sgominata la banda dei baby narcos
Prelevavano le vittime direttamente da casa, le trascinavano in un garage e lì iniziava l’incubo: mani e piedi legati, pugni, schiaffi, colpi di spranga e perfino acqua bollente versata sul corpo.
Scene di violenza brutale, spesso riprese con lo smartphone dagli stessi aggressori.
È il quadro emerso dall’indagine che ha portato all’identificazione di undici persone – cinque delle quali minorenni – accusate a vario titolo di tortura, sequestro di persona e porto abusivo di esplosivo.
L’inchiesta è partita da un arresto in flagranza per detenzione di droga avvenuto nel marzo 2025 e ha progressivamente fatto emergere un sistema di intimidazioni e spedizioni punitive che per mesi avrebbe seminato paura nella periferia ovest di Roma.
La banda dei giovanissimi
Gli indagati sono quasi tutti ragazzi molto giovani. Secondo gli investigatori, avrebbero agito come un gruppo organizzato capace di intimidire e punire coetanei ritenuti colpevoli di debiti o tradimenti legati allo spaccio.
Il blitz dei carabinieri è scattato lo scorso dicembre. Ora, con la chiusura delle indagini preliminari, per sei degli indagati maggiorenni si avvicina il processo immediato, mentre la posizione dei più giovani sarà valutata dal tribunale per i minorenni.

Le violenze tra i quartieri della periferia ovest
Le attività della banda si sarebbero concentrate in diversi quartieri della zona ovest della Capitale: Casal Lumbroso, Primavalle, Torrevecchia e Massimina.
Le vittime erano spesso ragazzi poco più che maggiorenni, presi di mira per presunti debiti di droga o per regolamenti di conti interni al gruppo.
L’indagine ha messo in luce un clima di sopraffazione costante: pestaggi, minacce e sequestri temporanei utilizzati come forma di pressione.
In diversi casi le aggressioni sarebbero state registrate con il cellulare, probabilmente per intimidire ulteriormente le vittime o diffondere il messaggio di controllo sul territorio.
L’ordigno nel palazzo popolare
Tra gli episodi contestati agli indagati figura anche l’esplosione di un ordigno artigianale avvenuta lo scorso giugno all’ingresso di un edificio Ater in via Guido Calcagnini, nella zona di Torrevecchia.
La detonazione non provocò feriti, ma contribuì ad aumentare la tensione nel quartiere, dove i residenti denunciarono un clima di paura crescente.
Il sequestro del diciassettenne
Uno degli episodi più gravi ricostruiti dagli investigatori risale alla notte tra il 4 e il 5 gennaio 2025.
La vittima è un ragazzo di 17 anni che, secondo l’accusa, sarebbe stato sequestrato e trattenuto per diverse ore in un garage, dove venne picchiato e minacciato.
Alla base dell’aggressione ci sarebbe stato un debito legato allo spaccio di droga, stimato dagli inquirenti tra i 30 e i 37 mila euro.
Un nuovo sequestro pochi giorni dopo
Pochi giorni più tardi, nella notte del 12 gennaio, la banda avrebbe colpito ancora. Questa volta la vittima sarebbe stata un ragazzo appena maggiorenne.
Anche in quell’occasione le violenze sarebbero state riprese con uno smartphone, un elemento che ha fornito agli investigatori riscontri importanti durante le indagini.
L’indagine dei carabinieri
A ricostruire le attività del gruppo sono stati i militari della Compagnia Carabinieri di Trastevere, coordinati dal pubblico ministero Carlo Morra e dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, tra cui i sostituti procuratori Carlo Villani e Claudio Santangelo.
Il lavoro investigativo ha permesso di ricostruire una sequenza di episodi violenti che, secondo l’accusa, per mesi avrebbe alimentato paura e intimidazioni tra i giovani dei quartieri coinvolti.
Ora la fase processuale
Con la conclusione delle indagini preliminari il procedimento entra ora nella fase giudiziaria.
Per i sei indagati maggiorenni la Procura ha chiesto il processo immediato, mentre le posizioni dei minorenni saranno valutate dal tribunale dei minori.
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