Lazio

in auto arnesi da scasso e jammer

Tre nomi, tre irregolari, nessuna patente. E una scia di sangue che ha cancellato, in un istante, la vita di un’intera famiglia.

Il G.I.P. del Tribunale di Roma ha convalidato gli arresti per Ramiro Julian Romero, Marcelo Vesquez Anacura e Alver Suniga, i tre cittadini sudamericani protagonisti della folle corsa di domenica sera in via Collatina.

Un impatto frontale che non ha lasciato scampo ad Alessio Ardovini, 41 anni, e ai suoi genitori, Giovanni Battista e Patrizia, polverizzando le vite di chi tornava a casa dopo una domenica qualunque.

Il silenzio e il peso delle prove

Non c’è stato l’interrogatorio di garanzia. Le condizioni dei tre indagati, piantonati nei letti d’ospedale, sono troppo gravi per permettere un confronto con il giudice.

Romero, l’uomo che premeva sull’acceleratore della Toyota Yaris a noleggio, ha subito l’amputazione di una gamba nello schianto.

Ma se le bocche restano cucite, a parlare sono le prove raccolte dalla Procura e coordinate dal pm Giulia Guccione.

La verità è tutta nelle immagini della dashcam installata sulla volante della Polizia: i fotogrammi mostrano il distacco tra la pattuglia e la Yaris al momento dell’impatto, confermando che gli agenti erano a centinaia di metri di distanza.

Un dettaglio tecnico fondamentale che cristallizza la responsabilità esclusiva dei fuggitivi, lanciati contromano dopo aver ignorato l’alt.

Il giallo del noleggio

Dagli accertamenti è emerso un dettaglio inquietante: nessuno dei tre possiede un documento di guida valido in Italia. Com’è possibile che fossero a bordo di un’auto a noleggio?

Il sospetto degli investigatori – filtra da Piazzale Clodio – è che esista un quarto uomo, un complice con i documenti in regola, che abbia noleggiato la vettura per poi consegnare le chiavi al “commando”.

Una pista che la Procura sta battendo con forza per risalire alla filiera di complicità che ha reso possibile la tragedia.

“Jammer” e arnesi da scasso: pronti a colpire

A bordo della Toyota trasformata in un proiettile, gli agenti hanno rinvenuto un vero e proprio kit del perfetto scassinatore: cacciaviti, grimaldelli e un disturbatore di frequenze (jammer), l’apparecchio elettronico utilizzato per neutralizzare allarmi e GPS.

Elementi che lasciano pochi dubbi: i tre stavano probabilmente per mettere a segno un colpo nel quadrante est della Capitale quando l’incrocio con la polizia ha fatto saltare i piani, dando il via alla sequenza di eventi che ha distrutto la famiglia Ardovini.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Scrivi un commento


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »