Inchiesta sul fallimento di Betania a Catanzaro: nelle carte la testimonianza decisiva
La data da segnare in rosso è l’8 marzo 2023. Qui si concentra uno dei passaggi chiave dell’inchiesta della Finanza che nei giorni scorsi ha portato all’arresto dell’avvocato e imprenditore palermitano Marco Zummo. In quella data Fondazione Betania ha sottoscritto l’accordo che stabiliva per la nuova società controllata da Karol spa l’esonero dal pagamento dei canoni di affitto per i primi tre anni e dal pagamento dei canoni di locazione per i primi quattro anni. Fino a quel momento l’operazione economica per “salvare” Fondazione Betania e i lavoratori era coerente con le finalità: da un lato, affidando la gestione delle aziende alla nuova società la Fondazione si spogliava dei costi di gestione; dall’altro lato, ottenendo il pagamento di canoni annuali per gli affitti, la Fondazione avrebbe immediatamente incrementato i profitti, potendo poi così pagare i debiti pregressi.
La modifica dell’accordo, hanno ricostruito gli inquirenti, è stata giustificata dall’allora presidente del cda don Pietro Puglisi (anche lui indagato per bancarotta fraudolenta) in due documenti. In uno si fa riferimento alla «grave situazione di instabilità geopolitica attualmente in atto in Europa dell’est». Ma oltre alla difficoltà nel ravvisare un nesso tra l’invasione dell’Ucraina e la struttura socio assistenziale, in un verbale del cda Puglisi ha sostenuto, invece, di essere stato indotto a concedere a titolo gratuito i rami d’azienda e gli immobili su richiesta del finanziatore Banca Etica, che avrebbe posto tale condizione per la concessione del finanziamento. Tale ricostruzione è stata tuttavia integralmente smentita dalla stessa Banca Etica. Gli investigatori hanno infatti raccolto la testimonianza di un dirigente della banca che ha negato fermamente di aver mai richiesto, per conto di Banca Etica, la modifica del contratto a titolo gratuito, evidenziando come l’onerosità dei contratti fosse proprio il fondamento della concessione. Il 24 marzo l’accordo veniva integrato con la previsione del versamento di una cauzione che non risulta mai essere stata effettivamente versata. Per gli inquirenti con tali operazioni economiche, la Fondazione Betania è stata di fatto spogliata di quasi tutto il proprio compendio aziendale (15 rami d’azienda e immobili strumentali all’esercizio dell’attività). Un’operazione indubbiamente svantaggiosa per l’ente che ha dismesso integralmente la propria struttura operativa in assenza di un corrispettivo economico effettivo atteso il previsto esonero dal versamento dei canoni di fitto e locazione per i primi anni e l’omesso versamento della cauzione. Anche gli altri membri del consiglio di amministrazione secondo la Gdf sarebbero stati pienamente consapevoli del significato economico delle operazioni, «avendo scientemente deliberato la distrazione del patrimonio aziendale».
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