Io persona perbene, niente polemiche

Il confronto sul referendum costituzionale in materia di giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, entra nel vivo anche in provincia di Caserta. Nel Palazzo Ducale di Parete se ne è discusso in un convegno dedicato alla riforma, con l’intervento dell’avvocato Luigi Roma, docente di contratti pubblici e prevenzione della corruzione, chiamato a relazionare su contenuti e implicazioni della revisione costituzionale.
Il dibattito, inevitabilmente, si è acceso anche alla luce delle recenti dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che nei giorni scorsi ha espresso una posizione duramente critica nei confronti del Sì, arrivando a sostenere che chi voterà a favore della riforma potrebbe essere considerato “delinquente”. Un’affermazione che ha alimentato tensioni nel mondo politico e giuridico.
“La Costituzione prevede la sua revisione”
Roma ha inquadrato la questione partendo da un presupposto tecnico-giuridico: “Parliamo di una riforma costituzionale prevista dalla stessa Costituzione. I padri costituenti hanno disciplinato il procedimento di revisione con garanzie precise, nei tempi e nelle modalità, proprio perché immaginavano che alcune parti potessero essere adeguate a una società in evoluzione”.
Secondo il docente e avvocato, l’attivazione del referendum confermativo rientra pienamente nell’alveo delle prerogative costituzionali: “Il Governo ha utilizzato uno degli strumenti che la Carta contempla. Non siamo davanti a uno strappo, ma a un percorso normativamente previsto”.
“La politicità del giudice è un dato tecnico”
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il ruolo del magistrato nel sistema democratico. “La politicità del giudice è un dato tecnico, non una valutazione ideologica”, ha spiegato Roma. “Il giudice incide sull’attuazione concreta dell’indirizzo legislativo e quindi sugli effetti che una norma produce nella società. In questo senso esercita una funzione che ha inevitabili ricadute politiche”.
Una valutazione che, secondo il relatore, impone un confronto sulla necessità di garantire terzietà e imparzialità: “Il giudizio di valore che il magistrato esprime è inevitabilmente influenzato dalla sua cultura e dalla sua esperienza. Il punto è evitare che questo si traduca in degenerazioni”.
“Il sistema attuale non ha dato i frutti sperati”
Roma ha richiamato l’esperienza concreta delle aule giudiziarie, i casi di ingiusta detenzione e le criticità emerse nella prassi: “C’è un’esigenza che nasce dall’esperienza comune e quotidiana degli operatori del diritto. Il Governo si è fatto interprete di questa domanda proponendo una riforma costituzionale”.
Da qui l’invito esplicito: “Il mese prossimo bisogna andare a votare e votare Sì. Abbiamo sperimentato un modello che, ad oggi, non ha prodotto i risultati auspicati. Proviamo una nuova formula. Se non funzionerà, la Costituzione consente sempre di attivare nuovamente il procedimento di revisione”.
La replica a Gratteri: “Io voto Sì e resto una persona onesta”
Il passaggio più diretto ha riguardato le parole di Nicola Gratteri. “Non mi sarei aspettato un appello di questo tipo”, ha commentato Roma. “Io mi ritengo una persona onesta, con i miei difetti e i miei errori, come ogni professionista. Ho una polizza professionale che copre le mie responsabilità. Non so se il dottor Gratteri abbia una polizza che garantisca rispetto ai suoi eventuali errori”.
Un’affermazione pronunciata senza toni polemici, ma con fermezza: “Non entro nella polemica. La lasciamo ad altri. Noi dobbiamo lavorare per avere giudici davvero terzi e imparziali. Le difficoltà quotidiane che viviamo nelle aule di giustizia ci spingono verso una riforma”.
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