi passi che vorranno intraprendere per ottenere giustizia”.
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