Calabria

Crudeltà a Verzino: avvelenata Bianchina, il cane che cercava solo carezze


Un incrocio tra maremmano e labrador, un anno di vita e un’indole definita da tutti “incredibilmente dolce”. Si chiamava Bianchina, ma la sua storia non ha avuto il lieto fine che una comunità civile dovrebbe garantire. La cagnolina è stata trovata senza vita lo scorso 10 marzo, uccisa dal veleno nelle strade di Verzino, piccolo comune del crotonese.

Dalle carezze alle accuse

Bianchina era diventata una presenza familiare nel suo rione. Nutrita e accudita da alcuni residenti, la cagnolina si era distinta per il suo carattere giocherellone, eppure qualcuno ha scelto di vederla come una minaccia. Nonostante l’assenza di episodi di aggressività, sono scattate segnalazioni alla polizia municipale che definivano l’animale “pericoloso”.

Dopo un tentativo fallito di cattura da parte degli operatori competenti, la giustizia sommaria ha preso il sopravvento sulla legalità: un boccone avvelenato ha messo fine alla vita di Bianchina, trasformando un presunto “problema” in un atto criminale.

Il randagismo: i numeri di un’emergenza cronica

Il dramma di Verzino non è un caso isolato, ma il sintomo di una “piaga cronica” che affligge l’intera regione. I numeri, d’altronde, parlano chiaro:

* 15.000: i cani stimati nei rifugi e canili calabresi.
* 5.700: le presenze censite nella sola provincia di Crotone.
(Ansa Calabria – progetto “Save the Dogs”, dati sul randagismo regionale).

Si tratta di un’emergenza strutturale alimentata da un circolo vizioso di abbandoni, mancate sterilizzazioni e una prevenzione che, nonostante i precisi obblighi di legge in capo ai Comuni, stenta a diventare efficace.

La responsabilità penale e collettiva

Uccidere un animale non è solo un gesto di inaudita crudeltà, ma un reato punito dagli articoli 544-bis e seguenti del Codice Penale. Quando le istituzioni non riescono a gestire il fenomeno e i cittadini scelgono la via della violenza, a soccombere sono i più indifesi.

“Una comunità si misura anche da come protegge i più deboli”, scrive in una lettera alla nostra redazione Mery Rotondo nel denunciare l’accaduto. La morte di Bianchina diventa così un monito contro l’indifferenza e la mala gestione. Ogni randagio che vaga per le strade non è un “fastidio” da eliminare, ma il risultato di una responsabilità collettiva che parte dall’abbandono e finisce, troppo spesso, nel sangue.

L’auspicio di chi ha amato Bianchina è che questo sacrificio non cada nel vuoto, ma spinga istituzioni e cittadini a una riflessione profonda sulla tutela dei diritti animali in una terra che non può più permettersi di ignorare il problema.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »