la clinica dovrà risarcirla con 71mila euro
MACERATA Si sottopone a una colonscopia con polipectomia, il giorno dopo finisce in ospedale con una perforazione intestinale. Dovrà essere risarcita con 70.917 euro. Somma leggermente ridotta per concorso di colpa: ha atteso mezza giornata prima di recarsi in ospedale nonostante il consiglio del medico di famiglia.
Il caso
Il caso è finito all’attenzione del giudice del Tribunale di Macerata Umberto Rana a cui si è rivolta una donna ultrasettantenne, tramite l’avvocato Francesco Governatori, per chiedere il risarcimento dei danni subiti. Da quanto emerso la donna si era sottoposta al trattamento endoscopico a novembre del 2011 in una clinica sanitaria della provincia. La mattina successiva aveva accusato dolore addominale, aveva chiamato il proprio medico di famiglia che le aveva consigliato un ricovero urgente in ospedale.
Più tardi i familiari avvisarono anche il dottore che aveva eseguito la colonscopia che, raggiunta la paziente, le avrebbe consigliato il ricovero all’ospedale di Camerino al persistere della sintomatologia per ulteriori 12 ore, ossia la mattina dopo. Ma la sera stessa alle 22.30 era scattata la chiamata al 118 e la donna era stata trasportata all’ospedale di Fermo. Ricoverata in chirurgia con diagnosi di “perforazione intestinale” in piena notte, alle 3.30, era stata sottoposta ad un intervento chirurgico d’urgenza terminato alle 8.30.
L’accertamento
Per il giudice, all’esito della consulenza tecnica d’ufficio, risulta provato «il nesso causale tra l’esecuzione della polipectomia endoscopica e la perforazione colica causata, a sua volta, da una lesione termica». Per i consulenti quel tipo di lesione non presenta subito segni clinici eclatanti perché l’irritazione del peritoneo parietale si manifesta in un secondo momento, a distanza di ore dall’endoscopia.
Il magistrato aggiunge poi come il dolore dopo la colonscopia può essere anche conseguente a crampi e distensione dell’intestino da parte dell’aria ma mentre questo dolore diminuisce e scompare, in caso di perforazione rimane.
L’altro errore
Per il giudice infatti un altro errore è stata l’immediata dimissione della paziente: «La presenza del dolore addominale avrebbe reso opportuno un monitoraggio clinico dilazionato di qualche ora». Mancando l’osservazione clinica, la perforazione è stata diagnosticata in ritardo comportando un intervento più invasivo. La stessa paziente, però, ha concorso a causare il ritardo non recandosi subito al pronto soccorso come le era stato consigliato dal medico di famiglia (un concorso di colpa quantificato nel 10%). Di qui la condanna della struttura a risarcire. È invece prescritta la domanda di manleva nei confronti del medico perché formulata troppo tardi, solo nel 2022.




