Beni confiscati alle mafie, Genova sostiene la campagna di Libera: “Risorse stabili per il riutilizzo sociale”

Genova. A trent’anni dall’approvazione della legge sui beni confiscati alla criminalità organizzata, il Consiglio comunale di Genova rinnova il proprio impegno nella lotta alle mafie e nel sostegno al riutilizzo sociale dei beni confiscati. Nel corso della seduta odierna la maggioranza ha presentato una dichiarazione di apertura per ricordare il valore storico di quella norma, che per la prima volta ha riconosciuto pienamente l’esistenza della mafia nel nostro Paese e ha introdotto uno strumento decisivo di contrasto: la confisca dei patrimoni illeciti e la loro restituzione alla collettività.
In questi trent’anni lo Stato e gli enti locali hanno costruito un modello virtuoso di gestione dei beni confiscati, grazie anche al lavoro di associazioni, cooperative e realtà del Terzo Settore che ogni giorno trasformano immobili sottratti alla criminalità in presidi sociali, culturali e di legalità. Il Comune di Genova si è distinto negli anni come uno degli enti locali più attrezzati e tempestivi nella gestione delle procedure di assegnazione dei beni confiscati, garantendo rapidità e trasparenza nei passaggi verso il loro riutilizzo. Tuttavia, la gestione di questi beni da parte delle organizzazioni non profit comporta spesso oneri significativi: non basta sostenere i costi di ristrutturazione, ma servono anche risorse per l’avvio delle attività e per garantire continuità ai progetti sociali che vi nascono. Per questo motivo la dichiarazione presentata in Consiglio invita il Comune di Genova a sostenere la campagna “Diamo linfa al bene” promossa da Libera, che propone di destinare una quota stabile delle risorse del Fondo Unico Giustizia al riutilizzo sociale dei beni confiscati.
In particolare, la proposta chiede che il 2% del Fondo unico giustizia venga destinato in modo strutturale alla gestione e al sostegno dei progetti sui beni confiscati, rafforzando il lavoro delle organizzazioni che operano sul territorio. “I beni confiscati non sono soltanto immobili recuperati alla legalità – sottolinea il gruppo consiliare del Partito Democratico – ma rappresentano una concreta occasione di riscatto sociale. Perché questo modello funzioni davvero è necessario sostenere chi ogni giorno se ne prende cura. Destinare una quota stabile delle risorse recuperate alla criminalità alla loro gestione significa rafforzare una delle politiche antimafia più efficaci”.
“È fondamentale sottolineare che la legge regionale ligure prevede due obblighi: stanziare 600mila euro per l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia e costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia nei tribunali liguri – ricorda il Pd -. Tuttavia, nel 2025 non è stato pubblicato alcun bando per i fondi sui beni confiscati e la Regione Liguria non si è costituita parte civile nel processo per voto di scambio politico-mafioso legato alle elezioni regionali del 2020 in corso a Genova, nemmeno dopo la richiesta di 5,5 milioni di euro di risarcimento avanzata dal governo tramite i ministeri della Giustizia e dell’Interno”.




