Sport

Giochi nella storia fra medaglie e legacy

Le parole definitive di questa Paralimpiade, che stasera saluta e dà appuntamento sulle Alpi Francesi nel 2030, sono di Jacopo Luchini, oro nello snowboard: «Per me lo sport è stata un’àncora di luce e salvezza. Fin da bambino, sono stato fuori all’aria aperta, in mezzo alla natura. Che emozione impagabile scendere con la tavola e quello che posso dire a tutti è: provate, non abbiate paura. Tentatele, tentatele tutte, in qualche modo la vita vi ripagherà». Come ha ripagato la Nazionale azzurra: con alcune gare ancora da disputare oggi (speranze nella 20km di fondo e nello slalom uomini), ha fatto il record di 14 medaglie, con sei ori, oltre i 13 successi di Lillehammer 1994 (a essere precisi, va considerato che allora gli eventi erano 66, oggi 79, quindi per superare il rapporto medaglie/gare del 1994 l’Italia dovrebbe arrivare a 16 medaglie).

Al di là di questi conti un po’certosini, la fotografia complessiva del movimento paralimpico italiano di Milano Cortina è frizzante: quanta strada percorsa dallo zero del medagliere di Sochi 2014, le cinque medaglie di Pyeongchang 2018, le sette di Pechino 2022 fino a oggi. Merito di visione strategica diventata programmazione e alimentata anno dopo anno dal Comitato italiano paralimpico e delle Federazioni (ricordiamo sempre il contributo e l’energia di Tiziana Nasi). In questo senso vanno tre azioni che hanno messo in moto buone pratiche e svelato potenziali atleti: l’opera di contaminazione con i maestri di sci attivata dalla federazione; il bando pubblico dei corsi di avviamento agli sport estivi e invernali (e altri germogli si vedranno in futuro); il bando pubblico con il ministero dello Sport e l’Inail che consente alle persone con disabilità che vogliono provare sci o snowboard, tramite le società sportive sul territorio, di avere monosci o altri ausili, senza dover investire denari. Ora, è responsabilità del Cip seminare nuovi progetti – solo la programmazione sul lungo periodo paga – e soprattutto concimare quelli in essere, senza rammaricarsi troppo per quanto dovrà versare ai campioni azzurri. Le 14 medaglie costano alle casse del Cip 1,53 milioni (745mila euro nel 2022).

Come i risultati nello sport arrivano pianificando, mettendo atleti e tecnici nelle condizioni di allenarsi e crescere, anche il sistema Paese ha dimostrato, nonostante i mille peccati italiani, di saper progettare una manifestazione diffusa, e perciò più complessa, e di saperlo fare sfruttando l’occasione per creare strutture accessibili: i quasi 900 milioni investiti fra stazioni ferroviarie, metropolitane, edifici storici (Arena) e moderni restano a manifestazione chiusa e sono legacy, eredità per offrire a tutti gli stessi diritti.

C’è, poi, qualcosa di immateriale e potente. Per quel che abbiamo visto all’Arena Santa Giulia o ai piedi delle Tofane, il lascito più importante sarà quello culturale. Alla partita Italia-Usa di hockey su slittino erano presenti 8.992 tifosi, record di pubblico per una gara delle Paralimpiadi invernali. La gente comune si è fatta trascinare, e non può essere rimasta indifferente allo spettacolo sportivo, come pure i bambini, anche grazie ai 20mila biglietti distribuiti nelle scuole da Fondazione Milano Cortina. Se hai 7, 10, 12 anni e vedi Renè De Silvestro scendere volando con il suo monosci e poi te lo ritrovi in carrozzina con l’oro al collo a cantare l’inno, penserai che tutto sia possibile. Così, lo sport paralimpico entra nella società, nella vita di ogni giorno e ci mostra come non esista libertà senza coraggio. Con Milano Cortina inizia un nuovo viaggio sportivo e sociale o, forse, «partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti ormai?».


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