Un quarto delle imprese aretine sono femminili. Commercio e agricoltura settori trainanti, il quadro
Il 23,6% delle imprese presenti sul territorio aretino, per l’esattezza 8.282 unità su un totale di 35.023, sono a trazione femminile. È quanto emerge dai dati diffusi dalla Camera di Commercio Arezzo-Siena aggiornati al 31 dicembre 2025 sull’imprenditoria in rosa in tutta la provincia, che registra un lieve calo (-0,9%) rispetto al 2024.
Una percentuale rimasta sostanzialmente invariata rispetto al 2021, quando le imprese guidate da donne erano 8.724 su 36.962, con la stessa incidenza del 23,6%. Per la precisione, nel conteggio sono considerate tutte società in cui in cui la partecipazione di controllo e proprietà è detenuta in maggioranza da donne).
Il quadro nel dettaglio
I settori in cui la presenza femminile è più elevata sono commercio (1.822 imprese, 22% del totale), agricoltura (1.559 imprese, 18,8%), attività manifatturiere (1.007 imprese, 12,2%) e le altre attività di servizi (936 imprese, 11,3%).
Fra i principali settori quelli in cui le imprese femminili hanno peso più elevato sono: le altre attività di servizi in cui rappresentano oltre la metà delle imprese del settore (59,1%), istruzione (36,3%), sanità e assistenza sociale (36%), servizi di alloggio e ristorazione (31,3%) e agricoltura (28,8%).

I settori che hanno contribuito a determinare il segno negativo della variazione rispetto al 2024 sono: agricoltura (-2,3%), manifatturiero (-3,2%), commercio (-2,1%), trasporti (-8%), servizi di alloggio e ristorazione (-1,2%) e attività artistiche, sportive, di intrattenimento (-2,5%). Dall’altro lato, quelli che invece hanno permesso di limitare le perdite sono: costruzioni (+0,7%), servizi di informazione e comunicazione (+5,6%), attività finanziarie e assicurative (+5%), attività immobiliari (+1,4%), attività professionali, scientifiche e tecniche (+0,5%), servizi alle imprese (+1,1%) e altri servizi (+0,6%).
Sul fronte occupazionale, nelle imprese femminili operano complessivamente 21.215 addetti che rappresentano il 18,2% del totale addetti provinciali e sono diminuiti dell’1,4% rispetto al 2024. Esaminando anche i dati relativi alle donne titolari di cariche (amministratrici, socie e imprenditrici individuali) nell’Aretino, si delinea un profilo demografico caratterizzato da una solida maturità imprenditoriale e da una significativa apertura internazionale.
Sul totale di 15.631 donne che ricoprono ruoli di responsabilità nelle imprese aretine, la quota più rilevante appartiene alla fascia d’età compresa tra i 50 e i 69 anni, 7.906 titolari di cariche. A questa segue la fascia tra i 30 e i 49 anni con 5.016 posizioni, mentre è degna di nota la persistenza lavorativa delle imprenditrici senior con oltre 70 anni, che sono ben 2.233, a fronte di una componente giovanile sotto i 30 anni che conta 472 cariche.
Sotto il profilo della provenienza geografica, al netto delle nate in Italia che costituiscono la grande maggioranza con 13.679 unità, il tessuto economico di Arezzo si distingue per una forte e variegata presenza straniera che conta oltre 1.900 imprenditrici nate all’estero. La comunità più numerosa è quella rumena con 438 titolari, seguita da quella cinese con 191 e albanese con 135 cariche. Emergono inoltre presenze consolidate da paesi extra-europei come il Bangladesh con 99 titolari, il Pakistan con 81 e la Nigeria con 78, insieme a rappresentanze storiche da paesi europei come Polonia, Germania e Svizzera, ciascuna con circa 60 titolari.
L’analisi e la riflessione sui dati
“I dati di fine 2025 delineano un tessuto imprenditoriale femminile – commenta Massimo Guasconi, presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena – che dimostra una straordinaria capacità di riposizionarsi verso i servizi avanzati e le attività professionali. Ci troviamo di fronte a un mosaico di competenze e origini che conferma il ruolo fondamentale delle donne nel garantire la dinamicità del sistema economico provinciale.
Si tratta però di uno scenario che purtroppo si scontra con una congiuntura economica nazionale che vede l’industria rallentata da consumi fragili e costi energetici ancora elevati, situazioni che si traducono in una crescita del Pil italiano di appena lo 0,5% rispetto al preventivato 0,7%. A questo si aggiunge un clima di incertezza internazionale alimentato dai conflitti in corso che non solo destabilizzano i mercati e le catene di fornitura, ma colpiscono profondamente la fiducia delle famiglie e delle imprese. In particolare, il conflitto in Medio Oriente, oltre a provocare morte e distruzione, rischia di incendiare ulteriormente un quadrante geopolitico vitale, con ripercussioni dirette sui costi delle materie prime e sulla stabilità degli scambi commerciali mondiali.
Per quanto concerne l’export provinciale, i mercati mediorientali rappresentano uno sbocco importante: nei primi nove mesi del 2025 hanno assorbito l’8,4% delle esportazioni totali – pari a 1 miliardo e 36 milioni di euro su un volume complessivo di 12,4 miliardi – con il ruolo trainante degli Emirati Arabi Uniti che, da soli, valgono 838 milioni di euro (il 6,8% del totale), grazie al forte contributo della gioielleria.
In questo scenario così instabile, la capacità delle donne di fare impresa, integrando culture e visioni diverse, rappresenta una risorsa strategica imprescindibile per la tenuta sociale ed economica della nostra provincia”.
“L’imprenditoria femminile rappresenta una risorsa fondamentale – sottolinea Elisa Cencini, presidente del Comitato impresa Donna – non solo per il valore economico che genera, ma anche per il contributo sociale e culturale che offre. Dietro ogni impresa c’è una storia di impegno, competenza e coraggio. Raccontare queste storie – aggiunge – significa valorizzare non solo le singole esperienze, ma il ruolo complessivo dell’imprenditoria femminile nel nostro territorio. Sono storie di coraggio, impegno e futuro”.
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