Veneto

Richiesta di chiarimenti in merito al possibile divieto di trasferta per il Derby veneto

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Gentili Sindaci Giordani e Brugnaro, Gentile Assessore Venturini, Gentile Senatore Martella,

il derby non è solo una partita. È un patrimonio culturale che appartiene a entrambe le città. È un momento in cui i giovani imparano cosa significa appartenere a una comunità, mentre i più grandi ritrovano il senso di una storia condivisa fatta di rispetto, sfottò, coreografie ed emozioni.

Le trasferte calcistiche a Venezia, per tutte le tifoserie, vengono sempre descritte, anche dalle stesse autorità preposte, come un percorso “sicuro”. E in effetti non può che essere sicuro, perché il modello applicato nelle precedenti gare disputate nella città lagunare si basa su un controllo totale di ogni fase della trasferta, dal primo all’ultimo metro.

Per raggiungere il settore ospiti dello stadio “Pier Luigi Penzo”, il tragitto è rigidamente definito: autostrada A4 Padova–Venezia, uscita alla barriera di Mestre (Venezia Ovest), direzione Venezia Porto e arrivo obbligato al Venice Gate Parking di via Galileo Ferraris, unico punto previsto per parcheggiare e imbarcarsi verso lo stadio. Il parcheggio è gratuito, ma soprattutto è l’unico accesso consentito al servizio acqueo dedicato.

Nelle ultime gare con tifoseria ospite presente, il biglietto, fissato a 28,50 € più prevendita, includeva automaticamente il trasporto acqueo dal Venice Gate Parking allo stadio Penzo e ritorno, escludendo qualsiasi altro mezzo pubblico. Ogni tifoso è quindi tenuto ad arrivare in auto o autobus, parcheggiare esclusivamente nel punto indicato, utilizzare solo il trasporto imposto e seguire un unico tragitto obbligatorio. Non esistono alternative. È evidente che il tifoso ospite non può muoversi liberamente in città e, di conseguenza, non può creare alcun tipo di problematica legata all’ordine pubblico.

In poche parole: in treno o in gondola non ci possiamo e non ci vogliamo andare.

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L’accesso è consentito solo nel settore ospiti e solo ai possessori del programma di fidelizzazione del Calcio Padova. Il biglietto è nominativo, quindi tracciato e collegato a un percorso obbligato dal momento dell’arrivo fino all’ingresso allo stadio. Il settore ospiti, inoltre, non è attrezzato per persone con disabilità motorie, escludendo di fatto una parte della tifoseria.

Tutto questo viene giustificato come “sicurezza”. Ma è evidente che si tratta di una sicurezza ottenuta attraverso forti limitazioni, non attraverso una gestione equilibrata dell’evento. Una sicurezza che nasce dal vincolo, non dalla prevenzione. Una sicurezza che trasforma la trasferta in un semplice trasferimento controllato di persone. La libertà di movimento, un diritto costituzionale, viene ridotta a un percorso obbligato, dove ogni fase è predefinita e ogni scelta è annullata.

Negli ultimi vent’anni, tra Veneziani e Padovani non si ricordano episodi di violenza, fatta eccezione per un episodio isolato avvenuto otto mesi fa nelle strade bellunesi, che ha coinvolto circa una decina di persone, tutte già individuate, identificate, denunciate e oggi sottoposte a DASPO. L’indagine è chiusa: queste persone sono state punite e non potranno partecipare alla partita.

Per dare un ordine di grandezza: lo Stadio Pier Luigi Penzo ha una capienza attuale di 12.048 posti, il nostro stadio Euganeo una capienza di 8.665 posti, per un totale di 20.713 spettatori che, tra andata e ritorno, non potranno godersi il fascino del Derby veneto. L’incidenza dei 10 soggetti denunciati sul totale della capienza dei due stadi è dello 0,04%, un valore matematicamente irrilevante per giustificare un problema di ordine pubblico.

Questo modello limitante, unito a questi numeri, dimostra che non esiste alcuna ragione oggettiva per giustificare un divieto di trasferta, perché questa trasferta è già, di fatto, un insieme di divieti.

Vietare la presenza dei tifosi ospiti significa impoverire due città, togliere vita allo stadio, spegnere una parte essenziale del romanticismo sportivo. Al contrario, permettere la presenza dei tifosi biancoscudati significherebbe rafforzare il valore sociale del derby, rendendolo un’occasione di crescita per tutti, Padovani e Veneziani, per le nuove e vecchie generazioni.

Cosa vi stiamo chiedendo?

  1. di farvi portavoce di oggettività, tutelando il diritto delle due città a vivere il proprio derby.

Padova e Venezia hanno il diritto, culturale, sportivo e sociale, di vivere il Derby veneto, in sicurezza e nella sua completezza, con la presenza delle rispettive tifoserie.

  1. Richiedere, nelle sedi competenti, le motivazioni reali e documentate di un eventuale divieto di trasferta.

Vi chiediamo di pretendere spiegazioni concrete, verificabili e proporzionate rispetto ai fatti. Se esistono elementi tali da giustificare un divieto, devono essere esposti con trasparenza. Se non esistono, è doveroso riconoscerlo. Chiediamo solo chiarezza, rispetto e appartenenza per quei 20.713 spettatori Padovani (gran dottori) e Veneziani (gran signori).

Per questo, ci auspichiamo tutti di poter scrivere, per martedì 17/03: “TUTTI A VENEZIA – ritrovo al Venice Gate Parking alle ore 17:45”.

Associazione Appartenenza Padovana

Il Direttivo

declinazione calcistica

Appartenenza Biancoscudata


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