Lucy Kruger and The Lost Boys – Pale Bloom
Lucy Kruger è un’artista sudafricana che vive a Berlino. Ha collaborato negli ultimi due dischi degli Swans mentre con i Lost Boys è al settimo album.
Questo ultimo disco, “Pale Bloom”, parte fortissimo con tre brani splendidi. Prendete una PJ Harvey più morbida e una Cat Power più metallica. Aggiungete ritmi kraut e atmosfera gotica. Ora avrete un’idea del gran bel lavoro svolto nei pezzi “Bloom”, “Damp” e “Ambient Heat”. L’ascolto si rivela da subito molto intenso, ipnotico, carnale. L’album si appanna lievemente nella parte centrale, eccezion fatta per “Reaching”, per poi tornare a splendere con gli ultimi tre brani, “Ghosts”, “Anchor” e “Fawning”.

È un disco che fiorisce lentamente e quando lo fa, il fiore è pallido, ambiguo, malato.
Fin dalle prime tracce si percepisce la volontà di lavorare per sottrazione. Il suono della band è oscuro, immersivo, rituale. Il tutto però racchiuso in un’atmosfera rarefatta. I brani non esplodono raramente. Sono a lento rilascio.
Si parte spesso da melodie elementari, come filastrocche o frammenti infantili, che si distorcono fino a diventare ipnotici e inquietanti.
L’album è attraversato da temi ambigui come il desiderio di casa e sicurezza ma anche di fuga, il calore dell’infanzia che diventa febbre esistenziale, la moltiplicazione delle identità nel tempo, la paura delle emozioni, la crescita come trasformazione imperfetta.
La voce della Kruger passa dalla ninnananna al sussurro, dall’invocazione quasi liturgica alla frattura emotiva. Non è una vocalità che cerca il centro ma preferisce abitare le crepe.
Il fiore pallido è una fioritura fragile, consapevole della propria precarietà.
“Pale Bloom” è un disco di metamorfosi lenta e notturna
Source link




